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Surplus nazionale di zucchero in India

Le nazioni che hanno superato la fase di boom economico sono già passate da periodi simili: ora l'India deve far fronte agli interessi dei grandi produttori alimentari contro quelli della tradizione popolare.

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©Walter Köpplinger -123rf

Boom economico in India

Lo zucchero è pieno di vita” e “Il cervello ha bisogno di zucchero. Con questi slogan lo zucchero bianco raffinato ci veniva proposto negli spot televisivi degli anni Ottanta. Oggi lo stesso incoraggiamento al consumo sta attraversando un paese come l’India, in piena crescita economica, con milioni di persone che possono iniziare a spendere i loro stipendi per beni non essenziali.

Dopo decenni di stenti, tutti ora vogliono mangiare gelato, pizza e bere caffè. I beni di consumo visti finora solo nei film oggi sono un bene desiderato. E acquistato.
 

Jaggery, lo zucchero tradizionale indiano

Uno degli aspetti più tristi è l’aumento spropositato di consumo di zucchero raffinato, che rimpiazza i dolcificanti tradizionali come il jaggery, zucchero non raffinato di canna, di palma o di dattero, venduto in blocchi e con la caratteristica di conservare ancora proteine e fibra alimentare.

Il jaggery però viene inevitabilmente associato a lunghi periodi di scarso benessere economico, mentre lo zucchero bianco raffinato è divenuto status symbol di opulenza.

Le aziende produttrici approfittano del fenomeno cavalcando questa onda curandosi al contempo di non diffondere corrette informazioni sui potenziali danni o effetti collaterali dati dal consumo di questa sostanza.
 

Zucchero e riso bianco e nuova emergenza diabete

Un fenomeno simile sta avvenendo con il riso, che dopo secoli, viene consumato quasi esclusivamente nella sua forma “bianca” raffinata, a discapito del riso integrale.

Questo eccesso di consumo di riso e zucchero raffinati sta portando ad una grande emergenza diabete, sia negli adulti che nei bambini.

Nonostante questo, l’ISMA (l’associazione indiana di raffinatori di zucchero) fa pressione sui media locali che invitano a consumare ancora piu’ zucchero, il che contrasta con le linee guida fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 

A rischio la salute dei cittadini indiani

Dietro a questa campagna ci sarebbero ovviamente interessi economici di cartello. L’india è uno dei più grandi produttori di zucchero raffinato al mondo, ma la sua popolazione ne consuma mediamente una quantità bassa, preferendo altri dolcificanti, come il miele o il suddetto jaggery.

Lo scopo dell’ISMA è quello di riorientare i consumi “educando” la popolazione a consumare più zucchero raffinato e meno dolcificanti naturali.

Se da un lato l’OMS ha stabilito una soglia massima di consumo pro capite di zuccheri aggiunti per non intaccare la salute della popolazione, d’altra parte l’eccesso di produzione non venduta creerebbe un’impasse economica, perché milioni di piccoli e medi agricoltori perderebbero i sussidi statali sui quali si basa la loro sopravvivenza.

Si tratta quindi di rivedere le politiche agricole, per non rischiare due terribili scenari: ridurre i produttori agricoli alla fame oppure creare una intera generazione (1 miliardo di persone per i numeri della popolazione indiana) con problemi di obesità e diabete precoce a cui dover pagare le spese mediche. 
 

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