Intervista

Studiare il "tao della fisica": intervista a Patrizia Stefanini

Patrizia Stefanini, laureata con lode in Fisica e praticante ed insegnante di Shiatsu e Yoga, porta avanti una ricerca a cavallo di due mondi, quello della Scienza e della Medicina Energetica, che si incontrano e trovano molti punti in comune.

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©Patrizia Stefanini

Il paradigma “quantistico” è il terreno adeguato a comprendere la complessità dell’essere umano, la natura dinamica e collettiva dei fenomeni.
 
Patrizia Stefanini è una fisica e praticante ed insegnante di Shiatsu e Yoga: per lei Scienza e Medicina Energetica trovano molti punti in comune, studia da anni la relazione tra i Meridiani della tradizione Orientale e la fisica dei quanti.
 

Qual è l'origine della ricerca tra fisica e meridiani?

La mia ricerca sui meridiani, o meglio sul “Keiraku”, letteralmente “canale di connessione” nella tradizione giapponese, è iniziata studiando Shiatsu a Milano agli inizi degli anni ’80, con la conoscenza del pensiero del maestro Shizuto Masunaga, il cui approccio mi è sembrato particolarmente illuminante.

Nel suo libro "Manuale di Diagnosi", pubblicato con lo scopo di aiutare ad utilizzare la sua mappa di meridiani, i primi e unici autoctoni per lo Shiatsu, viene evidenziata la “natura e profondità variabile del meridiano”, il suo non essere “linea” che unisce punti ma luogo dove è più probabile percepire movimenti vitali significativi per sostenere la persona trattata nella direzione del suo benessere.

Ne esce un oggetto “meridiano” che si sgancia dal riduzionismo meccanicistico e ben si presta ad una lettura “vibrazionale”.  Così ho scritto in un paio di articoli pubblicati su Shiatsu Society News, rivista britannica di settore, verso la fine degli anni Novanta. Ricordo un feedback molto significativo datomi a quei tempi, da un fisico: mi suggeriva di continuare la mia ricerca considerando “la fisica dell’acqua”. 

Ho quindi proposto ad Emilio Del Giudice, fisico teorico estremamente competente di Fisica quantistica applicata alla materia vivente, di sviluppare un progetto di ricerca che potesse dare una lettura scientifica moderna a questo strumento di percezione della vita e che mi suggerisse anche le possibilità sperimentali.

Così, partendo da pubblicazioni di Klaus Schlebusch, Fritz A. Popp et al. del gruppo di ricerca di Neuss, di cui accennerò in seguito, abbiamo raccolto immagini di meridiani umani utilizzando tre diverse Therma Cam (Videocamera ad infrarossi) durante un periodo che va dal 2008 al 2013. Le immagini, mai pubblicate, ci aprivano nuove riflessioni e desideri di ricerca.

Emilio suggerì di prenderci una pausa, di “lasciare tempo alla tecnologia di fornirci mezzi adeguati ad una ricerca così sottile”. La sua morte improvvisa ha lasciato in sospeso questa raccolta di dati ma non la mia ricerca sperimentale sul futon.

Sempre più, cambiando la qualità del mio tocco shiatsu nella direzione suggerita dai lavori scritti con Emilio, sentivo risposte diverse del campo umano che stavo trattando. A questo corrispondevano feedback e cambiamenti significativi nei miei riceventi.

Così ho proposto a due prestigiosi fisici, stretti collaboratori di Emilio, Larissa Brizhik e Peppino Vitiello, di aiutarmi a proseguire lo studio scientifico dei meridiani.

Ne è nato un articolo straordinario, “Modelling Meridians within the Quantum Field Theory”, pubblicato sulla rivista JAMS (Journal of Acupuncture and Meridian Studies) nel giugno 2018.
In esso studiamo l’origine e la propagazione dinamica di un campo elettromagnetico in stati coerenti e il ruolo che svolge nel modello dei meridiani.

Tra l’altro, si analizza la relazione tra i meridiani e le strutture filamentose anatomiche, le azioni reciproche tra meridiani ed attività biochimica e il ruolo chiave svolto dall’energia libera, dall’energia interna e dall’entropia.
Lo studio e la ricerca continuano, sono pronta per nuovi sviluppi.
 

Quali sono le collaborazioni più proficue e importanti che hai avuto nei tuoi studi?

