Intervista

Animali da allevamento, alimentazione e antibiotici

In Europa si torna a discutere di welfare animale, di antibiotici negli allevamenti e di farmacoresistenza negli umani. Abbiamo fatto qualche domanda al professor Giovanni Ballarini, una vera autorità in materia. Scoprendo che non è tutto bianco o nero.

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©dolgachov / 123rf.com

Antibiotici negli allevamenti, mangimi, welfare animale: su questi temi c’è tanta curiosità, soprattutto ora che l’attenzione verso la salute (dell’uomo e del Pianeta) è alle stelle. Le informazioni che circolano, però, sono confuse e non sempre alla portata di tutti quei consumatori che non hanno grandi competenze tecniche, ma vorrebbero semplicemente scegliere in modo più consapevole cosa mettere nel piatto. 

 

Proprio in questi giorni l’argomento è tornato di scottante attualità perché l’Unione europea potrebbe rendere molto più stringente il divieto all’uso di antibiotici negli allevamenti che è stato introdotto già nel 2003. Abbiamo quindi chiesto lumi a un vero esperto in materia, Giovanni Ballarini, dal 1953 al 2003 docente presso l’università degli studi di Parma, nella quale è ora professore emerito. 

 

Cosa succedeva agli animali quando venivano usati gli antibiotici per promuoverne la crescita?

L’Unione europea già nel 2003 ha vietato gli antibiotici negli allevamenti come promotori della crescita e questo divieto rimane, anche per quanto riguarda la riduzione dell’impatto ambientale degli allevamenti (riduzione delle emissioni di metano).

 

Negli animali nei quali si usavano gli antibiotici come modulatori del microbiota intestinale quest’ultimo (non gli antibiotici!) aumentava la produzione soprattutto di acidi grassi volatili che contribuiscono alla produzione e soprattutto qualità dei grassi corporei. Questo oggi si ottiene con trattamenti fisici degli alimenti e soprattutto dei cereali (estrusione, pellettatura ecc.).

 

Cosa potrebbe cambiare con la nuova misura dell’Unione europea?

In questi giorni si discute sull’eventualità di estendere questo divieto e renderlo più stringente per l’uso terapeutico degli antibiotici negli animali per la cura delle malattie. Già ora per la cura degli animali si possono usare solo farmaci specifici e tra questi anche antibiotici usati anche nell’uomo. Ora per contrastare l’antibioticoresistenza si discute di ridurre questi antibiotici sia negli animali da reddito che in quelli da compagnia.

 

Quali sono i pro e i contro di questa misura?

Innanzitutto non abbiamo sicuri e chiari elementi sull’effettivo ruolo dei singoli antibiotici nella determinazione dell’antibioticoresistenza che interessa l’uomo. Negli allevamenti di animali, dove in caso di malattie non più curabili per mancanza o riduzione di antibiotici, si verificherà un aumento delle macellazioni di necessità e la positiva ricerca e messa in opera di sistemi di igiene e di biosicurezza più elevate (soprattutto vaccinazioni).

 

Negli animali familiari bisogna tenere conto dell’aspetto etico, che questi sono considerati esseri senzienti quasi al pari di un figlio, e non sarà facile spiegare al loro proprietario che la malattia del loro animale potrebbe essere curata, ma questa cura è vietata.

 

Quali sono le garanzie che dobbiamo cercare in etichetta noi consumatori, se vogliamo acquistare carne di animali che siano stati allevati in modo sostenibile e rispettoso della loro natura?

Non abbiamo alcuna garanzia se non la dichiarazione del produttore, non raramente limitata a una sola idilliaca immagine.

 

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