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Chandibhava, un'autodifesa tutta al femminile

Chandi e Rudra, ovvero Kali e Shiva, rappresentano le modalità femminina e mascolina di esprimere le forze esteriori ed interiori. Anche nelle arti marziali questa distinzione è di massima importanza, in quanto la forza fisica ha la sua radice nella generazione della forza interiore.

Chandibhava, un'autodifesa tutta al femminile

In tempi in cui si parla di uguaglianza tra i sessi ma si conia un termine come femminicidio, in un’epoca in cui si esaltano come dive campionesse di arti marziali come Ronda Rousey, Joanna Jedrzejczyk e Dern McKenzie, i termini che distinguono un’arte marziale prettamente femminile da quelle maschili non esistono praticamente più.

Abbiamo col tempo appurato che il corpo di un uomo e quello di una donna hanno in fin dei conti le stesse potenzialità, se ben allenati.

Eppure rimane una distinzione di fondo, metafisica, energetica, potremmo in qualche modo scomodare anche il termine spirituale, se i puristi non si scandalizzano.

Nella cultura indiana, la forza, che sia fisica o caratteriale, si può esprimere in almeno due principali modi differenti, che in genere vengono definiti Chandhibhava e Rudrabhava.

Chandibhava significa “manifestare Kali nel temperamento”, mentre Rudrabhava significa “esprimere Rudra nel temperamento”.

 

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Chandi e Rudra, i due aspetti della forza

Mentre Rudra è l’aspetto cacciatore, distruttore, violento di Shiva (in realtàpare che il nome Shiva sia stato usato per definire l’aspetto non terrificante del Rudra vedico), l’aspetto ferino, spaventoso, che ruggisce; Kali, nella sua forma di Chandi, è una combinazione tra gli aspetti dolci della dea e Durga, ovvero il suo aspetto feroce, intollerante di fronte alla distorsione della verità.

Cosa rappresenterebbe di così significativo questa distinzione maschile-femminile nel modo di esprimere la forza secondo la cultura indiana?

E' fondamentale capire, o meglio fare esperienza, del fatto che le due polarità di genere, maschio e femmina, rappresentano due diversi modi in cui le energie scorrono, e questo rappresenta il motivo per cui le donne solo apparentemente sono più deboli dell’uomo, semplicemente perché, spessissimo, si limitano a provare ad esprimere la forza come un uomo lo farebbe, opponendo forza alla forza.

 

Un diverso approccio

Chandibhava è quindi un approccio diverso alle arti marziali, un approccio femminino, ancora in ri-esplorazione, specialmente in questi tempi in cui conoscere un sistema di autodifesa sembra indispensabile.

Tuttavia la stragrande maggioranza dei sistemi che troviamo sul mercato ignorano le dinamiche psicoenergetiche e si basano su tecniche del tutto fisiche, atte ad esprirere forza fisica come se questa derivasse semplicemente da movimenti del corpo fisico, come le classiche rotazioni di anche e spalle nel tirare i pugni.

Quando una persona basa la sua autodifesa prettamente sul corpo fisico materiale, fatto di muscoli, tendini ed ossa, deve essere realistico e sapere che in una situazione improvvisa il corpo non è riscaldato, o può essere infortunato, o malato, o fuori forma, e quindi non essere capace di generare quella forza che abbiamo espresso in palestra contro il sacco, che ci ha dato una falsa sicurezza in noi stessi.

 

Padroneggiare le energie

Parlando di attitudine e metodo di insegnamento di arti marziali va detto che è quasi tutto incentrato sul Rudrabhava, ovvero sul metodo mascolino di esprimere la forza.

Ciò non ha obbligatoriamente a che fare col genere sessuale, quanto piuttosto col tipo di energia espressa, in alcuni casi alcune donne o ragazze riescono ad esprimersi meglio tramite il Rudrabhava e certi ragazzi si trovano meglio col Chandibhava.

Rari individui hanno la possibilità di esprimersi bene con entrambi. Quando una donna lavora sul Chandhibhava e lo padroneggia, ha certamente motivo di essere sicura di sé, le sue energie scorrono in modo conforme alla propria natura e tutti i messaggi che manda, sia a livello energetico che a livello di linguaggio non verbale, confermano che essa non è una preda, scoraggiando i malintenzionati ancora prima che un potenziale attacco avvenga.

Essa sarà più consapevole di ciò che avviene in quello che viene definite “circumcosciente”.

Chandibhava, a prova di adrenalina

La riscoperta di questo differente approccio all’apprendimento delle arti marziali che esisteva comunemente secoli fa in India e in Cina, torna ora in auge per necessità, per la pressione sociale e i crescenti casi di cronaca che avrebbero potuto essere evitati se la persona avesse padroneggiato un sistema efficace di autodifesa.

Troppe volte infatti si scopre che dare un pugno in palestra al sacco, coi guantoni o durante una sessione di shadow boxing, è completamente diverso da farlo su un individuo sotto adreanalina.

E’ infatti il fattore adrenalina che fa la differenza: sotto adrenalina il corpo prende i comandi delle azioni e si esprimerà solo attraverso i movimenti di cui, per innato istinto, si fida.

E’ più di un confidare, è essere connaturati: l’adrenalina come tutti i mediatori chimici (ormoni, neurotrasmettitori, ecc.) è la rappresentazione fisica di una forza sottile, e questa forza, come detto, si esprime sia in forma femminina che in forma mascolina in diversi individui.

A voi scoprire come la forza si muove in voi, prima di spendere anni ad apprendere arti marziali nel modo meno efficace.


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