I miei insegnanti del corso di laurea in Fisica e del biennio post-laurea di Fisica Medica sono stati fondamentali nel “formare” la mia mente. In particolare, Emanuele Reguzzoni, che mi ha indirizzato verso una tesi ed in seguito verso una specializzazione in Fisica medica ed Emilio Del Giudice, uno dei pionieri della teoria delle stringhe nei primi anni Settanta, conosciuto durante il biennio di specialità, divenuto una vera guida nello sviluppo della mia ricerca tra fisica e medicina orientale.
Da lui ho imparato a non diffidare, ad essere aperta alle idee, a ricercare senza pregiudizi, con gioia e leggerezza.

La frase seguente, di cui possiedo lo scritto originale, è per me una sorta di sutra personale, ed anche un’eredità preziosa che voglio custodire e rispettare: “L’aspetto più intimo della realtà è invisibile e può essere percepito non con gli occhi ma con un cuore vibrante. La risonanza delle oscillazioni del cuore con le oscillazioni dell’universo è l’essenza della bellezza” .


Lo studio dello Shiatsu è iniziato a Milano per continuare in diverse città italiane, seguendo workshop di insegnanti giapponesi in Italia e all'estero: Shizuko Yamamoto, Kazunori Sasaki, Wataru Ohashi e Pauline Sasaki. Il suo “Quantum Shiatsu” risuonava perfettamente con la mia storia e la mia visione. 


Ho avuto poi la fortuna di incontrare insegnanti e guide eccellenti anche nelle altre discipline che ho praticato. Nello Yoga, dopo anni di pratica ho completato a Milano il corso insegnante del maestro Carlo Patrian ed ho fatto esperienze a Rishikesh, in India.

Quando ho iniziato a frequentare l’Istituto Internazionale di Biofisica di Neuss, in Germania, ho potuto conoscere un team di medici, biologi e fisici noti a livello mondiale: da ognuno di questi incontri sono scaturite importanti collaborazioni.
 

Quali sono i punti in comune tra cultura orientale e fisica quantistica?

Per rispondere a questa domanda in modo esaustivo avrei bisogno di molto tempo e molte parole. In questo contesto mi limito perciò ad alcuni aspetti comuni che per me sono stati fondamentali:

  • La Via di ricerca personale con una mente aperta ed intuitiva.
  • L’utilizzo dei concetti di “spazio” e di “tempo”, che perdono in entrambi i contesti la loro natura assoluta e lineare per divenire un luogo-tempo circolare.
  • Le “n” dimensioni che aprono a nuove visioni, letture, possibilità.
  • La Natura dinamica ed impermanente dei sistemi nella Fisica, proprio come “il velo di Maya” del Mondo Orientale.
     

Le ispirazioni poetiche, quasi mistiche. Una di queste, tra tutte, quella che ancora studente di fisica ho trovato nel libro di F. Capra, "Il Tao della Fisica": “La danza di Shiva è la danza dell’Universo: il flusso incessante di energia che attraversa un’infinita varietà di configurazioni che si fondono una nell’altra
 

Nella pratica shiatsu come utilizzi le tue conoscenze di fisica?

Utilizzo il paradigma “quantistico” perché fornisce un terreno adeguato a comprendere la complessità dell’essere umano. La visione per me più stimolante ha a che fare con la natura dinamica e collettiva dei fenomeni che riguardano i sistemi viventi, visti come “macrosistemi” quantistici.

La stessa visione olistica è anche uno dei pilastri su cui si basano le medicine tradizionali orientali. La chimica e la biologia classiche non sono esaustive per descrivere i fenomeni vitali, la ricchezza delle informazioni che viaggiano tra le cellule. Un importante ruolo è infatti svolto dall’acqua e dai fenomeni elettromagnetici, generalmente sottovalutati da queste scienze.

Per me il meridiano è un luogo ove materia ed energia sono inseparabili, creando condizioni molto favorevoli ad una circolazione di risorse che permettono al sistema vivente di funzionare con la massima efficienza. Questo significa stare bene.

"La scienza, che vuole "vedere" ciò che noi tocchiamo con mano, ha già iniziato a convalidare le tesi che noi operatori Shiatsu conosciamo e pratichiamo. Ma c'è di più: inizia a dimostrare "scientificamente" ".

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Comprendere i sistemi viventi nel loro complesso funzionamento ma soprattutto nella molteplicità delle interazioni con altri sistemi e con l’ambiente.

Contribuire alla visione di una medicina integrata ove oriente e occidente si incontrano, si integrano, si completano.

In una parola: continuare a tradurre in linguaggio scientifico moderno le tradizioni di cura orientali, specialmente quella giapponese per sostenere lo sviluppo di una “relazione di cura” ove entrambe le parti svolgono un ruolo attivo e consapevole, nel rispetto reciproco e dell’ambiente in cui si trovano.