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India: la rivoluzione della plastica e le spazzine di Bhopal

Per le donne indiane dei ceti più poveri, raccogliere plastica diventa un’occasione di lavoro e riscatto. E l’ambiente ringrazia.

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©Matyas Rehak / 123rf.com

L’India sommersa dalla plastica

Sepolta dalla sua stessa spazzatura. È la fine che rischia di fare l’India, il secondo stato più popoloso al mondo. Per ora, sembra ancora molto lontano il momento in cui si troverà una soluzione strutturale.

 

La parte del leone spetta ancora una volta alla plastica, particolarmente difficile da smaltire. Con una media di quasi 26mila tonnellate di rifiuti di plastica prodotti ogni giorno, il gigante asiatico è al quindicesimo posto nella poco invidiabile graduatoria globale degli inquinatori. 

 

Scarti che finiscono per accumularsi nelle strade, nei fiumi, in enormi discariche abusive sparse per il Paese. Di tanto in tanto, pur di disfarsene, qualcuno appicca il fuoco. Con tutto ciò che ne consegue per la salute dell’ambiente, della popolazione e degli animali. 

 

E dire che, secondo le stime ufficiali, per il 94% si tratta di materiali termoplastici come il PET e il PVC, che possono essere riciclati fino a 7-9 volte prima di essere definitivamente smaltiti. Insomma, alla radice di quest’emergenza ambientale c’è una cronica carenza di leggi, sistemi e tecnologie per la corretta gestione dei rifiuti.

 

Le spazzine di Bhopal e Indore

Nella rigida gerarchia sociale indiana, i raccoglitori di rifiuti occupano uno dei gradini più bassi. Si tratta quasi sempre di donne, povere e analfabete, soggette a discriminazioni e violenze.

 

Tra le città di Bhopal e Indore, da diversi anni è stato sperimentato un programma che trasforma quest’attività in un’occasione di riscatto, permettendo alle raccoglitrici di rifiuti di conquistare un’indipendenza economica. 

 

A raccontare questa storia è un breve documentario realizzato dall’Undp (il programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite), ripreso in Italia da GreenReport.

 

Dai rifiuti all’indipendenza economica

Nelle due città, circa 3.200 donne sono impegnate nella raccolta dei rifiuti. Fino a qualche anno fa vendevano il materiale ai commercianti, ricevendo in cambio pochi spiccioli. Grazie alla ong indiana SSVAJKS (Sarthak Samudayik Vikas Avan Jan Kalyan Sanstha), sostenuta appunto dall’Undp, il loro ruolo è stato finalmente ufficializzato

 

Dopo aver raccolto a mano i rifiuti di plastica, dunque, ora li consegnano agli appositi centri aperti dalla municipalità, dove vengono suddivisi, riciclati oppure (è il caso soprattutto degli articoli monouso) triturati e ridotti in balle a forma di parallelepipedo. Da queste ultime si ricava il carburante per i cementifici o il materiale per asfaltare le strade.  

 

In cambio, le spazzine guadagnano un reddito che è circa il doppio rispetto alla media del sistema precedente. Ricevono finalmente un documento d’identità, una divisa, una formazione professionale, un’assistenza medica. Come risultato, la loro qualità della vita ha fatto passi da gigante.

 

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