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ERBE E PIANTE OFFICINALI

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Uva ursina, quando e come utilizzarla

L'Uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) è una pianta della famiglia delle Ericaceae. Nota per le sue proprietà antinfiammatorie e antisettiche, è utile per i disturbi delle vie urinarie. Scopriamola meglio.

>  Proprietà dell'Uva ursina

>  Modalità d'uso

>  Controindicazioni dell'Uva ursina

>  Descrizione della pianta

>  L'habitat dell'Uva ursina

>  Cenni storici

Uva ursina


Proprietà dell'uva ursina

Le foglie di uva ursina sono impiegate in fitoterapia contro numerosi ceppi batterici comunemente responsabili di infezioni del tratto urogenitale, perché agisce sia sull'infiammazione, che sull'infezione. Infatti la pianta è in grado di determinare un'azione antimicrobica, antinfiammatoria e calmante lo stimolo continuo della minzione. 

Tra i vari principi attivi che compongono il suo fitocomplesso, l'arbutina è un glicoside a struttura isochinolinica, capace di scindersi a contatto con le urine in glucosio e idrochinone. Quest'ultimo processo è favorito dall'alcalinità delle urine, quindi nel caso di quei batteri che rendono l'ambiente basico come Proteus vulgaris o Klebsiella pneumoniae, l'uso dell'uva ursina risulta più che mai appropriato; mentre nel caso di urine acide è bene alcalinizzare artificialmente col bicarbonato di sodio. 

L'idrochinone, insieme agli eterosidi fenolici ((6-10%,) presenti nel fitocomplesso, svolge un'azione antibatterica, specialmente nei confronti degli stafilococchi e dei Escherichia coli, responsabili della maggior parte delle infezioni urinarie

I tannini gallici (15-20%) proteggono le mucose delle vie urogenitali, ostacolando l'aderenza dei microbi all'epitelio; hanno proprietà astringenti in quanto contrastano l'eccessiva produzione di muco, prodotta dai tessuti infiammati. Questa attività, in particolare, risulta utile in caso di diarrea che spesso è associata proprio alla cistite. 

Infine i triterpeni (acido ursolico) e i flavonoidi (iperina, isoquercitina) lavorano in sinergia con l'arbutina, esercitando un'azione diuretica e antinfiammatoria, utilissima nelle infezioni, caratterizzate da forte bruciore, che necessitano un risciacquo di tipo meccanico dei condotti urinari.

L'uva ursina può essere efficacemente prescritta in caso di cistite acuta, cistite cronica, nell'uretrite, nella colobacillosi. Un'indicazione d'uso interessante, in ambito geriatrico, è l'ipertrofia prostatica con componente infiammatoria ed infettiva e le cistiti da catetere

 

Modalità d'uso

USO INTERNO

Le preparazioni più comunemente consigliate sono l'infuso, il decotto o il macerato freddo. L'assunzione di liquidi e l'attività diuretica che ne consegue espletano un'azione lavante sulle vie urinarie, potenziando l'attività antimicrobica dell'arbutina. 

INFUSO: 1 cucchiaio foglie di uva ursina, 1 tazza d’acqua 

Versare l'uva ursina nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berne 4 tazze al giorno lontano dai pasti.

Tintura madre di uva ursina: 80 gocce in 1L e 1/2 d’acqua minerale, da bere nell’arco della giornata, lontano dai pasti.

 

Puoi approfondire le proprietà e gli usi della tintura madre di uva ursina

Tintura madre di uva ursina

 

Controindicazioni dell'uva ursina

L'uso dell'uva ursina è sconsigliato in caso di gravidanza, allattamento e insufficienza renale. Inoltre, se ne sconsiglio l'uso prolungato che può portare irritazioni alla mucosa gastrica, nausea e vomito.

 

Descrizione della pianta

Piccolo arbusto dell'altezza di circa 30 cm a rami striscianti. Le foglie sono obovate, coriacee, sempreverdi, di color verde scuro, cambiano ogni tre anni.

I fiori sono rosei, penduli, si raccolgono in piccoli grappoli terminali e portano piccole bratee alla base del pedicello. I frutti sono piccole bacche (drupe) rosse dal sapore non molto gradevole, contenenti una polpa acida e farinosa non commestibile. 

 

L'habitat dell'uva ursina

L'uva ursina è diffusa nel nord Europa, Asia e nord America; cresce bene anche nell'Italia del Nord e del Centro, su terreni pietrosi e zone boschive aperte, in prevalenza sulle Alpi e sugli Appennini. 

 

Cenni storici

Sconosciuta ai Greci e ai Latini, pare sia stata importata dall'Asia e poi scoperta dal botanico francese Michel Adanson nel 1763 che le la classificò col termine Arctostaphilos (dal greco actòs che significa"orso" e staphilos "uva") per la credenza popolare che gli orsi ne andavano ghiotti.

I primi studi scientifici sulle proprietà della pianta iniziarono a Padova nel 1764 con il farmacologo Girardi, il quale dimostrò l'azione solvente sui calcoli renali.

 

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Immagine | Summitpost.org | Rifgarden.com

In collaborazione con Erboristeria del Pigneto

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