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Rafano: proprietà, uso, valori nutrizionali

A cura di Maria Rita Insolera, Naturopata

 

Il rafano, detto anche barbaforte o cren, è una pianta erbacea perenne (Armoracia rusticana) della famiglia delle Crocifere. Originario della Russia meridionale, in Italia si trova allo stato spontaneo in luoghi umidi e nei pressi di corsi d’acqua. Pur essendo una specie perenne, il rafano viene coltivato per consumo come pianta annuale. Scopriamolo meglio.

>  1. Proprietà del rafano

>  2. Calorie e valori nutrizionali

>  3. Controindicazioni del rafano

>  4. Come si usa la radice di rafano

Rafano, proprietà e uso

 

Proprietà del rafano

La radice del rafano, grattugiata e ridotta in salsa, possiede alcune proprietà salutari e curative:

  • Stimolante gastrico (l’olio essenziale, fortemente aromatico, favorisce la produzione di succhi gastrici, aiutando la digestione e stimolando l’appetito);
  • ottimo integratore di vitamina C (visto che il rafano ne contiene buone quantità).

Il rizoma e la radice del rafano conservano le proprietà terapeutiche finché sono carnosi e hanno odore forte e pungente. Il rafano è quindi da usare fresco.

Il rafano stimolando la secrezione delle mucose gastriche, facilita la digestione, aiutando lo stomaco a produrre gli acidi necessari. Consente poi all’intestino di liberarsi dal ristagno di gas; ha effetto diuretico ed è un buon antisettico a livello urinario e polmonare.

La radice del rafano si rivela preziosa nelle malattie delle vie biliari, risulta efficace anche nell’affrontare il raffreddore accompagnato da catarri bronchiali e le sindromi influenzali.

Quanto all’uso esterno, risulta di grande efficacia per alleviare i dolori procurati dalla sciatica.

 

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Calorie e valori nutrizionali del rafano

100 g di rafano contengno 48 kcal.

La radice del rafano è particolarmente ricca di vitamina C e vitamina B, ma contiene anche sali minerali come calcio, magnesio e sodio, proteine e fibre.

Componente caratteristico della radice è un olio essenziale volatile costituito da varie sostanze (solfocianato di allile, solfocianato di fenilproprile, solfuro di diallile), le quali conferiscono al rafano l’inconfondibile sapore piccante e acre, paragonabile a quello caratteristico della senape o del peperoncino.

 

Controindicazioni

Occorre prestare attenzione nel maneggiare la radice del rafano, essa infatti emana un aroma molto intenso da provocare lacrimazione, irritazione delle congiuntive e perfino cefalea, tosse e spossatezza in chi ne debba maneggiare grandi quantità.

Inoltre bisogna fare attenzione alle precauzioni perché in dosi eccessive può provocare irritazioni gastriche ed enteriche. 

 

Come si usa la radice del rafano

Del rafano si usa la radice che è bianca e succosa, a forma di fittone. Quando la radice fresca del rafano viene tagliata o ancora meglio grattugiata, sprigiona una essenza molto piccante, ottima per insaporire i cibi.

Oltre che come pianta officinale, il rafano gode infatti da secoli di una grande fama come aromatizzante di vivande. Con il succo ottenuto da questa pianta viene prodotta una salsa piccante e appetitosa nota con il nome di cren.

La radice del rafano, grattugiata e ridotta in salsa può essere usata per applicazione esterne a scopo terapeutico come rimedio a:

  • Dolori reumatici: applicazioni di radice di rafano grattugiata finemente e mescolata a qualche cucchiaio di aceto di vino rosso, sono di aiuto in caso di dolori;
  • Bronchiti: un impacco di radice di rafano ridotta in poltiglia applicato sul petto ha azione anticatarrale.

 

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