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LUCREZIO, INSEGNACI (DI NUOVO) LA NATURA DELLE COSE

Che c'entra la poesia in latino con gli altri articoli sulle cure naturali? Perché dovremmo tornare a una voce illustre del passato per stare meglio nel presente? Quanta distanza c'è tra la natura delle cose e la scienza al punto in cui è giunta oggi?

Quando leggevo il De rerum natura volevo stare in giardino. Il vocabolario si riempiva di fili d'erba e poi, di solito, iniziava a piovere. Arrivava quel tepore delle ore che separavano dal risveglio e c'era il piacere dello studio, lasciata alle spalle l'estate.  

C'è qualcosa in questo libro. Lo capimmo subito, da studenti. Lo riscoprimmo dopo, da adulti. Ad esempio grazie al coreografo Virgilio Sieni. Il suo spettacolo "La natura delle cose" ispirato al De rerum natura lo vidi al Teatro Valle (prima che lo occupassero, o meglio, prima che i tagli drastici convogliassero bellissime anime a tenerlo comunque in vita). Uno spettacolo incredibilmente soffice e vivo.  

C'è qualcosa nel De rerum natura

Prima di tutto: una meditazione luminosissima su ciò che anima quel che ci tiene in vita. Quel che ci tiene in vita anche se ce lo dimentichiamo.  

Stephen Greenblatt, critico letterario anglosassone, ha scritto "The Swerve: How the world became modern", un bello studio sull'influenza che il poema lucreziano ha esercitato sul Rinascimento italiano. In che modo? Lucrezio propone una visione del mondo che il Medioevo pareva avesse divorato del tutto. 

Una visione tutta insaporita di naturalismo, razionalismo, materialismo. Tre parole difficili. Allora mettiamola così. Lo scrittore dice al lettore: Guarda, guarda cosa ti circonda, non è meraviglioso?

Guarda di cosa fai parte.

Non avere timore (men che mai di Dio), non pensare che la separazione tra Terra e Cielo sia insormontabile e non pensare che la realtà sia strutturata in modo gerarchico (Dante in questo aveva fatto il suo). 

No, tu puoi immergerti in ciò che ha amore e ti dà amore: la natura.

Uomini, donne, animali, piante che dialogano tra loro in vari modi, funzionali, spontanei, meravigliosi e spesso sorprendenti. 

Ci sono segreti da indagare, meccanismi da conoscere, rivelazioni da custodire, esperienze da costruire. E tanta, tanta abbondanza a disposizione.

Composto tra il 49 e il 48, al profilarsi della guerra civile (dalla Repubblica al Principato), il poema si ispira alla filosofia epicurea presentando una concezione della realtà svincolata dalla "mannaia degli umori" degli dèi tradizionali.  

 

Che legame c'è tra Tolkien e San Francesco?

 

 

Le lezioni di Lucrezio da usare oggi

Lucrezio ci dice una cosa che conviene ricordare: siamo uno di una moltitudine (qui echeggia l'insegnamento di Gurdjieff, moltissimo). Dio è impegnato a far altro, non conviene temerlo. Se ti pensi tassello di un cosmo sconfinato, come puoi lasciare lo spazio al timore?

E se si ringrazia per possedere una ragione, è con essa che possiamo comprendere la natura delle cose, al di là di paure irrazionali di programmazioni legate alla religione e magari tutte riconducibili a quella fondante: la paura della morte. 

Questo è il passo che ci consente di muoverci dal demonizzare la mente, rendendola invece strumento in accordo con gli altri centri. 

E ci consente di vivere una vita appetitosa

Lontano dalle imposture delle religioni storiche, portatore di un modello di mondo alternativo a quello ebraico e cristiano, Lucrezio va letto. Per comprenderlo o per far avvicinare qualcuno, uno splendido regalo anche per il non compleanno di qualche amico/a o parente è "Come stanno le cose, il mio Lucrezio e la mia Venere" del buon Piergiorgio Odifreddi. Non didascalico ma caldo, non noioso ma agilmente formativo. 

D'altra parte, «L'opera poetica di Lucrezio», aveva scritto Cicerone al fratello Quinto l'11 febbraio del 54 a. C., «è proprio come mi scrivi, rivela uno splendido ingegno, ma anche notevole abilità artistica». Virgilio lo aveva lodato (pur senza nominarlo) nelle Georgiche. E Ovidio aveva scritto estasiato: «I versi del sublime Lucrezio sono destinati a perire solo allora quando in un sol giorno tutta la terra sarà distrutta». Riaprire questo poema è anche non andare in quella nefasta direzione. 

Perché, guardando indietro, talvolta è possibile ci si guardi meglio dentro e intorno. 

 

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