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Ryanair e la politica sulle emissioni di CO2

Nell’epoca del flight shaming, Ryanair si definisce “la compagnia aerea con le tariffe e le emissioni più basse in Europa”. Dati alla mano, cosa significa?

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©Gordon Zammit / 123rf.com

“La compagnia aerea con le tariffe e le emissioni più basse in Europa”: è la scritta che campeggia nella home page del sito di Ryanair e nelle pubblicità di questi ultimi mesi. Non c’è dubbio sul fatto che salti all’occhio, nell’epoca del flight shaming. Si sta infatti allargando sempre di più la platea di persone, soprattutto giovani, che evitano di prendere l’aereo come segno di rispetto per il Pianeta. Ma quanto c’è di vero in quest’affermazione? 

 

Le emissioni di Ryanair a gennaio 2020

Cominciamo con i numeri, visto che la compagnia aerea irlandese è la prima in Europa a pubblicare un report mensile

 

A gennaio 2020 i voli Ryanair hanno percorso 13.475 milioni di chilometri, con 10,8 milioni di passeggeri a bordo. Considerato che le emissioni totali sono pari a 935 kt di CO2 (una chilotonnellata equivale a mille tonnellate), ne emerge che per ogni passeggero/chilometro vengono emessi in atmosfera 69 grammi di CO2.

 

“Ryanair è la compagnia aerea più green d’Europa con la flotta più giovane e i load factor più elevati”, commenta il chief marketing officer uscente, Kenny Jacobs. “Le nostre emissioni di CO2 per passeggero/km sono le più basse del settore, essendo state ridotte da 82g a 66g nell’ultimo decennio, mentre altre compagnie aeree competitor generano attualmente oltre 120g per passeggero/km”.

 

Come fanno le compagnie aeree a inquinare meno

Il tema è reale, considerato che i voli aerei provocano circa il 2,4% delle emissioni di gas serra di origine antropica. 

 

La percentuale è nettamente inferiore rispetto al 16% del trasporto su gomma, ma c’è anche da dire che le evoluzioni tecnologiche nel settore dell’aviazione procedono a un ritmo molto più lento. Se le auto elettriche e ibride sono già in circolazione nelle nostre città, dovremo attendere ancora a lungo prima di veder sfrecciare un aereo ibrido.

 

Se non può intervenire sul carburante, dunque, come ha fatto Ryanair a sforbiciare in modo così netto le emissioni per passeggero/km? È la compagnia a darci le risposte

 

> l’età media della flotta è di appena 6 anni, anche per via dell’acquisto di 210 nuovi Boeing 737;

 

> il tasso di riempimento degli aerei, pari al 96%, è il più elevato in assoluto; 

 

> la maggior parte delle emissioni è legata alla fase di decollo, ma la compagnia tampona questo problema effettuando soltanto voli senza scalo;

 

> le procedure operative sono definite come “le più efficienti” del settore;

 

> nel 2018 è stato avviato un programma di compensazione. Ciò significa che i passeggeri possono aggiungere al prezzo del biglietto una piccola quota, che viene poi donata ad alcune ong che si occupano di tutela ambientale. Finora ha aderito il 2% dei clienti, per un totale di 2,5 milioni di euro raccolti.

 

Le polemiche sulla trasparenza dei dati

Fin qui le dichiarazioni della compagnia. Ma c’è chi la presenta sotto una luce completamente diversa. Andando a sfogliare i dati della Commissione europea, si scopre che le emissioni complessive dichiarate da Ryanair nel 2018 hanno raggiunto le 9,9 megatonnellate di gas serra, con un aumento del 6,9% sull’anno precedente e addirittura del 49% nell’ultimo quinquennio.

 

Queste cifre sbalorditive collocano la compagnia guidata da Michael O’Leary al decimo posto nella classifica dei grandi inquinatori del Vecchio Continente. I primi nove sono tutti occupati da centrali elettriche.  

 

Come si può spiegare questo paradosso? Banalmente, con la scelta dell’unità di misura. È vero che le emissioni per passeggero/km sono bassissime, ma queste vanno moltiplicate per i 130 milioni di passeggeri che salgono a bordo ogni anno.

 

Entrambe le cifre dunque sono corrette, ma bisogna essere in grado di interpretarle. E, tra i milioni di persone che incappano negli annunci promozionali mentre navigano in Internet o cercano una tariffa conveniente per le prossime vacanze, gli addetti ai lavori sono una minoranza. 

 

Si spiega così il motivo per cui l’Advertising Standards Authority britannica ha bloccato le ultime pubblicità di Ryanair, invitando l’azienda a sostenere le proprie affermazioni con argomentazioni più chiare e solide.

 

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