Intervista

L’energia del risveglio all’Unità: incontro con un Diksha giver

Che cos’è il Diksha e come si riceve? Parliamo dell’esperienza diretta con questa speciale energia diffusa dall’India in tutto il mondo con Roberto Valerani, Diksha giver dal 2005

L’energia del risveglio all’Unità: incontro con un Diksha giver

 

Il fenomeno del Diksha ha origine alla fine degli anni ottanta nel sud dell’India, quando Amma e Bhagavan, due insegnanti riconosciuti nella qualità di Avatar, fondarono nel sud dell’India la loro scuola chiamata Jeevashram, oggi Oneness University. Il Oneness Diksha è una speciale energia in grado di favorire in coloro che la ricevono il progressivo stato di risveglio della coscienza dall’illusoria percezione di separazione dal Divino, di sentirsi parte di un unico organismo al quale appartiene ogni forma di vita, senza però perdere il senso della propria identità.
Dal 2003 la Oneness University ha aperto il programma di preparazione dei Diksha Giver ai paesi di tutto il mondo. Ne parliamo con un Diksha giver, Roberto Valerani, scienziato fisico teorico, matematico e pittore.
Per saperne di più potete anche visitare il sito della comunità Diksha in Italia.

- Prima di tutto, puoi spiegarci che cosa significa Diksha?

Diksha è una parola indiana che significa semplicemente “benedizione”. Il Oneness Diksha è infatti una particolare benedizione costituita da una energia intelligente che agisce a livello cellulare stimolando e favorendo una percezione e uno stato di coscienza unitari, direi di tipo “illuminatorio”.
Noi esseri umani siamo costantemente alla ricerca di Unità: con noi stessi, con gli altri, con la natura, con l’ambiente che ci circonda. Se questa Unità non si realizzasse già almeno in parte, saremmo delle schegge di creazione impazzite, sia sul piano biologico che su quello psichico, e saremmo avulsi da ogni relazione col mondo.

- Come è iniziato il tuo percorso come Diksha giver?

Venni a sapere del Diksha nel 2005 (già mi sembra lontano un secolo) ed ebbi subito la sensazione che si trattasse di uno straordinario strumento di crescita in armonia con me, con le mie passioni e con le mie ossessioni conoscitive. Lessi allora un libro che parlava di questo fenomeno (allora quasi esclusivamente indiano) e da quel momento mi sentii inesorabilmente attratto verso quella “cosa” in India. 
Il fatto curioso è che ad attirarmi non fu soltanto uno stimolo emotivo-intellettuale-spirituale, ma anche una vera e propria manifestazione fisica: mi sentivo sollecitato da un cordone, uscente dal mio ombelico, che tirava dolcemente ma con fermezza verso la mia meta, Golden City, nel sud dell’India, sede della Oneness University dove si svolgevano i corsi per diventare Diksha giver.

- Raccontaci qualcosa della tua esperienza in India.

Propriamente l’India non è la fonte del Diksha, che è un fatto cosmico, tuttavia è proprio in India che risiedono i due maestri Bhagavan e Amma, che hanno scoperto l’esistenza di questa energia e che possiedono il controllo del “rubinetto”, essendo ciò connaturato con la loro missione terrena: il risveglio di tutti gli uomini della Terra. In una ventina d’anni hanno preparato una squadra di guide (Dhasa) che li aiutano ad instillare i codici di accesso in coloro che si propongono come Diksha giver, che a loro volta agiscono “al dettaglio” su tutto il territorio del pianeta Terra. Un Diksha giver può collegarsi mentalmente con loro ovunque sia e quando vuole: benedizioni, risposte e gioia arrivano sempre.
Nel 2005 per diventare Diksha giver occorreva un corso intensivo di 21 giorni alla Oneness University. Non c’erano nozioni da imparare, ma dovevi attraversare un processo che ti avrebbe modificato attraverso una serie di esperienze, iniziando dal cuore. In quel periodo poteva accadere di tutto! E come immancabile sottofondo un bombardamento di Diksha 24 ore su 24. Le esperienze di Unità erano frequenti: toccando un oggetto o il tuo vicino avevi la sensazione fisica di toccare te stesso; anche il tempo scorreva in modo strano e il silenzio si percepiva in modo talmente spesso da potersi tagliare col coltello.
Oggi, a distanza di sei anni, la presenza del Diksha è diventata molto forte su tutto il pianeta e per diventare Diksha giver non occorre fare alcun corso in India, si può scegliere un corso nella propria città.

- Ci descrivi in breve un trattamento Diksha?

Il trattamento Diksha è molto semplice: il Diksha giver invoca l’energia Diksha sul ricevente esprimendo l’intenzione ed imponendogli le mani sul capo. Questo per la durata di un minuto circa. Abitualmente in una sessione sono presenti svariati Diksha giver e svariati riceventi in contemporanea e ciò rafforza i singoli processi.
Il Diksha giver non possiede nulla di suo da instillare nel ricevente, ciò che invece possiede sono i codici profondi per richiamare e condensare l’energia del Diksha sulla situazione che richiede il suo intervento. Dico “situazione” perché in realtà il Diksha funziona anche su un insieme di riceventi non presi individualmente, in quel caso l’intenzione sarà diretta al gruppo. È importante che i riceventi siano disponibili al trattamento e che si pongano in stato di accoglienza e che, finito il trattamento, si raccolgano all’ascolto di ciò che succede dentro di loro.

- Quali sono gli effetti più importanti che hai sperimentato e che vuoi condividere con noi?

Una volta che il Diksha è entrato dà luogo ad una molteplicità di effetti che dipendono dalla persona che lo ha assorbito, oltre che naturalmente dal particolare momento che sta attraversando. Si possono avere degli stati alterati di coscienza, squilibri momentanei, grande gioia o anche tristezza immotivata. Il meccanismo attraverso cui il Diksha agisce resta molto misterioso, gode di grande autonomia ed intelligenza intrinseca e una volta innescato il processo non è più soggetto all’altalena delle personalità.
Quello che io vedo in me è che progressivamente gli stati di separazione si vanno facendo più sottili, per esempio è più facile entrare in contatto profondo con le persone, inoltre le mie diverse personalità frizionano di meno e ancora si forma la percezione di un Tutto verso cui cresce amore e rispetto. A volte provo per sconosciuti o per serpi o per alberi un senso di unione e amore non meno grande di quello che provo per le persone con cui sono abitualmente legato da una relazione d’amore. Le distanze diminuiscono ed ho la sensazione che anche le cose brutte, come i vari tipi di sofferenza, siano solo l’inevitabile conseguenza di un atteggiamento di separazione dentro cui mi sono adagiato e che abitualmente dura da anni, secoli, millenni.
Ecco ciò che il Diksha riesce a fare: affievolire la separazione apparente. Credo che con le mie sole risorse personali non ce la farei! Come Diksha giver posso richiamare il Diksha su me stesso, cosa che faccio quotidianamente e ciò mi è di grande aiuto nelle relazioni e nella guarigione.

- Qual è la prima cosa che diresti a chi vuole avvicinarsi al Diksha?

Gli direi: sii generoso con te stesso(a) e un giorno vicino sarai la generosità personificata e vivrai nell’abbondanza del Tutto.

Immagine | seeveeaar