Helicobacter pylori, cos'è e come si tratta

L’Helicobacter pylori è un batterio estremamente diffuso: l’infezione spesso è asintomatica, ma può provocare anche gastrite e ulcera. Cerchiamo di capire meglio come si diagnostica e come si cura.

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Cos'è l'Helicobacter pylori 

L’Helicobacter pylori è un batterio spiraliforme estremamente diffuso. Si trova nella parete interna dello stomaco ed è presente in circa la metà della popolazione mondiale.

 

Sebbene nella maggior parte dei casi l’infezione sia asintomatica, questo batterio è responsabile di gastrite e ulcera e considerato un fattore di rischio per il tumore allo stomaco. Si stima che rispettivamente il 90% delle ulcere duodenali e l’80% di quelle gastriche abbia un’origine infettiva.

 

Un po' di storia 

L’Helicobacter pylori fu scoperto per caso. Negli anni Ottanta gli scienziati Robin Warren e Barry Marshall dimenticarono in un armadietto alcune piastre contenenti succhi gastrici; dopo un po’ di tempo notarono che si era formata una sorta di patina, costituita da colonie batteriche di Helicobacter pylori.

 

La comunità scientifica capì così che lo stomaco, pur avendo un ambiente acido, non è sterile e anzi può essere oggetto di contaminazioni batteriche. Studi successivi arrivarono dunque a provare l’origine infettiva dell'ulcera: prima di allora si pensava che il problema fosse dovuto soltanto allo stress e a una cattiva alimentazione. Nel 2005, Marshall e Warren vennero insigniti del premio Nobel per la medicina.

 

Il contagio 

Come si prende l'Helicobacter pylori? Le cause esatte dell’infezione da Helicobacter pylori non sono ancora del tutto note. L’Helycobacter pylori è contagioso ed è presumibile che si propaghi da persona a persona, per via orale o oro-fecale, visto che l’uomo è l’unico serbatoio noto. Il contagio è possibile anche per mezzo di materiali sanitari, come endoscopi o sondini naso gastrici.

 

I bambini sono più a rischio degli adulti: nella stragrande dei casi non manifestano sintomi, ma alcuni possono manifestare nausea, vomito e diarrea. L’infezione è più frequente in condizioni igieniche scarse e nelle persone che vivono in ambienti eccessivamente affollati.

 

I sintomi 

L’Helicobacter pylori è spesso silente, soprattutto all’inizio. La maggior parte delle persone che contrae l’infezione non presenta alcun sintomo finché non compaiono complicazioni. 

 

Che problemi può dare l’Helicobacter pylori? È innanzitutto una causa comune della gastrite aspecifica, che si manifesta con fastidio nella parte superiore dell’addome, dolore sordo e urente alla bocca dello stomaco e rigurgito acido. Questi sintomi si manifestano solitamente due o tre ore dopo i pasti e sono alleviati dall’assunzione di cibo o di farmaci antiacido; il dolore può presentarsi anche nel cuore della notte, quando lo stomaco è vuoto. 

 

Altri sintomi meno comuni sono per lo più aspecifici e comprendono nausea, vomito e riduzione dell’appetito. L’infiammazione dello stomaco può rallentare la digestione, facendo percepire un senso di pienezza, gonfiore e flatulenza anche dopo un pasto leggero. 

 

L’Helicobacter pylori può dare anche sintomi alla lingua. La lingua bianca, in particolare, può essere la spia di questa infezione batterica così come di altri problemi gastrointestinali, epatici e respiratori: è dunque un sintomo che andrebbe segnalato tempestivamente a un medico.

 

Quali sono invece i sintomi dell'Helicobacter pylori, quando provoca un’ulcera gastrica o duodenale? In tal caso, i sintomi iniziali sono quelli già descritti. Considerato però che l’ulcera è di fatto un foro nella mucosa, il suo sanguinamento può far sì che il paziente vomiti sangue o noti che le feci sono di colore scuro, quasi nere. Se l’ulcera viene trascurata, può sentirsi anche debole, affaticato o perdere peso.

 

Nel lungo termine, l’infezione da Helycobacter pylori è associata a un aumento del rischio di carcinoma gastrico e di linfoma MALT (rara forma aggressiva di linfoma non-Hodgkin).

 

Quando rivolgersi al medico  

Avere occasionalmente qualche fastidio gastrico, magari in periodi di forte stress o alimentazione sregolata, è un qualcosa di normale che non dovrebbe destare preoccupazioni. 

 

Conviene invece rivolgersi al medico se i sintomi diventano fastidiosi, persistenti o ricorrenti. In particolare, bisogna chiedere un consulto tempestivo se si notano i sintomi dell’Helicobacter pylori alle feci, oppure se c’è uno scadimento delle condizioni generali con perdita di peso.

