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L’amore secondo i sufi

I sufi classificarono per secoli i vari livelli dell’amore umano come riflesso dell'amore divino, in modo poetico, maturo ed immaturo al contempo o, come direbbero loro, al contempo "sobrio ed intossicato". L’amore sarebbe allora al contempo strumento di crescita interiore e scopo della crescita stessa, più della conoscenza in sé.

L’amore secondo i sufi

Il sufismo è considerato spesso come un sistema mistico religioso connesso con l’islamismo o, più spesso, come il lato mistico ed esoterico dell’islamismo stesso.

A dire il vero non è così poi ben conosciuto al di fuori dei paesi islamici se non per alcuni suoi poeti, come Gialal al-Din Rumi e la setta dei dervisci rotanti da lui fondata nel 1200.

La pratica del sufismo, come tutte le pratiche mistiche ed esoteriche, e’ di difficile interpretazione, e come la sua poesia mistica e il suo approccio al Corano, si basa su metafore comprensibili solo agli iniziati.

Non bastasse, la letteratura sufi si è espressa nel tempo solo in persiano, in arabo, in turco ed in urdu, lingue relative ai paesi attraverso i quali si estese nel tempo, dall’Egitto e dall’Anatolia in Occidente, fino al nord dell’India in Oriente.

I sufi sono stati attivi per un periodo classico che va dalle sue origini nel 700 fino a Rumi nel 1300, fino ad un periodo chiamato medievale, ovvero fino al 1500.

La conoscenza e la raffinatissima cultura dei Sufi ha interagito, influenzando e facendosi influenzare, con molte delle maggiori culture di quella epoca lunga oltre 7 secoli: la cultura protoscientifica araba, quella della filosofia greca, quella yogica indiana, quella dualistica zoroastriana, quella cabalistica ebraica, molti aspetti di quella monastica cristiana, comprese alcune sue scuole orientali, soprattutto quella bogomila e quella catara col suo “amor cortese”.

 

L'amore come leitmotiv

E’ proprio l’amore uno dei leitmotiv della cultura mistica del sufismo, specie in un epoca in cui persino attraverso tutto il cosiddetto Occidente, il matrimonio era un istituzione regolata tra famiglie, per mera convenienza e non ci si sposava mai per vero amore.

I sufi prima ed i catari poi con l’amor cortese e i cicli arturiani, sono stati i primi a celebrare l’amore come strumento spirituale non in contrasto con la mistica.

Molti sufi avevano moglie e, anche tra quelli che non ne avevano, molti si innamoravano ed avevano una musa durante la loro vita. L’amore vero arriva a prevalere sul sacramento del matrimonio, specie se combinato, e lo struggimento clandestino delle anime diventa un comune strumento metaforico del progresso spirituale.

 

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Le fasi dell'amore nella mistica sufi

In questo i sufi sono stati maestri inarrivati, senza paura di toccare un argomento spesso tabù in molte religioni, specie quelle di origine semitica e soprattutto in un contesto islamico, dal quale oggigiorno ci si aspetterebbe una estrema chiusura mentale sul tema.

I sufi hanno analizzato a fondo il fenomeno dell’amore usandolo come strumento per raffinare l’anima e rivolgerla al Divino per il proprio progresso. La mera conoscenza sarebbe niente senza l’intossicazione dei sentimenti divini, e veri e propri trattati sono stati scritti per analizzare le varie fasi e tappe dell’amore.

Le classificazioni mistiche sotto forma di tributo all’amore ne parlano come dello scopo più alto e l’apice più elevato di tutte le condizioni spirituali.

L’amore tra umani è solo il riflesso di quello tra l’uomo e il Divino. La condizione di amore (mahabba) e di intimita’ (hus) sarebbero la “primavera della gnosi”.

Il paradiso è una condizione nella quale il cuore vive come in un giardino di amore e nel suo cielo si susseguono le costellazioni dell’amore nelle sue diverse fasi psicologiche: la fede, la gnosi, la certezza, la sottomissione, la bontà, il timore del perdere il contatto con l’amato, la speranza di mantenerlo, il costante desiderio dell’amato, la delizia del contatto.

L’amore è quindi una forma di ricerca di ciò che ci appartiene e al quale sentiamo di appartenere, forma che puo’ essere piena di passione (ishq) anche quando relativa al Divino.

Questa fase di amore non è affatto impura ma solo transitorio, in quanto all’amore per un oggetto segue infine l’amore in sé come condizione eterna, in cui l’uomo e la donna sono uno, e l’umano è anche il Divino e non ha più bisogno di un oggetto esteriore da desiderare, l’amore si consuma e si rigenera in sé stesso.

Questo è il paradiso dei sufi. Per raggiungerlo tutti gli stadi sono concessi: la confidenza, l’intimità, l’affetto, l’amore fisico, la compilicità, gli eccessi amorosi, l’infatuazione, la temerarietà, l’estasi, la perdita dei propri confini.

 

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