Intervista

Riflessioni di una gatta in degenza

Diego Manca, medico veterinario e scrittore, racconta il suo libro “Trilli. Riflessioni di una gatta in degenza". Protagonista e voce narrante una micia ricoverata per diverse settimane a seguito di un incidente. Il volume raccoglie ipotetiche riflessioni che la mente "felina" ha potuto elaborare offrendoci una visione alternativa e pur capace di regalare lezioni di vita e perle di saggezza.

Gatta in degenza Diego Manca

Credit foto
©Dmitrii Shironosov / 123rf.com

Territoriali, affascinanti, a tratti sospettosi e un po' misteriosi. Gran parte del fascino dei gatti risiede nelle caratteristiche comportamentali non sempre semplici da codificare per l'uomo. 

 

A partire innanzitutto dall'osservazione del linguaggio del corpo del felino domestico, è tuttavia possibile arrivare a comprenderne paure, abitudini e attitudini relazionali, entrando in confidenza con un universo emotivo molto articolato. 

Grazie a una lunga esperienza sul campo, Diego Manca - medico veterinario di Omegna (VB), direttore sanitario e socio fondatore dell’Ambulatorio “Lago d’Orta” - ha potuto immaginare e mettere nero su bianco le ipotetiche riflessioni di una gatta ospitata in lunga degenza a seguito di un grave incidente. 

Il risultato è Trilli. Riflessioni di una gatta in degenza (edizioni Ultra), libro in cui la realtà dello studio veterinario - con i suoi ospiti pelosi e i loro piccoli, grandi drammi - è narrata attraverso la voce della stessa micia.

Prima di "Trilli", Diego Manca ha pubblicato una decina di titoli, che comprendono: Coccole di gatto. Consigli veterinari e aforismi sul mondo dei mici (edizioni Ultra), Storie da leccarsi i baffi; I gatti raccontati dal veterinario (edizioni Ultra) e Manuale (semiserio) sull’educazione del cane (edizioni Imprimatur).  

A maggio 2015 ha ricevuto il Premio Bastet per aver contribuito alla diffusione della cultura del gatto. E’ collaboratore e membro del comitato scientifico della rivista Animali Informa. Collabora con periodici e portali dedicati al mondo animale. Nel maggio 2016 è stato insignito del titolo onorifico di Accademico dell’Accademia dei gatti magici.

Gli abbiamo rivolto alcune domande per indagare motivi e intenti che lo hanno spinto a pubblicare la storia di Trilli, e per comprendere meglio il complesso universo felino. 
 

Dottor Manca, cosa può raccontarci del comportamento dei gatti durante la degenza in ambulatorio?

Il comportamento è molto condizionato dal carattere di fondo, dalle esperienze che il gatto ha vissuto nei primi mesi di vita; per esempio se è già stato abituato a essere “manipolato” dalle persone, se ha già avuto esperienze di convivenza con altri animali, odori, rumori.  

Il gatto è un animale molto territoriale ed è sempre consigliabile, per una permanenza migliore, che abbia con sé almeno la sua cassettina, le ciotoline e una copertina con i suoi odori, così si sentirà meno a disagio.

Ci sono gatti che all’inizio sono molto sospettosi e poi, poco alla volta, comprendono (ne sono convinto) che tutto ciò che stiamo facendo è per il loro bene; ognuno ci ringrazia in modo del tutto personale, alle volte sorprendendoci.

Non c’è dubbio che ci siano delle razze più mansuete e coccolone rispetto ad altre, ma la componente più importante è sicuramente quella individuale.
 

Riscontra comportamenti comuni tra i felini a seconda delle motivazioni per cui vengono ricoverati?

La patologia per la quale viene ricoverato un micio condiziona molto il suo comportamento. Alcune malattie sono più complicate di altre e necessitano di maggiori cure (iniezioni, medicazioni ecc).

Di solito, per fortuna, la maggioranza dei gatti ha un comportamento di collaborazione: se soggiornano in degenza per periodi lunghi possono arrivare anche ad affezionarsi, spiazzandoci con le loro piacevoli fusa.  
 

Veniamo al libro. Come è nata l’idea?

L’idea me l’ha data, inconsapevolmente, proprio Trilli. Nel corso di tanti anni di professione ho curato molti gatti, ma una micia così espressiva non mi era mai capitata.


Il suo linguaggio verbale non mi era ovviamente comprensibile, bastava però osservare i suoi occhi e l’atteggiamento del suo corpo, per capire che lei rifletteva e meditava le situazioni particolari che ogni giorno accadevano in sala degenza, luogo perfetto per “osservare” la vita in ogni sua sfaccettatura dove gioie, dolori, speranze e rimpianti si materializzano e i sentimenti dei proprietari degli animali ricoverati si manifestano senza falsità di fronte alle sofferenze dei loro beniamini.
 

Nella narrazione, la prospettiva è quella della micia. Come si rapporta Trilli con gli altri animali e qual è la sua opinione degli esseri umani?

Nel corso di questo lungo periodo trascorso in degenza, Trilli ha avuto l’opportunità di conoscere tanti quattro zampe; con alcuni l’empatia è stata immediata, con altri un po' meno. Lei cerca sempre il dialogo, che spesso sfocia in un rapporto di amicizia e stima o in semplice solidarietà. Viene a conoscenza di mondi a lei sconosciuti che non giudica ma rispetta, rimanendone meravigliata.

Anche con la specie canina intrattiene delle interessanti chiacchierate e rivela che cane e gatto si comprendono abbastanza bene pur non parlando la stessa lingua. E’ come se un italiano conversasse con uno spagnolo: il senso di una frase lo si capisce, è abbastanza intuitivo.

Con gli esseri umani Trilli ha un rapporto schietto, diretto; con i veterinari che l’accudiscono c’è complicità e amicizia, soprattutto con la dottoressa che per lei, ne è convinta, nella notte dei tempi è stata una gatta.
 

Che cosa possiamo imparare, noi lettori, da Trilli?

Tanti messaggi positivi come: la curiosità, l’ascolto, la voglia di vivere e di rimettersi in discussione, la consapevolezza che c’è sempre la possibilità di una rivincita nella vita
 

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