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Ruminazione mentale: come spegnere i pensieri?

Come agire in caso di ruminazione mentale? Molto spesso in corsi di meditazione o discipline orientali ci viene detto di osservare i pensieri. Ma quando siamo prenda di veri e propri vortici, già diventarne consapevoli è un gran passo

Ruminazione mentale: come spegnere i pensieri?

Quando si è in un vortice di pensieri, il distacco sembra impossibile. Come si osserva la bufera da fuori se ci si è esattamente dentro?

 

Diventare consapevoli della ruminazione mentale

Anche iniziando attività come la meditazione o un percorso di terapia verbale con un terapeuta della psiche, si deve sempre tener presente che il lavoro su di sé parte dal sé e che le relazioni sono la nostra palestra comportamentale.

I pensieri per loro stessa natura nascono, hanno un origine, una loro "vita", evoluzione, seguono fluttuazioni e quindi portano un'energia che poi arriva ad esaurimento. Se questo meccanismo ad anello si ripete e ne diventiamo preda, le nostre "cartucce" finiscono alquanto velocemente.

Ogni giorno invece è un dono ed è per questo che è importante apprezzarlo in pieno. 

Cominciare un lavoro sulla ruminazione mentale a partire dal verbale è una scelta molto legata al terapeuta di sostegno, ma è indubbio che il passaggio attraverso il corpo spesso disvela, rivela, manifesta e segnala con velocità ed efficienza impressionanti.

E per questo che terapie come la bioenergetica sono di aiuto notevole, in quanto vanno a svelare meccanismi energetici alla radice di quelli comportamentali, che vanno a stanare tensioni nel corpo e quindi sciolgiere abitudini poco produttive.

Anche il teatro in questo senso ci mette di fronte a molte resistenze e ci consente di giocare in modo diverso con noi stessi. 

 

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Il contenuto della ruminazione: semplici azioni per stare meglio 

Quando la ruminazione è davero vorticosa un percorso va fatto. Accadrà di disvelare come spesso il contenuto di queste ruminazioni sia legato a temi quali la sessualità, il controllo, la paura di disturbi fisici o comunque legati alla salute. 

Un maestro che sia donna o uomo, un insegnante, un guru è colui o colei che di fatto porta alla luce qualcosa che non è visibile. Ma il percorso di illuminazione è un lavoro tutto personale e lo sforzo e l'impegno è individuale, nessuno ci fa gli sconti o può compiere dei passi per noi.

Non si può pensare di risolvere le ruminazioni senza arrivare alla radice, al nucleo. Di certo, parlare in continuazione non aiuta. Il silenzio è una grande risorsa e ovviamente spaventa nel caso in cui non c'è silenzio mentale. Ma è solo in quella sede, solo nell'assenza di parole che si trova il sé.

Senza intessere un rapporto con il silenzio interiore non si va molto lontano. È un po' come pensare che suono e silenzio non siano collegati.

Il modo in cui so stare in silenzio con la mia persona è legato a filo doppio al modo in cui poi io invado il silenzio degli altri. Per cui, mentre si intraprende un percorso di terapia per agire sulle ruminazioni mentali, conviene iniziare a:

  • Provare a mangiare lentamente, invece di aggredire o volere ossessivamente qualcuno;
  • Cercare di appuntare i sogni al risveglio, invece di partire con azioni meccaniche e abitudinarie; 
  • Fare movimento fisico prima di prendere il telefono e riempire qualcuno di valangate di parole e lamentele; 
  • Stare nella natura, invece che attaccarsi all'ennesimo schermo;
  • Prendere contatto con la propria voce, prima di usarla senza criterio. Si tratta proprio di familiarizzare di nuovo con le sfumature, i toni, le parti di sé che la voce detiene e rivela.



Come coltivare il silenzio e l'interiorità, via dal chiacchiericcio mentale

 

 

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