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L'intesa tra medico o terapeuta e paziente

Torniamo a riflettere sulla gestione del dolore o l'interpretazione della domanda che il corpo e la psiche vi stanno ponendo e che assume la forma di un disturbo. Come sviluppare, sulla base di questo fattore, un'intesa col medico o terapeuta cui ci si affida

L'intesa tra medico o terapeuta e paziente

Conoscersi è anche conoscere i propri limiti. Avere a che fare con un medico o un terapeuta, a maggior ragione, vuol dire affidarsi a esperti che saranno pur tali, ma avranno sempre, in quanto umani, dei limiti.

La stessa pazienza e cura che porrete nell'ascoltare i vostri sintomi, nel capire la natura del corpo, cercate di adottarla anche nella relazione con chi vi cura. Si tratta di un vero e proprio lavoro sulla predisposizione che, alla lunga, può dare ottimi effetti sul versante del vostro benessere naturale. Con risultati fruttuosi per entrambe le parti.

Vediamo da vicino come migliorare l'intesa tra medico o terapeuta e paziente.

 

Annotare i sintomi

Per facilitare l'intesa con il medico o il terapeuta di medicina complementare può essere utile, prima di ricorrervi, annotare i propri sintomi, mentalmente o davvero per iscritto. Tenendo una sorta di diario mentale o reale, cartaceo del dolore. Chiedetevi: quando peggiora, se è scatenato da fattori particolari, se la natura e la frequenza degli episodi di dolore cambia, se si sviluppano altri sintomi.

Questo "diario di bordo" di una nave che è il vostro corpo può aiutare molto il medico e il terapeuta. Molto più di risposte approssimative e vaghe a domande che vi verranno comunque poste, se vi trovate di fronte a un professionista serio.

Un consiglio: che questa agenda sia produttiva nel senso della relazion d'aiuto e non diventi una sorta di schiavitù che crea ulteriore disagio. Non concentratevi ossessivamente su voi stessi. Appuntate solo ciò che è davvero rilevante. Per non far venire meno questo aspetto di essenzialità e non ridondanza ipocondriaca, tornate al respiro quanto più spesso potete e chiedetevi se davvero quel dolore esiste.

 

L'intesa tra medico/terapeuta e paziente

Cercate di essere precisi e chiari quando spiegate come vi sentite. Immaginate di doverlo rispiegare a voi stessi. La descrizione del dolore è importante.

Quando lo specialista vi darà un quadro generale della vostra condizione dopo avervi visitato e aver visto gli esami, seguite attentamentela descrizione. Chiedete bene la ragione di ogni ulteriore esame che vi spingerà eventualmente a fare, visionate insieme i risultati. Potete prendere appunti, chi ve lo vieta?

Assicuratevi di aver capito come e quando iniziare una nuova eventuale cura. Se assumete farmaci e la cura che state seguendo li richiede, comprendete al meglio la posologia. Se la cura sembra non dare risultati sperati o si manifestano effetti collaterali, non interrompete di colpo, ma parlatene col medico.

Ricordate che nessun terapeuta o medico legge nel pensiero. Non potete presumere che sappiano alcuni aspetti del vostro vissuto, legati alla condizione che vivete, al disturbo che state cercando di comprendere.

 

Il successo di una terapia medica e non medica

Buona parte di questa intesa determina il successo della terapia, sia che stiamo parlando di medicina ufficiale sia di terapie naturali o complementari. Quando questa fiducia reciproca si interrompe, forse è il caso di cambiare. Non è comunque un passo da fare con leggerezza.

Se iniziate a ritenere che chi vi cura stia compiendo errori nell'approccio al vostro caso, se sospettate il generarsi di una qualche forma di velata dipendenza, se sentite un forte richiamo verso altre forme terapeutiche, che siano medicine alternative, complementari ad altri aspetti della medicina ufficiale. In tutti questi casi, fermatevi e riflettete nel silenzio. Le risposte hanno bisogno di spazio e tempo. Concedetevelo. Non c'è nessuna reale presisone né dall'esterno né dall'interno di ciò che vi abita.

 

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