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Guarire comunicando: il dialogo come premessa per la guarigione

La comunicazione tra paziente e terapeuta è uno degli elementi fondamentali per intraprendere un percorso di guarigione efficace. Per questo è importante instaurare un rapporto terapeutico basato sul dialogo, in cui il paziente possa partecipare attivamente nell'individuazione della cura appropriata.

Guarire comunicando: il dialogo come premessa per la guarigione

La natura del rapporto tra paziente e terapeuta è uno dei temi chiave su cui si concentra il dibattito scientifico sull'efficacia dei diversi sistemi di cura.

In particolare, l'antropologia medica ha evidenziato gli aspetti critici di tale rapporto che, se non si costruisce secondo determinate modalità, può generare diagnosi e prescrizioni terapeutiche scorrette.

 

L'importanza del dialogo

Il dialogo che si instaura tra paziente e terapeuta è uno degli aspetti che influisce sui risultati del percorso di guarigione. Infatti, gran parte delle informazioni di cui deve disporre il terapeuta per poter realizzare la diagnosi e stabilire la cura appropriata dipende da ciò che il paziente comunica sul proprio stato di infermità.

Il passaggio dall'esperienza soggettiva della malattia o del malessere (illness) alla definizione di una diagnosi da parte del terapeuta (disease) deve avvenire – quando possibile - per mezzo di due azioni fondamentali e complementari:

  • L'osservazione degli organi o delle parti del corpo interessate.
  • L'interpretazione delle parole del paziente.

Ad ognuno di noi, però, è capitato di rivolgersi ad un medico ed uscire dalla visita con un sentimento di insoddisfazione dovuto alla mancanza di una comunicazione reale ed in profondità.

Talvolta si ha l'impressione di non essere interpellati nel processo volto a ristabilire lo stato di salute e benessere, quanto piuttosto di essere l'oggetto passivo dell'osservazione del medico sul nostro stato fisiologico.

 

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Perché a volte il dialogo non si instaura?

Le cause che ostacolano questo importante processo comunicativo possono essere ricercate della nozione classica di malattia costruita dalla medicina occidentale.

Questo sistema medico, infatti, concepisce la malattia come il mal funzionamento di una o più parti del corpo per cause di natura biologica. Secondo questa visione, le disfunzioni del corpo possono essere comprese pienamente attraverso l'osservazione ad occhio nudo o tramite l'utilizzo di apparecchiature mediche.

La categoria di malattia costruita su queste premesse ha condotto inevitabilmente a porre maggior attenzione ai processi fisiopatologici e a privilegiare gli aspetti osservabili e misurabili della malattia a discapito degli aspetti soggettivi prodotti dall'esperienza di ciascun individuo.

Si tende, di conseguenza, a considerare che il terapeuta può “fare da sé” senza approfondire insieme al paziente la ricerca delle cause della malattia. Non si pone la dovuta attenzione alle specificità di ogni paziente e si sottovalutano aspetti soggettivi dell'esperienza della malattia che possono rivelarsi fondamentali per la realizzazione di una diagnosi corretta e, quindi, per la guarigione.

Le conseguenze di questa concezione nella pratica medica sono:

  • l'emarginazione dell'atto comunicativo nella relazione tra paziente e terapeuta.
  • la spersonalizzazione e la standardizzazione dei processi di cura.

Proprio per queste ragioni, una nozione di malattia troppo legata agli aspetti biologici rappresenta uno dei grandi limiti della medicina occidentale ed è tuttora oggetto di numerose critiche e tentativi di trasformazione che rivolgono lo sguardo agli esempi forniti dalla medicina tradizionale e olistica.

 

Verso un percorso terapeutico efficace 

All'interno del variegato mondo delle medicine olistiche, alternative, tradizionali e non convenzionali, la nozione di malattia ed il rapporto tra paziente e terapeuta si costruiscono in modo profondamente diverso.

Il paziente partecipa attivamente al percorso di guarigione comunicando e intervenendo durante le diverse fasi terapeutiche.

Il terapeuta, dal suo canto, non è interessato esclusivamente agli aspetti somatici del paziente, ma anche agli aspetti biografici, psicologici e sociali, contribuendo in questo modo alla personalizzazione del rapporto terapeutico.

Attualmente la medicina occidentale sta rivalutando l'aspetto relazionale e, con esso, l'importanza di una vera e propria comunicazione tra medico e paziente. Tale comunicazione deve essere basata sulla fiducia e deve essere capace di esprimere anche gli aspetti più intimi e imbarazzanti relazionati con la malattia.

Sicuramente il percorso sarà lungo e ancora non sappiamo quali saranno gli esiti di questo cambiamento, ma è interessante notare che proprio all'interno del sistema biomedico si stiano gettando le basi per una sua trasformazione verso una medicina relazionale, nella quale la capacità di ascolto deve essere in grado di cogliere non solo l'aspetto della sofferenza corporea, ma anche tutti quegli altri elementi che, sommati tra loro, determinano il nostro stato di salute e benessere.

 

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