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LE PRINCIPALI DIVINITÀ DELL’INDUISMO

L'induismo è una religione unica nel suo genere, dove monoteismo e politeismo convivono, come la luce bianca e i colori che derivano dalla sua suddivisione. Proviamo a districarci in questo interessante labirinto di divinità.

Tra tutte le religioni più importanti e diffuse al mondo, l’induismo è senza dubbio quello che presenta il sistema di divinità più comlpesso e numeroso: frattalico, pieno di livelli interconnessi, che strizzano l’occhio tanto alla mitologia, quanto all’occultismo e alla filosofia.

Si tratta di un’armonia eterogenea, dove il micro e il macro coesistono, si oppongono e sovrappongono, talvolta combaciando e lasciando intravedere dietro il velo dei simboli la segreta unità delle divinità.

Infatti, una delle caratteristiche principali dell’induismo è il concetto di unità: solo un Divino eterno, assoluto ed infinito esiste, e tutte le forme e i nomi delle singole dività e degli esseri viventi e non, non sono che suoi aspetti, temporanei, eterni o ricorrenti.

Il Divino quindi non è solo una condizione trascendente e irrappresentabile, neanche si limita ad essere un qualche Dio personale distante dal mondo al cospetto del quale vivere.

Il Divino non si limita nemmeno ad essere la Natura che domina la moltitudine degli universi che vediamo e in cui viviamo, nè si riduce alla scintilla individuale chiamata anima.

Tutto è un aspetto del Divino, e tutto può risalire ad esso nei suoi aspetti personali, cosmici e trascendentali.

 

Tat e Sacchidananda

Detto questo, esiste un elenco sistematico di divinità basato sui testi calssici induisti, che aiutano a districarsi nel labirinto di divinità classiche induiste.

All’apice di tutto c'è un indefinibile Tat trascendentale, letteralmente “quello”, Assoluto senza forma.

Per venirci incontro, Tat si suddivide in 3 parti, ancora concettuali, che in realtà sono sfumature dell’Uno. Viene per questo chiamato Sacchidananda, modo per attribuire delle prime qualità all’Assoluto.

Letteralmente infatti significa Esistenza (Sat), Coscienza (Cit), e Beatitudine (Ananda).

Sotto il livello di Sacchidananda cominciano ad apparire le divinità personali, e non piu’ astratte. Le prime tre, le più importanti, compongono la Trimurti.

 

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Il principale pantheon induista

La Trimurti si compone di:

> Brahma, il dio della Creazione;
Vishnu, quello della preservazione;
Shiva, il dio della distruzione o del riassorbimento
.

Si tratta di tre aspetti o funzioni dell’Assoluto che emana l’universo fuori da sè, lo supporta, e lo trasforma e riassorbe.

Questi 3 dei hanno delle consorti, poteri assoluti femminili corrispondenti: Sarasvati è la sposa di Brahma, Lakshmi quella di Vishnu, e Parvati quella di Shiva.

Ognuna di queste divinità femminili si può manifestare sotto forma di svariati aspetti specifici: Kali, Uma, Durga, Tara ed altre.

C’è da dire poi che Vishnu si è incarnato nel tempo come avatar, ovvero con un corpo materiale per aiutare l’evoluzione in tempi di crisi. I più famosi avatar sono Rama, Krishna e Buddha.

Infine vanno aggiunti i vari figli e gli amici di queste divinità principali, tra i quali è impossibile non citare Ganesh, dalla testa di elefante, e Hanuman, il dio scimmia.

 

Le divinità vediche

Sotto questa Trimurti si staglia tutta una serie di divinità risalenti ai tempi vedici, talvolta interpretate troppo frettolosamente come divinità degli elementi, ma recanti invece nei loro simbolismi elementi mistici e psicologici molto profondi.

Abbiamo quindi:

Agni, il dio del fuoco e della volontà divina nell’essere umano;
> Indra, re degli dei, dio del fulmine e della mente più alta;
> Surya dio del sole e della conosenza divina;
> Chandra dea della luna;
>
gli Ashvin, i medici gemelli dalla testa di cavallo;
> Vayu dio dei venti e del soffio vitale;
> Varuna, dio degli oceani;
>
Mithra, dolce divinità dell’amicizia e degli accordi;
> i Marut, divinità delle nuvole;
>
Usha, la divinità dell’aurora;
>
Soma, dio dell’immortalità e della beatitudine;
> Aryaman, dio del sacrificio;
>
Kama e Bhaga, divinità dell’amore e del piacere.

 

Le divinità minori nell'induismo

Nel pantheon delle divinità indiane rientrano anche le divinità minori locali, spesso aspetti specifici di divinità più note, e persino gli asura e i rakshasa, ciò che in Occidente definiremmo demoni o titani.

Persino essi sono emanazioni del Divino assoluto ed unico, ed anche essi contribuiscono all’evoluzione, sebbene in una maniera che previene gli umani dal venerarli.

Ciò detto, nei testi sacri è fatta menzione della loro origine divina e spesso le divinità che le combattono mostrano loro rispetto e in un certo qual modo una forma di amore che rende la distruzione del demone sacra e profittevole sia per il progresso dell’universo che per quello dell’anima del demone stesso.

 

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Foto: khwaneigq / 123rf.com

 

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