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L'econarrazione: la nuova frontiera dell'ecologia narrativa

La prima volta che abbiamo sentito parlare di econarrazione è stato in presenza di Duccio Demetrio, accademico e scrittore italiano. Vediamo insieme di cosa si tratta e quali sono i sensi e le implicazioni del raccontare la terra

L'econarrazione: la nuova frontiera dell'ecologia narrativa

La LUA è la Libera Università dell'Autobiografia ed è un progetto che ne accoglie al suo interno molti, tutti inglobati nell'ottica di quel sacro atto che è raccontarsi.

Il Direttore Scientifico è Duccio Demetrio ed è portatore non solo di un nuovo modo di raccontare l'età matura, ma anche di teorie e i concetti dell'econarrazione. Di che si tratta, andando al sodo? Di una forma di narrazione che tiene conto della vita, che non sia solo celebrazione, ma reale espressione di un contatto naturale.

La significatività espressiva si declina a favore della funzionalità ecologica. Ma vediamo l'econarrazione più nel dettaglio.

 

La terra come fonte di ispirazione 

Camminare. Mettere un passo dopo l'altro. Respirare. Sentire l'odore. Toccare, entrare in contatto. Mangiare come atto agricolo. Vedere, farsi riempire gli occhi. Quando la narrazione parte da questo, non si limita a celebrare la natura ma diventa un narrare con funzione ecologica, sociale, politica, personale, intima. Parlare con gli alberi, abbracciarli. Non farsi promotori di un'educazione ambientale fine a se stessa, ma rendersi portavoci viventi dell'importanza di stare a contatto con gli elementi naturali, testimoniarlo solo con l'esistere e vivere il gusto di narrarlo.

Questa è l'econarrazione. Come spiega bene Duccio Demetrio: La terra ci ha insegnato a narrare e tacere. Nel senso che in lei abitiamo da anni, che le sue manifestazioni ci spaventano, ci fanno gioire, ci scandiscono le esistenze.

Di nuovo, Demetrio: La terra ha le sue voci, ma non sa di averle; narra storie producendole,ma non sa di possederle. Ma, soprattutto, si narra quando riusciamo a cogliere i nessi, i rapporti armonici o in squilibrio, in quanto ci offre e in quanto chiamiamo natura, mondo, pianeta. La terra è parte determinante in tutto questo, però possiede, a differenza dei suoi sinonimi, quella evidenza materiale, quell’ immediatezza, che ci consente di definire terra, al di là del suo essere mondo o pianeta, quanto calpestiamo, coltiviamo, ammiriamo  quotidianamente. Il patto e il conflitto narrativo tra  noi e la terra, con ogni terra del mondo, non ha conosciuto sosta. 

 

Tra ortografia e orto: scrittori per la natura

 

Vivere la terra, raccontarla 

L'arte e la natura si intersecano e trionfano insieme nella bellezza e nella verità, se pensiamo a testi di grandi scrittori ma anche grandi poetesse (una su tutte, Antonia Pozzi, che fu poetessa, filosofa, arrampicatrice) italiani e non. Ma anche molti attori di teatro hanno sempre confessato la necessità di stare nella natura per "ricaricare le pile". Per non parlare di artisti, come ad esempio l'islandese Bjork, per la quale il contatto con la natura è intrinsecamente legato alla musica.

Tutt’uno con questa dimensione narrativa legata alla terra è la spiritualità, il significato dell’essere al mondo, che è legato al captare con i sensi, all’azione del camminare, del guardare il silenzio del cielo stellato, che tanto assomiglia a quando si sta con se stessi senza paura. Il senso del sacro sta tanto nella pietra quanto nel poterla guardare. Riprendendo, come suggerisce Demetrio, le parole della teologa Adriana Zarri:

Raccogliere tutti i messaggi della vita: il frusciare del vento tra le foglie, il verso degli animali, lo scrosciare dell’ acqua… È il mondo che parla con noi. 

Raccontare la terra significa dire i frutti, non dare per scontato che ci procuri del cibo dai sapori a ogni stagione differenti. E la voglia di iniziare a dire gli effetti e le sensazioni di un cammino possono ulteriormente spingere a un gesto che è primordiale ma che molti di noi han lasciato altrove, alle spalle o nell’assenza di ricordi legati alla terra: seminare. Con le mani che scavano, la pazienza nel curare, dare acqua, la gioia di veder crescere. È un gesto che ci insegna di nuovo l’umiltà, un’azione che non accetta sovrastrutture di pensiero inutili, che riavvicina incredibilmente a se stessi. 

 

Come vivere in maniera ecologica senza troppi sacrifici?