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LA SPUGNA VEGETALE

Di spugne vegetali ce ne sono davvero molte in commercio: dal konjac giapponese al bamboo, passando per la luffa, il ramié coreano e l'agave o sisal. Scopriamo insieme come utilizzarle!

La spugna non-vegetale

In commercio esistono diversi tipi di spugne, vegetali e non solo. Facendo una rapida panoramica sui prodotti naturali e sulle varie spugne in commercio, le prime spugne ad essere state impiegate per l’igiene personale sono state ricavate da animali appartenenti alla categoria dei poriferi. Le più utilizzate sono la Spongia officinalis e la Spongia equina, fatte da aghi di carbonato di calcio o silice, detti spicole, e da fibre proteiche di spongina, la proteina del collagene, che contribuisce a conferire morbidezza ed elasticità alla spugna.

Oltre alle spugne animali, esistono anche le spugne sintetiche. Si tratta di spugne prodotte in modo completamente artificiale, a base di poliestere e poliuretano a pori grossi o piccoli, molto resistenti agli strappi e poco assorbenti.

 

La spugna vegetale

Le spugne in materiale vegetale hanno diversa consistenza e provenienza. La spugna vegetale più nota e ultimamente più commercializzata è quella realizzata grazie alla luffa, una specie di lunga zucchina dalla consistenza fibrosa che, una volta fatta seccare e tagliata in pezzi, si utilizza per la pulizia e igiene della pelle del corpo, ma non solo.

Un altro tipo di spugna vegetale è realizzata a base di fibre di cotone; morbida e delicata è la spugna preferita dalle mamme per curare la pelle delicata dei bambini più piccoli. Spesso le spugne di cotone vengono anche unite a una parte di ramié, la Boehmeria nivea. Si tratta di una pianta della famiglia delle ortiche che viene dall’Asia. Dalla sua corteccia si ricava una fibra tessile, la ramia o ramié appunto, è molto resistente e al tempo stesso morbida e anallergica. E' usata da migliaia di anni per confezionare vestiti, spugne e tessuti.

Un’ottima caratteristica della spugna vegetale è spesso la sua capacità esfoliante. Alcune di queste spugne hanno infatti, oltre a un lato morbido, anche un lato più ruvido, sulla cui superficie vi sono dei semi naturali, solitamente si tratta di semi di mais, che permettono una pulizia profonda e insieme delicata della pelle.

 

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Ma le spugne vegetali non servono solo per la pulizia della pelle del corpo. In commercio ora anche in Italia, direttamente dal Giappone, arriva una spugna bianca dalla consistenza  lievemente gommosa e gelatinosa. Si tratta della spugna di konjac, ricavata da una radice giapponese dai grandi benefici. La spugna di konjac è infatti in grado di assorbire il sebo in eccesso, di detergere, idratare ed esfoliare delicatamente la pelle, eliminando così parte delle impurità.  

Un altro tipo di spugna vegetale è realizzata con bamboo e canapa. Il bamboo, morbido  e fresco, rispetta l’equilibrio idro lipidico della pelle, dando una protezione naturale all’epidermide, ma non solo. Possedendo la pianta stessa un agente antibatterico naturale, il bamboo kun, rende la spugna vegetale di bamboo antibatterica e antifungina. Il lato in fibra di canapa è invece utile per un peeling delicato, stimola la circolazione sanguigna e attiva la rigenerazione cellulare.

Per realizzare la spugna vegetale, possono ugualmente essere impiegati gambi o steli di vari vegetali insieme tra loro, come per esempio si fa con le fibre di cocco o di agave, o ancora di abaca, alfa, sunn. La spugna vegetale in fibra di agave, anche chiamata sisal, piacevolmente ruvida, è ideale per frizionare tutto il corpo anche prima della doccia: riattiva la circolazione, tonifica la muscolatura ed è utile per i trattamenti contro la cellulite.

Curiosità: perché si dice “gettare la spugna”?  I secondi, ovvero i coach dei pugili, quando vedevano che il loro atleta era in difficoltà o in pericolo, “gettavano la spugna”, che una volta si usava tenere in un secchio per rinfrescare e dissetare gli atleti, al centro del ring in segno di resa del loro pugile.

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