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I canguri possono comunicare con gli esseri umani

Uno studio dell'Università di Sydney e dell'Università di Roehampton di Londra ha messo in luce come i canguri possano cercare di comunicare intenzionalmente con gli essere umani in caso di necessità, ricalcando il comportamento degli animali domestici. Si tratta di un risultato sorprendente, che confuta tesi radicate in ambito etologico.

canguri-comunicazione

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©blainephoto -123rf

Canguri che, con lo sguardo, cercano l'uomo per chiedere aiuto nel risolvere un problema.

Si pensava fosse impossibile che un animale non domestico adottasse tale tipologia di comportamento, ma uno studio dell'Università di Sydney e dell'Università di Roehampton di Londra- coordinato dal ricercatore irlandese Alan McElligott, della City University di Hong Kong- ha recentemente dimostrato il contrario.
 

L'esperimento con i canguri

Lo studio aveva lo scopo di determinare, utilizzando un semplice espediente, se i canguri possano comunicare intenzionalmente con gli esseri umani, alla pari di cani e cavalli.

Per portarlo a termine, i ricercatori hanno previsto il coinvolgimento di sedici marsupiali che vivevano in cattività in diversi parchi naturali australiani, ma non erano ancora stati addomesticati. 

L'esperimento consisteva nel mettere a disposizione degli animali una piccola scatola, posata a terra, che conteneva un gustoso bocconcino a base di ortaggi. L'operazione è stata ripetuta più volte fino a che, alla settima prova, la scatola è stata fornita chiusa, in modo che i marsupiali non potessero più accedere al cibo.

A questo punto, i ricercatori non hanno dovuto fare altro che osservare il loro comportamento e le loro reazioni in seguito al sopraggiungere dell'improvvisa difficoltà.
 

Il sorprendente risultato

La grande maggioranza dei canguri, dopo aver tentato invano di aprire la scatola dandole colpi con il muso e facendola sbattere a terra, hanno cercato l'aiuto dell'essere umano che aveva loro fornito il cibo in precedenza. 

Alan McElligott, in piedi accanto a loro, ha visto gli animali cercare di catturare la sua attenzione con lo sguardo- spostato alternativamente dall'uomo al contenitore, come a voler indicare l'oggetto dei desideri- e addirittura attraverso il contatto fisico. 

Il comportamento, molto simile a quello di un cane di casa, lasciava inequivocabilmente intendere che i canguri chiedessero l'intervento del ricercatore affinché aprisse loro la scatola.

Tale esito contesta la convinzione che soltanto gli animali domestici possano intenzionalmente chiedere aiuto agli esseri umani in presenza di un problema. 
 

L'entusiasmo dei ricercatori

In una video intervista per la BBC, Alexandra Green- ricercatrice dell'Università di Sidney, coinvolta i prima persona nel progetto- spiega come gli animali: “Hanno iniziato a guardare verso lo scienziato, e poi di nuovo verso il cibo, e in seguito hanno in qualche modo cercato il suo aiuto approcciandolo e, in alcuni casi,  addirittura annusandolo e toccandolo”.

Commentando l'esperimento- semplice, ma pioneristico nel suo campo- lo stesso Mc Elligott ha dichiarato: “Al primo tentativo con il primo canguro, ha funzionato. Ero onestamente schockato: ricordo distintamente di aver pensato che fosse fantastico. Sono certo di aver avuto un gran sorriso stampato sulla faccia”.

Sarà necessario un approfondimento per comprendere quanto la confidenza con l'uomo, data dal contesto di un ambiente comunque antropizzato come i parchi naturali, abbia influito sui comportamenti adottati dagli animali non addomesticati. 

Nonostante ciò, come tengono a sottolineare gli scienziati, si tratta di un risultato sorprendente. Oltre a confutare tesi date per acquisite in ambito etologico, apre infatti nuovi orizzonti sulle capacità cognitive- finora sottovalutate- dei grandi marsupiali australiani. Potrebbe, in sostanza, aiutare a comprendere più a fondo animali che, nella loro terra d'origine- superano di gran lunga per numero gli esseri umani
 

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