 

Di norma il primo consulto è con il medico di base che potrà poi inviare al gastroenterologo per ulteriori approfondimenti. Bisogna programmare controlli periodici – e avvisare subito di eventuali nuovi sintomi – anche se si ha una storia di ulcere peptiche e gastriti, se si ha familiarità con il cancro allo stomaco o se si soffre di altre patologie.

 

La diagnosi 

Esistono diversi test per l’Helycopacter pylori, più o meno invasivi:

  • Test sierologico, con la ricerca di anticorpi nel sangue: il suo limite sta nel fatto che li rileva anche dopo che l’infezione è stata trattata.
  • Test del respiro, o breath test: il paziente ingerisce una sostanza marcata con urea. Se il batterio è presente nello stomaco, produce un enzima che trasforma l'urea in anidride carbonica che può quindi essere facilmente rilevata.
  • Ricerca dell’antigene nelle feci: è un altro test per nulla invasivo, perché basta portare un campione di feci che verrà analizzato in laboratorio.
  • Gastroscopia: è l’esame ritenuto più completo, perché il medico vede le condizioni delle pareti dello stomaco e al tempo stesso raccoglie campioni. Questi ultimi vengono quindi esposti a una soluzione contenente urea e un indicatore di pH. Se H. pylori è presente, l'ureasi che produce cambierà il pH della soluzione, indicando la presenza del batterio.

 

Il breath test 

Il breath test è un esame non invasivo che permette di identificare la presenza di Helicobacter nel tratto digestivo. Questo test sfrutta la capacità del batterio di produrre un enzima chiamato ureasi, che è in grado di metabolizzare l'urea presente nello stomaco, producendo anidride carbonica e ammoniaca. 

 

Ecco, in breve, come si esegue:

  • il medico impartisce istruzioni precise sui cibi da evitare e sui farmaci che potrebbero influenzare il risultato;
  • il paziente beve una piccola quantità di urea marcata con un isotopo stabile di carbonio o azoto;
  • dopo 10-30 minuti, soffia all’interno di un contenitore sigillato;
  • il campione di respiro viene analizzato in laboratorio per misurare la quantità di anidride carbonica presente; 
  • un aumento significativo di anidride carbonica indica la presenza di H. pylori.

 

Il trattamento 

Dall’Helicobacter pylori si guarisce seguendo terapie appropriate. Di norma il medico prescrive un mix di due antibiotici (claritromicina, amoxicillina, metronidazolo o levofloxacina) per 10-14 giorni, accompagnato contestualmente da un farmaco antiacido (inibitore di pompa protonica) che crea un ambiente meno favorevole per la sopravvivenza del batterio.

 

Molti si chiedono se sia possibile eliminare Helicobacter pylori senza antibiotico: al momento la risposta è no, perché non sono state individuate terapie alternative. 

 

Se il primo ciclo non va a buon fine, dunque, si passa a una terapia con quattro farmaci: due antibiotici (metronidazolo e tetraciclina), un inibitore di pompa protonica e un quarto farmaco chiamato bismuto subcitrato. 

 

L'alimentazione

Abbiamo chiesto al dottor Giuseppe Iabichino, specialista gastroenterologo presso l’ospedale San Carlo - ASST Santi Paolo e Carlo di Milanocosa non mangiare quando si ha l’Helicobacter pylori.

 

“L'infezione da Helicobacter pylori è un’infezione batterica causa di diverse patologie gastroduodenali, come la gastrite, l'ulcera peptica, il linfoma gastrico MALT e l'adenocarcinoma gastrico oltre a diverse malattie extra-intestinali”, risponde. 

 

“Durante l’infezione da H. pylori è utile quindi eliminare tutti gli alimenti che stimolano la secrezione acida e in grado di irritare la mucosa gastrica. Questi alimenti includono:

  • caffè, cioccolato e tè nero;
  • bevande analcoliche gassate;
  • bevande alcoliche;
  • frutti aspri come limone, arancia e ananas;
  • cibi piccanti e speziati;
  • cibi ricchi di grassi come carni grasse, fritti e formaggi;
  • carni lavorate e cibi in scatola”.

 

“È invece utile consumare alimenti ricchi di omega-3 e 6, in grado di ridurre l’infiammazione gastrica, oltre ad avere una certa azione antimicrobica contro l’Helicobacter pylori. Questi alimenti includono il pesce fresco (in particolare salmone e pesce azzurro) ed olio d’oliva”, continua il dottor Iabichino. “È consigliato, inoltre, seguire una dieta ricca di frutta e verdura con un adeguato apporto vitaminico: le crucifere e il mirtillo rosso per esempio possiedono importante attività antimicrobica ed antinfiammatoria”.

     

"I consigli comportamentali includono l’astensione dal fumo oltre ad evitare l’assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) in grado di peggiorare l’infiammazione gastrica. Altri consigli utili da seguire sono quello di consumare con calma pasti non abbondanti ad orari regolari masticando bene. Al fine di migliorare il successo della terapia eradicante e per controllare i sintomi della terapia stessa, si è dimostrato utile la somministrazione di probiotici", conclude il gastroenterologo.