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COS’È DAVVERO L’ILLUMINAZIONE?

Cos’è l’illuminazione? Come si raggiunge? Può un mero articolo aiutare a chiarire tanto di elevato e spirituale? Può l'illuminazione davvero essere un fine, un obiettivo? Proviamo a "fare un po' di luce" sul tema

Illuminazione e meditazione 

Il termine “meditazione” compare in assoluto per la prima volta nella storia dell’uomo nei testi sacri indiani chiamati Upanishad. 

La parola corrispondente è dhyana e viene usata in relazione a uno sviluppo della presenza su tutti i livelli. Uno stato di riflessione interiore silenziosa che tende a portare la quiete nella mente favorirebbe l’esperienza della “visione”, che può essere pensata come un forte contatto con se stessi e quindi con il flusso che ci è intorno e con cui possiamo entrare in risonanza.

A un livello mistico elevato l’illuminazione passa per una rivelazione della divinità onnipresente. Come se l’entità somma permeasse l’umano in modo totale.

Nella tradizione yogica pura, l’illuminazione è il settimo degli otto stadi indicati da Patanjali: in questo stato non c’è più chi medita ma la mente diventa e si fa pura meditazione essa stessa. Nella gestione quotidiana del nostro essere potremmo inserire la meditazione visualizzandola come assenza di pensieri, una consapevolezza che fa stare in ascolto semplice senza attesa, dove i pensieri non si susseguono l’uno con l’altro dando spazio al disordine che ci abita e nutrendolo. Questa capacità si può poi portare nel quotidiano sottoforma di abilità di ascolto e l’ascolto è proporzione diretta del livello evolutivo di un individuo. 

Ora, ci sono moltissimi tipi di meditazione, tanti quanti le tecniche per aumentare il flusso di energia al vostro corpo. Di fatto, anche l’anziano contadino che si lascia andare sulla sedia a dondolo dopo aver lavorato la terra potrebbe essere nel momento massimo di meditazione, sebbene non segua un metodo che sia brevettato o che pensi lui stesso di brevettare. Di fatto, molto dipende dalla fase del cammino personale in cui si è. Per incoraggiarvi (e farvi salvare qualche banconota, visti i guru in giro) vi ricordiamo che la meditazione del Buddha Śākyamuni e di altri saggi come Osho non si rifaceva a nessuna religione o filosofia, anzi faceva parte di un personale studio, ricerca, una propria via che a un certo punto a incontrato tutte le altre vie e ci si è fusa, nella comprensione che nulla è davvero separato. 

 

Avere la luce dentro 

Non possiamo pretendere di fornire gli strumenti per illuminarsi con un semplice articolo, ma ci sono delle “dritte” che possono aiutare - nel senso più semplice di tutti - ad aggiungere luce nella propria vita o almeno non nutrire uno stato di malessere in cui si potrebbe soggiornare per discreto tempo. E, di conseguenza, non creare ombra nelle esistenze degli altri.  

 

Ecco qualche dritta per sviluppare una disciplina interiore

 

Alcuni individui immersi tanto nella new age quanto nelle terapie alternative si trovano a vivere il desiderio ridicolo ma umano dell’illuminazione a tutti i costi. È come cercare di controllare, pratica in cui cadiamo tutti. Cercare di controllare oggetti, persone. Il possesso o controllo saranno sempre qualcosa di inevitabilmente limitato. E crea conflitto, un conflitto che alla lunga schiaccia e schiavizza anche il corpo, e di qui numerosi malesseri come cervicali, dolori articolari, mal di testa, mal di schiena. La grande bellezza dell’esistenza sta nel lasciar andare il potere di controllo e scoprire il potere dell’amore. Amore è da intendersi come armonia.

E qui sento di voler richiamare le parole di un grande yogi, scrittore e viaggiatore che è Apa P. Pant: “Non cercate oltre di controllare o controbattere questa o quella cosa, ma comprendete interiormente la bellezza della nube, di un fiume, di un albero, di un bambino, dell’erba e del vento; siate dentro tutte queste creature e non vi sentirete più in contrasto, in lotta con la realtà che vi circonda, ma in armonia con la Verità - e questo significa essere Uno"

 

Esercizio pratico su due livelli per illuminarsi un po’  

Nella gestione quotidiana del nostro essere potremmo inserire la meditazione visualizzandola come assenza di pensieri, una consapevolezza che fa stare in ascolto semplice senza attesa, dove i pensieri non si susseguono l’uno con l’altro dando spazio al disordine che ci abita e nutrendolo. Questa capacità si può poi portare nel quotidiano sottoforma di capacità di ascolto e l’ascolto è proporzione diretta del livello evolutivo di un individuo.  

Quindi il semplice esercizio potrebbe essere quello di svegliarsi al mattino (un po’ prima del previsto, se la giornata è densa di impegni) e portare l’ascolto su più livelli, tanto per dare ancora un po’ da fare alla mente se si sta appena iniziando nel processo del conoscersi in questo senso.   

  • Un primo livello potrebbe stare nell’ascolto dell’esterno (cercate un luogo non troppo rumoroso, se nella natura ancora meglio, avrete solo suoni naturali) e potete soggiornare in questo quieto ascolto per cinque minuti che vi sembreranno un’infinità. 
  • Un secondo livello è l’ascolto di come si muove il respiro nel corpo. Come posso ascoltare un movimento? È proprio questo il punto. Quando un essere si mette nel cammino della pace per se stesso e per gli altri, si aprono scenari magici come quelli che rendono possibile l’ascolto con gli occhi, la visione con il cuore, il tatto con il cuore. Queste sono solo parole, va fatta esperienza. E si inizia cercando pazienza verso se stessi. Grande pazienza verso se stessi.


Che significa essere zen quando il chiacchiericcio mentale è forte

 

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