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Imballaggi e sostenibilità: un futuro possibile

Gli imballaggi non sono tutti uguali: se vogliamo ridurre il nostro impatto ambientale dobbiamo imparare a guardarli con occhio critico e diventare più consapevoli di come vengono smaltiti e riciclati.

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©ginasanders / 123rf.com

Scegliere prodotti sfusi è uno dei modi più efficaci con cui ciascuno di noi può ridurre il proprio impatto ambientale. Non possiamo però chiudere gli occhi di fronte al fatto che, in molti casi, gli imballaggi sono indispensabili. Possiamo prestarci più attenzione, possiamo evitare quelli che usano una quantità spropositata di materia prima, ma sarebbe semplicistico pretendere di azzerarli da un giorno all'altro.

 

Per fortuna, su questo fronte si stanno muovendo tante cose. Non tutti sanno come funziona il sistema di recupero e riciclo degli imballaggi in Italia, e nemmeno che centinaia di aziende nel nostro Paese stanno investendo tempo, competenze e denaro per rendere più sostenibile il loro packaging

 

Conai lancia il Bando Prevenzione

Scadono il 30 giugno le iscrizioni al Bando Prevenzione lanciato da Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi. Possono partecipare tutte le aziende che nel biennio 2017-2018 hanno investito per rendere più sostenibili i propri imballaggi, su almeno uno di questi aspetti:

 

> riutilizzo;

> facilitazione delle attività di riciclo

> risparmio di materia prima;

> utilizzo di materie provenienti da riciclo;

> ottimizzazione della logistica

> semplificazione del sistema di imballo;

> ottimizzazione dei processi produttivi.

 

Tutte le innovazioni saranno inserire nella piattaforma Eco Tool, sviluppata ad hoc da Conai, che valuta il loro impatto in termini di risparmio energetico, idrico e riduzione delle emissioni di CO2.

 

I progetti più innovativi si spartiranno il montepremi complessivo, pari a 500mila euro. Lo scorso anno ammontava a 400mila euro ed è stato distribuito a 103 casi, sui 161 che erano stati presentati. 

 

Come funziona il sistema dei Consorzi

Quello di Conai è un nome che ricorre spesso quando si parla di rifiuti, ma forse non tutti conoscono esattamente il suo ruolo. Tutto comincia con il Decreto Ronchi del 1997, che dà una svolta alla gestione dei rifiuti nel nostro Paese e introduce il principio “chi inquina paga”, sulla base delle linee guida comunitarie. 

 

Nasce così Conai, che sulla base di specifiche convenzioni affianca i Comuni nella raccolta differenziata e nel riciclo dei rifiuti di imballaggi, ricavando le proprie risorse dal contributo obbligatorio pagato dalle 850mila aziende aderenti. 

 

Conai è l’epicentro di un sistema di Consorzi focalizzati sui singoli materiali: acciaio (Ricrea), alluminio (Cial), carta/cartone (Comieco), legno (Rilegno), plastica (Corepla), vetro (Coreve).

 

Ormai le convenzioni con i Comuni “coprono” la stragrande maggioranza della popolazione italiana: sempre stando ai dati del 2017, si va da un minimo del 68% per alluminio e legno fino a un massimo del 93% per la plastica. 

 

In cambio dei rifiuti, i Consorzi versano ai comuni convenzionati un corrispettivo economico, ricompensandoli così per le spese aggiuntive che hanno dovuto sostenere per fare la raccolta differenziata degli imballaggi. Se nel 2005 l’importo erogato era pari a 195 milioni di euro, nel 2017 è arrivato a 500 milioni. Sommando tutti gli anni trascorsi, si arriva a oltre 4,2 miliardi.

 

Quanti imballaggi vengono smaltiti in Italia

Al di là dei tecnicismi di questo sistema, che per forza di cose è piuttosto complesso, quali sono i risultati? A dare una risposta è la nuova edizione del Rapporto di sostenibilità di Conai “Gli imballaggi nell’economia circolare”.

 

Dal 2005 al 2017, la quota di rifiuti di imballaggio raccolti in convenzione è passata da 2,2 a poco più di 4 milioni di tonnellate:

 

> a fare la parte del leone è il vetro, che rappresenta quasi il 42% del totale: nel 2005 ne venivano conferite 652mila tonnellate, nel 2017 questa cifra era raddoppiata arrivando a 1,7 milioni;

 

> a seguire la plastica (26%) con un milione di tonnellate conferite, una quantità che è triplicata nell’arco di dodici anni;

 

> la carta invece ha visto un aumento del 12% tra il 2005 e il 2015 e rappresenta il 25% degli imballaggi conferiti;

 

> i numeri sono più bassi, ma sempre in crescita, per l’alluminio (passato da 5mila a 14mila tonnellate, pari al 3% dei rifiuti conferiti) e l’acciaio (pari al 3,6% del totale degli imballaggi);

 

> in controtendenza soltanto il legno, che vede una lieve flessione e si attesta sul 3% del totale. 

 

Bisogna chiarire un aspetto importante: tutti questi rifiuti sono stati conferiti correttamente, ma non è detto che siano stati riciclati. Il riciclo infatti è un passaggio successivo, che presuppone che i rifiuti siano in buone condizioni e che ci siano gli impianti adeguati. 

 

Anche su questo fronte, comunque, l’Italia mostra di fare parecchi passi avanti. Nel 2017 il sistema consortile ha riciclato più di 4 milioni di tonnellate di imballaggi, oltre il 50% in più rispetto al 2005. Così facendo, abbiamo evitato di consumare circa 3,8 milioni di tonnellate di materia prima

 

Gli italiani vogliono imballaggi più sostenibili

Su questo fronte il nostro Paese può – e deve – ancora migliorare molto, anche perché sono i cittadini a volerlo! Come dimostra il sondaggio European Consumer Packaging Perceptions realizzato da Pro Carton, il 74% degli italiani ha migliorato la propria raccolta differenziata in quantità e qualità.

 

Per tre italiani su quattro l’impatto ambientale del packaging di un prodotto è un fattore determinante nelle decisioni d’acquisto. Secondo più della metà dei nostri connazionali, il materiale più in grado di rispettare l’ambiente è il cartone.

 

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