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BAMBINO NATURALE

Le fasi del parto naturale

Il parto naturale è la normale conclusione della gravidanza. Nella specie umana, la gravidanza dura in media 38 settimane e, poiché il concepimento avviene subito dopo l’ovulazione, che solitamente si verifica intorno al quattordicesimo giorno del ciclo, il calcolo del parto viene eseguito calcolando 40 settimane a partire dall’ultimo giorno della mestruazione. Per capire come avviene il parto naturale, possiamo individuare tre fasi principali: fase cervicale, fase dilatante e fase espulsiva. Scopriamole meglio.

>  Fase cervicale del parto naturale

>  Fase dilatante

>  Fase espulsiva 

>  Il dolore del parto naturale

Fasi del parto

 

Fase cervicale del parto naturale

Il periodo cervicale inizia con l’avvio del travaglio e termina con la completa maturazione del collo dell’utero. La durata di questa fase è molto variabile e può dipendere da diversi fattori. Solitamente nelle donne che partoriscono per la prima volta, è più lunga; è difficile stabilire una durata esatta ma, all’incirca, il collo, nelle primipare, impiega in genere 24 ore per modificarsi e prepararsi al passaggio del bambino; nelle donne che hanno già partorito, è più breve e dura, in media, circa la metà.

All’inizio del travaglio le contrazioni sono irregolari, per intensità e durata, e poco dolorose, per poi diventare sempre più ravvicinate, intense e regolari, quindi efficaci, cioè in grado di modificare la cervice uterina. Alle contrazioni si associa la discesa della testa del feto; come conseguenza avviene la maturazione della cervice uterina e il corpo della donna si prepara al parto vero e proprio. Il canale del parto si modifica, il collo dell’utero s appiattisce e diventa più soffice.

Il travaglio può essere preceduto o accompagnato da diversi segni: si può avere, per esempio, una piccola perdita di sangue misto a muco o la rottura prematura delle acque. Se le acque si rompono e il travaglio, dopo 24 ore, non è ancora cominciato, si ricorre solitamente all’induzione del parto perché il rischio di infezioni, dopo la rottura delle membrane, è più elevato.

 

Fase dilatante

È la fase attiva del travaglio. Le contrazioni diventano più frequenti, ravvicinate e intense e il dolore si estende anche alla zona lombare. Tutta l’energia di contrazione dell’utero si scarica sul collo dell’utero, facendolo ulteriormente dilatare.

La velocità di dilatazione del canale è variabilissima e dipende da tanti fattori ma soprattutto dal grado di morbidezza del collo dell’utero: più il collo è piano e soffice, più sarà rapida la dilatazione. In genere, comunque, volendo fare una media, il collo si dilata alla velocità di circa un centimetro l’ora nelle primipare, mentre nelle donne che hanno già partorito è solitamente più rapido.

Quando la dilatazione è completa, cioè intorno a 10 centimetri, si verifica la rottura delle membrane, se questa non è già avvenuta in precedenza.

 

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Fase espulsiva 

La fase espulsiva coincide con il parto vero e proprio e anche questa può avere una durata variabile in base a diversi fattori. Le contrazioni sono molto più intense, ravvicinate e prolungate. Durano circa un minuto e c’è una distanza di circa un minuto tra una contrazione e l’altra.

Durante la contrazione, la partoriente spinge, e durante la pausa tra una contrazione e l’altra viene invitata a riposarsi respirando in maniera efficace. La testa del bambino scende seguendo le spinte ed è quindi la prima a uscire; dopo la fuoriuscita del capo vengono disimpegnate le spalle, prima l’una e poi l’altra, e infine il resto del corpo.

Quando il bambino non è in posizione cefalica, cioè quando la parte presentante non è la testa, si preferisce praticare il taglio cesareo perché i rischi fetali connessi al parto sono molto elevati.

Una volta che il bambino è fuoriuscito, viene reciso il cordone ombelicale e l’utero si contrae e si accorcia. La placenta si stacca e viene espulsa progressivamente insieme al cordone ombelicale, eventualmente con l’aiuto di un massaggio da parte dell’ostetrica.

 

Il dolore del parto naturale

Uno degli aspetti che la donna incinta teme di più, quando pensa al parto naturale, è il dolore che si associa a questo evento. Innanzitutto, bisogna dire che il dolore del parto è soggettivo e non è uguale per tutte; molto dipende da durata e intensità del travaglio e da come procede la fase espulsiva. In parte, quindi, è questione di fortuna; inoltre, non tutti abbiamo la stessa percezione del dolore e la medesima resistenza.

Per alleviare il dolore associato al parto naturale esistono diversi metodi; molti ospedali, per esempio, offrono la possibilità di fare l’epidurale. Chi voglia, invece, un parto meno medicalizzato e più naturale possibile, potrà ricorrere a tecniche di rilassamento e respirazione che aiutano a controllare il dolore; attualmente è molto in voga il training autogeno respiratorio e si sta diffondendo, seppure lentamente, anche il parto con ipnosi.

 

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