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Breve excursus nel mondo della Musicoterapia

Prosegue il viaggio nel mondo delle artiterapie: dopo un quadro generale riguardante le artiterapie e dopo essere entrati a dare una panoramica sulla danzamovimentoterapia/danzaterapia e sull'arteterapia, uno spazio di riflessione sulla Musicoterapia, nato da un incontro teorico - pratico con il Musicoterapista Giacomo Cassano.

Breve excursus nel mondo della Musicoterapia

Da sempre la musica ha svolto un ruolo importante nel campo delle arti: basti pensare all'accompagnamento musicale nel teatro greco, che intensifica l’effetto drammatico della parola (evocatrice d’immagini) e del gesto (che invece poneva idealmente in moto le immagini stesse) al fine di amplificare l’interazione con gli spettatori. Chi si ammala fisicamente e/o mentalmente non fa altro che interrompere un processo di comunicazione sia nei confronti del mondo esterno che con se stesso. Si pregiudicano i contatti e i normali rapporti con l’ambiente e pian piano l’individuo raggiunge un tale isolamento da divenire straniero a sé stesso. Il soggetto malato sprofonda sempre più in una coltre di nebbia spessa dove i processi percettivi, intellettivi ed emotivi vengono alterati. La realtà esterna diviene, spesso, qualcosa di sconosciuto e minaccioso, qualcosa che non rispecchia più il suo mondo interiore e/o viceversa. La musica può aiutare ad esplorare, dissipare questa nebbia, e facilitare l’acquisizione e lo sviluppo della conoscenza di sé e degli altri. In tale contesto è importante menzionare l’elemento terapeutico primario che occorre nella musicoterapia: l’elemento relazionale. In psicodinamica potremmo dire che la persona non esiste fuori dalla relazione. Il terapista ascolta sia la musica che viene improvvisata dal paziente, sia la persona nella musica. Potremmo, ancora dire quindi, che la persona “è” la musica invece che la persona è “nella” musica. La musica non riguarda la persona, bensì è la persona stessa. Il terapista si pone in relazione con il paziente come un musicista si pone davanti ad uno spartito musicale e cerca di leggere, interpretare, la musica inscritta nella sua persona. L’inconscio, infatti, non è contattabile direttamente ma ha bisogno di un mediatore simbolico - metaforico che “significa” (da significato) e rivela il suo lato d’ombra. Secondo una considerazione di matrice Junghiana esistono strutture archetipe, ricorrenti nei sogni e comuni nei miti, che danno accesso al livello collettivo della psiche umana. Tale livello, sempre secondo Jung, rimane sano anche in soggetti con disturbi psichici. Nell'ambito di un percorso riabilitativo possiamo, perciò, riattivare un dialogo con la parte sana della persona, andando a contattare tale livello. L’archetipo, il sogno, le immagini creative della nostra mente, sono i mediatori metaforici del nostro inconscio e il terapeuta deve sapere come evocare e cogliere le immagini e i contenuti emotivi ad esse corrispondenti, che la musica genera in un processo musicoterapico. L’utilizzo delle immagini e della musica permettono di poter agire e rappresentare i processi mentali ed emotivi che accompagnano il percorso trasformativo verso la sua evoluzione. È più facile che i nostri pensieri seguano un’emozione piuttosto che la precedano per questo è importante agire sulla dimensione emotiva. La musicoterapia fa riferimento a un insieme di idee e pratiche accomunate dalla convinzione che l’esperienza con il suono, se opportunamente guidata, può rivestire funzioni preventive, riabilitative e curative e di risorsa formativa personale e professionale. Una delle definizioni di Musicoterapia recita così: “Per musicoterapia si intende il ricorso a esperienze musicali attive (in cui si produce musica coltivando l’espressione creativa individuale o di gruppo in una prospettiva di comunicazione socializzante) oppure “passive” (in cui predomina l’ascolto o l’assunzione di stimoli ritmico-musicali). Queste esperienze sono finalizzate al recupero, alla risocializzazione, all'integrazione sociale di persone, adulti o bambini, affetti da handicap di diverso tipo che ne limitano l’espressione relazionale e sociale”. Il perno della musicoterapia è il “processo interpersonale” basato sulla relazione espressa all'interno del processo stesso, attraverso il suono e la musica che attinge all'identità sonoro-musicale (I.S.O.) del singolo o del gruppo[1].

Ringrazio Giacomo Cassano, Musicista e Musicoterapista per le informazioni teoriche e per l'esperienza pratica di Musicoterapia.


[1] I.S.O.: concetto coniato da O. R. Benenzon che rappresenta la storia individuale sonoro musicale del soggetto (“archetipo”) che ha le sue radici sin dal periodo prenatale (e natale, poi) a livello di percezioni e sensazioni globali e diventa parte integrante del processo di crescita .