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I BENEFICI DELLO YOGA PER L'IPERTENSIONE

La nostra pressione si alza e si abbassa continuamente nell’arco della giornata a seconda di tantissimi fattori. A volte però il suo valore costante è troppo alto e si parla di ipertensione, una patologia che coinvolge un’ampia fetta della società non sempre consapevole di soffrirne. Prima di ricorrere al ricettario (o insieme ad esso) si possono tentare misure terapeutiche che vanno dal cambio di alimentazione allo yoga

L’ipertensione, specie ad un livello non grave, è uno dei disturbi tipici della società occidentale. Complice uno stile di vita poco attivo e l’alimentazione non sempre salutare (nonché molti altri fattori tra i quali la predisposizione genetica), il sangue di un buon 20% della popolazione adulta preme sulle pareti sanguigne in modo più intenso rispetto agli standard fisiologici.

Le possibilità di approccio al disturbo sono molte e variano in base alle caratteristiche del paziente: a volte è sufficiente apportare delle modifiche allo stile di vita, mentre altre è indispensabile ricorrere ad una terapia farmacologica al fine di ripristinare i livelli considerati normali.

Per evitare, o comunque ritardare il più possibile, questo secondo scenario, lo yoga può essere un’ottima pratica  per i soggetti maggiormente a rischio e per tutti coloro che si affidano alla migliore medicina possibile: la prevenzione.

 

Lo yoga quale strumento per controllare l’ipertensione

Il ruolo che lo yoga può esercitare in caso di ipertensione è stato ampiamente studiato e continua a essere indagato dalla comunità medica internazionale.

A titolo di esempio, citiamo la ricerca presentata lo scorso anno al meeting annuale della American Society of Hypertension tenutosi a San Francisco. È stata condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennslyvania e ha visto coinvolte 120 persone di 50 anni per 24 settimane. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: il primo ha portato avanti un programma di yoga, il secondo è stato sottoposto a un regime alimentare specifico e invitato a fare giornaliere passeggiate, il terzo ha sia fatto yoga che seguito una dieta.

Nonostante tutti e tre i gruppi abbiamo riscontato dei notevoli miglioramenti alla fine del periodo di sperimentazione, quelli che si sono dedicati alla pratica dello yoga hanno fatto registrare i progressi più marcati.

Commenta la dottoressa Debbie Cohen, coordinatrice della ricerca: “Finora sembra molto promettente che lo yoga possa essere una terapia utile per i pazienti con lieve-moderata ipertensione che vogliono evitare l’uso di farmaci. Questa tecnica potrebbe essere utilizzata anche come aggiunta ad altri cambiamenti nello stile di vita”.

Ovviamene, con questo si vuole incoraggiare a boicottare le cure tradizionali, ma si propone una disciplina da affiancare ad esse: nel quadro di un cambiamento del proprio stile di vita da un punto di vista dietetico, di attività fisica ed - eventualmente - farmacologico, lo yoga può occupare un posto di tutto rispetto e può annoverarsi tra le pratiche consigliate in caso di ipertensione sia come supporto alla terapia che a scopo preventivo.

 

Qual è la dieta adatta per chi soffre di pressione alta?

 

Qualche consiglio per una pratica consapevole in caso di ipertensione

Come abbiamo visto, il paziente iperteso potrà, previa approvazione del medico curante, trarre dei benefici importanti dallo yoga.

Come sempre, evitiamo di consigliare questa o quella posizione: specie in caso di patologie e se si è alle prime armi è indispensabile affidarsi ad un maestro preparato.

Inoltre, fornire indicazioni restrittive in merito agli asana sarebbe fuorviante dato che molte sono le variabili che vanno soppesate quando si prepara un programma specifico.

A livello generale, è possibile affermare che ogni pratica yoga tende a regolarizzare la pressione. La sinergia di asana, pranayama e meditazione, specie con una parentesi prolungata dedicata al rilassamento finale, non potrà che giovare ad una pressione troppo alta.

Nel caso specifico, sarebbero da evitare le posizioni capovolte e i piegamenti all’indietro perché potrebbero causare un aumento della pressione e dei rischi a ciò connessi (almeno all’inizio della pratica).

Questo fenomeno può verificarsi, in realtà, in ogni posizione troppo avanzata per il praticante che la sta eseguendo; dunque è importante mantenersi pienamente consapevoli e in ascolto durante l’esecuzione dell’asana. Se il respiro è calmo e ci si sente a proprio agio, con ogni probabilità, i valori pressori sono a posto.

Si raccomanda inoltre cautela nel passaggio da un asana all’altro specialmente nelle posizioni in piedi perché si è maggiormente esposti a giramenti di testa e vertigini. Nel pranayama andranno evitati, o comunque eseguiti sotto stretta osservazione di se stessi e del proprio maestro, esercizi come bhastrika o kapalabhati e tutti i pranayama che richiedono il trattenimento del respiro.

 

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