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I CONSIGLI CONTRO GLI ACQUISTI

Il ciclo della dipendenza dagli acquisti inutili va frenato, per il benessere del Pianeta e dell'uomo. Ecco cosa ne pensa Cinzia Picchioni, sostenitrice della semplicità volontaria, che vive e lavora in Piemonte.

“Non ho e non voglio un telefono cellulare e non ho una casella di posta elettronica”, così scrive Cinzia Picchioni, autrice del libro Consigli contro gli acquisti. Consumare meno e vivere meglio con la semplicità volontaria. Non solo non possiede il cellulare, ma nemmeno si connette ad internet, almeno non da casa propria e solo in casi di vera necessità.

Non lava con i detersivi, non beve acqua imbottigliata nella plastica ed è una di quelle persone che, in prossimità di un nuovo acquisto, si chiede “mi serve davvero?”.

Abbiamo intervistato Cinzia Picchioni perché il suo libro (intitolato per l'appunto Consigli contro gli acquisti) ci è parso non solo una raccolta di consigli e di informazioni su come si può vivere bene, risparmiando, ma anche perché lei stessa è l’esempio vivente di come si possa vivere non bene, ma ancora meglio, sia fisicamente che psicologicamente e spiritualmente, maturando ogni giorno una sempre maggiore consapevolezza riguardo alle proprie azioni.

 

Meno è meglio, disimparare, sottrarre invece che addizionare. Non andare al centro commerciale, ma recarsi al negozietto sotto casa, scambiare due chiacchiere, stringere nuovi rapporti positivi e propositivi, confrontarsi, partendo dal piccolo e dal quotidiano, attraverso l’esempio e l’azione in prima persona. Questo mi par essere il messaggio al cuore di “Consigli contro gli acquisti”. Messaggio lodevole, ma non sempre facile da ascoltare e assimilare. Cosa secondo lei blocca l’uomo dal cambiare le proprie cattive abitudini? Qual è il passo più difficile da fare?

La non consapevolezza. Il "non lo sapevo!", il pensare che una singola azione sia troppo poco e così "per rischiare di fare poco non faccio niente". Invece, non vorrei sembrare retorica, ma l'oceano è fatto di gocce!

Perciò occorre l'informazione, ma soprattutto... fare il primo passo (per quanto piccolo ci possa sembrare), ed ecco la seconda domanda: "Qual è il primo passo difficile da compiere?" Se è difficile è meglio non compierlo. Dico sempre, quando mi invitano a parlare della semplicità volontaria, che una volta ottenute le informazioni su che cosa "bisognerebbe fare", bisogna scegliere una cosa, anche una sola cosa che sembri possibile, e cominciare da quella. Anni fa mi hanno invitata in un liceo torinese (l'illuminata insegnante di matematica!) e alla fine dei quattro incontri ho chiesto agli studenti di scrivermi su un biglietto anonimo quale - fra tutte le pratiche che avevo illustrato - avrebbero potuto fare dalla sera stessa.

Qualcuno ha scritto "spegnere gli stand-by" (e avevo parlato anche di boicottare le banche, diventare vegetariani, non avere l'auto, non avere il cellulare eccetera). Bene! Sembra poco? Lasciandoli accesi si spendono da 40 a 150 € all'anno, producendo 44 chilogrammi di CO2, non mi sembra poco! E poi l'effetto domino farà il resto.

Cominciare da una cosa pur piccola, ma che sia possibile per noi. Non pensiamo di poter fare tutto (altrimenti ci scoraggiamo e finiamo col non far niente), pensiamo di poter fare "la nostra parte". Niente è inutile.

 

Serge Latouche, come lei stessa cita, condannava già anni addietro la società occidentale, che bombarda e ci rende, attraverso i messaggi pubblicitari, degli "inconsapevoli tossicodipendenti". Lui stesso dice “si deve forzare la gente a consumare le cose di cui non ha bisogno”. Impressionante a pensarci bene. Il pianeta Vede, più che mai attuale, è un film degli anni ’80 che rimanda lo stesso messaggio. Quello di una società che, allontanandosi dalla semplicità, si allontana dalla gioia. Depressi, tristi, individualisti. Siamo ancora così o ci sono spiragli tra i giovani?

Semmai siamo peggio di così! Avendo a che fare con molte persone nella diffusione della semplicità volontaria mi sembra di poter timidamente affermare che ci siano degli spiragli di luce tra i giovani, ma certo da giovani si fa ancora più fatica perché i messaggi intorno li martellano con valori contrari alla semplicità volontaria. Ma non importa, uno alla volta...


Semplicità volontaria, vivere in maniera più semplice sul Pianeta: usare di meno e consumare di meno. Oltre all’ecofazzoletto, ovvero il fazzoletto di stoffa, mi può indicare i cinque punti fondamentali da cui partire, quotidianamente, per avviare il cambiamento?

1. Chiedermi se quello che sto per comprare mi serve davvero.

2. Smettere immediatamente di acquistare, consumare, bere acqua imbottigliata nella plastica.

3. Smettere di mangiare gli animali.

4. Smettere di usare il detersivo per la lavatrice e utilizzare le "palle lavanti" di cui parlo anche nel libro.

5. Ogni giorno ripartire dal punto 1, che è all'origine anche di tutti gli altri: fermarmi un momento e chiedermi: "Mi serve davvero?", dopo un po' di tempo di solito la risposta diventa "No". E l'effetto domino di cui abbiamo già parlato farà il resto.

 

Cinzia Picchioni

 

Togliersi le scarpe prima di entrare in casa. In Italia se fai una cosa del genere è stravaganza; in paesi come l’India o l’Islanda, anche il solo fatto di togliersi le scarpe per entrare in casa è segno di rispetto. Qual è la società attualmente “migliore” in tal senso, da cui possiamo prendere esempio secondo lei?

Sicuramente direi il Buthan [piccolo stato montuoso dell'Asia, localizzato nella catena himalayana, ndr]

 

Gli Eco-Istituti. Nascono in Germania e ve ne sono anche in Italia, a Oggiono o a Torino, dove lei stessa collabora. Cosa ne pensa? Sono utili punti di incontro e di diffusione di messaggi positivi?

Sì, certo, purché non diventino solo "di facciata".

 

Come fare ecologia in ufficio?

 

Infine, proprio aprendo il suo libro, subito mi hanno colpito le prime pagine: la scelta green anche nel non consumo di carta. Lei fa parte di “Autori amici delle foreste”. Informandomi ho visto che sono sempre di più gli editori ed autori green consapevoli, e non solo dei contenuti. Il suo libro vuole essere un buon esempio pratico anche per colleghi scrittori?

Sì, ma come ha visto sono già parecchi gli scrittori aderenti, non ho la presunzione di fare da esempio.

Anche in questo caso vale la pena di scriverlo e di farlo sapere perché così anche altri possano porsi il problema, fino ad arrivare agli estremi di pubblicare solo con editori "amici delle foreste" e/o scrivere recensioni di libri solo se stampati su carta riciclata o almeno certificata e/o comprare solo libri stampati su carta riciclata (un po' come decidere di acquistare cosmetici solo se non testati sugli animali) ecc. Prima inform-azione e poi azione.

Decrescita, mito o realtà attuabile?

 

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