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MOVIMENTO E CERVELLO: GUARDARE LO SPORT FA BENE

Guardando partite di qualsiasi sport alleniamo il cervello? Sì. E ampliamo anche la capacità di usare il nostro corpo. Capiamo meglio il gesto atletico, conoscendo il funzionamento del cervello. I tempi di risposta, il ruolo dei neuroni specchio, la memoria che guida l'azione motoria. E scopriamo che l'efficienza nello sport va di pari passo con il modo in cui viviamo la vita e la nostra capacità di realizzare progetti

Valentina Vezzali? Si allena 7 ore al giorno. Carolina Kostner si allena dall'età di 3 anni. La precisione, l'equilibrio, i tempi di risposta si lavorano a bottega. Il talento si unisce alla disciplina.

Ma può anche accadere che un limite diventi un punto di forza. Come? Lavorando di originalità e adattamento, come fece Dick Fosbury nel 1968; con lui il salto in alto si rivoluzionò definitivamente... L'atleta statunitense aveva capacità motorie limitate rispetto ai suoi rivali nel santo "ventrale". Si inventò di saltare di schiena, tra lo stupore e lo scetticismo degli spettatori. Il suo corpo si riassestò su un'idea originale scaturita da un impulso a farcela comunque.

Possiamo compiere una variazione tale anche noi? Sì, tutti, assolutamente sì.

Entriamo nel cervello e scopriamo come lo usiamo, quando siamo in movimento.  

 

Il cervello e i movimenti 

Nel movimento sono coinvolti tre centri cerebrali

  • Cervelletto, riceve gli impulsi dal midollo spinale e dall'encefalo, affinando la coordinazione visuo-spaziale e i gesti motori;
  • Sistema limbico, gestisce le emozioni e le motivazioni interne. E' da questa area che dipende la tolleranza alla fatica e la sopportabilità del dolore di ciascuno;
  • Telencefalo, separa l'informazione rilevante, prende decisioni, medita strategie cognitive finalizzate alla vittoria o all'esecuzione completa del movimento. Trasmette ordini volontari alla muscolatura corporea.

 

Quali sono gli sport che migliorano la memoria?

 

 

Guardare lo sport nella vita quotidiana

Efficienti nel movimento, efficienti nel quotidiano. Uno studio del Brain mind Institute di Losanna ha confermato che nei tennisti si rileva un'elevata precisione nell'individuare oggetti in movimento che li rende dotati di una percezione visiva maggiore rispetto ad atleti di altre discipline.

Questa abilità specifica si riflette anche su competenze più generali trasferibili a diversi contesti di vita. In sintesi, la competenza da ricercare non è tanto quella nel gesto specifico ma la capacità ad adattare le conoscenze a diversi livelli, come nel caso del sovracitato Fosbury. 

Possiamo lavorare sullo sviluppo di questa competenza anche quando non stiamo propriamente allenandoci. Quando noi guardiamo un atleta, cosa si attiva? L'encefalo. Quindi, quando siete sul divano, e osservate partite di qualsiasi sport, coinvolgete due aree: intrastriatale occipitale e frontale, temporale. 

Guardare gli eventi sportivi ci consente di sviluppare la memoria dichiarativa e di attivare i neuroni specchio, una classe di neuroni originariamente scoperti nella corteccia premotoria e in seguito identificati anche nel lobo parietale inferiore del macacoche si attivano sia durante l'esecuzione di un atto motorio sia quando si osserva qualcun altro compiere quello stesso tipo di gesto. 

In altre parole, quando guardiamo l'esecuzione di gesti atletici, memorizziamo quanto visto e ampliamo la capacità di usare il nostro corpo.

Certo, non vi stiamo inducendo alla poltrona. Occorre anche provare e riprovare un gesto, guidare le azioni iper-apprese con la pratica. Provando e riprovando si acquisisce maggiore conoscenza del corpo e ulteriore competenza fisica. L'apprendimento per prove e per errori crea un percorso utile per il cervello.

Chi ama il calcio, tra stop (collisioni anelastiche) e colpi di testa, giorno dopo giorno si allena a prendere decisioni in tempi ottimali. I tennisti allenano il sistema nervoso a dare risposte veloci e precise; ne beneficia la coordinazione visuo-spaziale.

I cestisti sanno prevedere con precisione l'esito di un tiro libero osservando i movimenti della mano di chi lancia, come un giocatore di cricket sa giudicare il tiro a seconda del movimento di preparazione del braccio. In chi inizia a sollevare pesi per un mese e mezzo ogni giorno, le fibre muscolari iniziano a lavorare compatte.

L'atleta del salto in lungo sa calcolare la velocità della sua rincorsa con l'angolo di decollo (26 gradi circa), prendendo sempre maggiore familiarità con la parabola che esegue con il suo corpo. 

Anche senza la specializzazione corticale di un atleta professionista, possiamo lavorare sullo spettro visivo, le modalità sensoriali e le strategie cognitive. 

Scarpette e fiato, buon allenamento. 

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Per approfondire:

> Cervello, disturbi e cure naturali

 


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