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LA MEDICINA FUNZIONALE: DIETRO LE QUINTE DEL DISTURBO

La malattia richiede cura. Sì, ma cosa precede questa logica sequenziale? Cosa succede al nostro corpo prima di una malattia? Che cosa cambia nel nostro organismo prima della comparsa dei sintomi? È possibile intervenire prima dell’insorgere di un disturbo? Esploriamo la medicina funzionale, che pone su questi interrogativi le sue basi

Lo stadio del disturbo funzionale 

Prima di capire cosa sia la medicina funzionale, va detto che le moderne acquisizioni in campo medico, sia teoriche che pratiche, hanno debellato la quasi totalità delle emergenze acute, mediche e chirurgiche. Dal canto suo, la moderna farmacologia può sfoderare innumerevoli mezzi terapeutici per fronteggiare quasi tutti i cosiddetti “sintomi”, mentre la diagnostica strumentale è in grado di effetturare moltissime diagnosi a un livello accuratissimo.

Ciascuna di queste attività avviene su un soggetto già malato, solo dopo la manifestazione fisica di un disturbo. In effetti, si sà ben poco circa le modificazioni che avvengono prima che la patologia si manifesti con le alterazioni biochimico-strutturali tipiche della malattia. È impensabile che una cellula possa passare dal normale stato di salute allo stato di patologia senza prima passare attraverso lo stadio del disturbo funzionale.

 

La medicina funzionale: come funziona la funzione

La medicina funzionale tenta di fare luce sulla patologia della funzione, con l’utilizzo di modelli di analisi integrativi, conferendo nuova dignità alla biofisica. Questo tipo di medicina prende le mosse da un’attenta anamnesi delle varie patologie che hanno caratterizzato il paziente sin dalla nascita. Infatti, secondo questo approccio, ogni patologia pregressa e guarita ha comunque lasciato nel soggetto una traccia a livello organico, la quale modificherà la reattività e la risposta del singolo nei confronti di nuove fonti di stress. Mentre una patologia può coinvolgere un singolo tessuto, organo o apparato in maniera isolata, la disfunzione tocca, mediante catene causali consecutive, più organi e apparati anche non in apparente rapporto tra loro.

 

La medicina funzionale utilizza sistemi di misurazione mediante i quali spiega, e in seguito cura, tutti i disturbi funzionali generati dall’alterazione degli scambi informatici tra le cellule e, di conseguenza, tra gli organi. Queste informazioni trasmesse dalle cellule, sane o alterate, vengono interpretate dalla medicina funzionale individuando le distorsioni patologiche e quelle dei segnali emessi sotto forma di micro oscillazioni elettromagnetiche, mediante le quali gli organi si scambiano, in maniera costante e continua, informazioni. La medicina funzionale riconosce la cellula e la matrice extracellulare come unità funzionale della centrale biologica dell’organismo. Nel fare questo, considera l’organismo come un flusso di diverse funzioni interconnesse tra loro, secondo modelli di catene causali integrate in una visione globale che comprende psiche, sistema nervoso centrale e periferico, organi interni e ambiente esterno.

 

 

La diagnosi in medicina funzionale

La medicina funzionale è in grado di intervenire in fase preclinica, ben prima della comparsa della conclamata patologia. Questo significa che l’approccio non si focalizza sui sintomi, bensì sull’eziopatogenesi, vale a dire sulle cause, endogene o esogene che siano, che hanno contribuito al disturbo, inglobando non solo i difetti strutturali o ematochimici, ma anche gli aspetti regolatori e funzionali. La terapia si concentrerà esclusivamente sul ripristino della funzionalità del cosiddetto “sistema di regolazione di base”.

La diagnostica della medicina funzionale si basa in primis su una completa anamnesi, fisiologica e patologia, recente e remota, che deve tener conto dell’intero vissuto di un soggetto, quindi non esclusivamente delle informazioni sui sintomi in corso, qualora ve ne siano. Questi esami comprendono tutte le funzioni fisiologiche e tutti gli organi analizzabili, fornendo una valutazione globale dell’individuo, considerato come unico. Tra i metodi più utilizzati vi è l’esame dei punti riflessologici e metamerici, l’esame topografico della lingua, l’esame iridologico e la termodiagnostica. La lettura di questi parametri viene condotta in senso funzionale, oltre che patologico. Si aggiunge anche un esame di biorisonanza elettronica e un analisi del bilancio vitaminico ed ecologico dell’organismo.

 

L'energia, alla base di tutto

Al momento, esistono diverse scuole di pensiero, ma tutte sono fondate su un unico denominatore comune, ossia lo studio della materia vivente dal punto di vista energetico e quindi bioelettrico.
In realtà, già l’agopuntura cinese aveva insiti dei semi di medicina funzionale, sebbene gli antichi medici orientali non masticassero principi di biofisica nelle loro diagnosi e terapie. Tutto era basato quindi sullo studio funzionale dell’organismo e su terapie energetiche. Solo in seguito, il sopravvento della chimica e della biologia ha rivestito la medicina di una dignità scientifica.

Questo spiega come la medicina funzionale inglobi in sé diversi modelli di pensiero, antichi e moderni, tradizionali e non, in grado di fornire un’indagine olistica della persona e del suo organismo, da un punto di vista sia patologico che funzionale. In altre parole: a volte, a un’efficacia cellulare non sempre corrisponda un’efficienza della funzione biologica di organi distanti; così come non sempre i sintomi vengano determinati dalla patologia, ma da alterazioni della funzionalità del sistema di regolazione.

Immagine | Pingnews 

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