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ELOGIO DEL SENSO DEL DOLORE

ome funziona la soglia del dolore, cosa ci rivela il malessere fisico, come affrontarlo

Come della morte, del dolore si parla poco. Eppure è parte integrante della vita e strumento importante per conoscere se stessi.


Sentire troppo, sentire nulla

Partiamo dal caso reale di una bambina di 13 anni, Ashlyn Bloker, che in tutta la sua vita non ha mai provato dolore fisico. Detto così, verrebbe da invidiarla a distanza. Il caso è simile a quello di una stenografa canadese di cui si sparse notizia nei primi anni '70. La donna era piena di cicatrici, ferite, contusioni. Non solo: fu ricoverata ripetutamente per ustioni (il segnale arrivava solo dal puzzo di bruciato). Allo stesso modo, dovette combattere contro infezioni che di solito vengono arginate col riposo e piccole accortezze, in quanto il dolore ci avverte della necessità di farci curare. Non era dotata di riflessi interni che la mettessero in guardia in caso di imminente pericolo. 

Dal punto di vista fisico, i nervi che trasmettono il dolore mandano segnali elettrici al cervello quando entrano in contatto con qualcosa di molto caldo o molto tagliente, causando la risposta del cervello: spostare l'arto, muoversi dalla fonte di calore o dalla lama. I segnali elettrici sono trasmessi attraverso canali di ioni di sodio (atomi di sodio caricati positivamente) le cui “istruzioni” sono contenute appunto nel gene SCN9A. Nel caso della bambina, ci troviamo di fronte a una mutazione che le impedisce di creare quei canali, per cui gli impulsi elettrici che normalmente raggiungono il cervello non si producono mai.

Questi due casi ci insegnano qualcosa di importante, riassumibile in: se non sento dolore, non conosco il mio limite. 

 

Le reazioni sacre del corpo

Ma quali sono i preparativi che il corpo dispone in caso di allarme? 

Se si è feriti o colpiti, i campanelli di allarme che si attivano sono multipli e lavorano in sinergia. Il sangue, che in condizioni normali circola nei vasi cutanei e negli organi addominali, viene dirottato attraverso il cervello, i polmoni e i muscoli; il cuore aumenta il suo ritmo, si incrementa la pressione sanguigna. Tutto si predispone per intervenire contro la fonte di dolore. Il fegato secerne nella circolazione sanguigna lo zucchero che tiene accumulato e il sangue porta il nutrimento necessario ai muscoli. Nel caso di ferite, nel sangue avvengono mutamenti chimici in grado di farlo coagulare più in fretta, per evitare emorraggie. Nel caso di dolore che si origina da una fonte interna, la pressione sanguigna può abbassarsi, possono sopravvenire nausea, giramento di testa, vertigini.

Il dolore è di fatto un senso, come la vista, l'olfatto. Le terminazioni nervose sensibili al dolore sono distribuite nella pelle e negli organi e quando sono stimolate si sente dolore. L'intensità del dolore non dipende dalla quantità di tipo di tessuto offeso, ma dal tipo di offesa. In sintesi il dolore è una sorta di tachimetro che misura la velocità con cui sta avvenendo il danneggiamento dei tessuti. 

 

Affrontare il dolore con la meditazione

 

La scala graduata del dolore e la soglia del dolore 

La cosiddetta scala graduata del dolore è una tabella in cui sono organizzati i vari tipi di dolori fisici. Si basa sui risultati di prove effettuate con un colorimetro, apparecchio che misura il grado di dolore in “dol”, come unità di misura. A 10 ad esempio corrispondono alcuni dolori del parto, dolori momentanei da improvviso trauma, una sigaretta accesa tenuta contro la pelle, l’espulsione di alcuni calcoli renali. Subito sotto, compreso tra 9 e 7 ci sono alcuni tipi di attacchi cardiaci, alcune ustioni, crampi muscolari fugaci, cefalee da emorragie, infezioni o tumori cerebrali. Il 6 è di fatto la linea che separa questi dolori da altri più comuni come la maggior parte delle emicranie, dolori addominali da freddo durante la digestione, lombaggini e nevralgie, mal di denti, sinusiti, abrasioni cutanee.  

I recettori del dolore, le terminazioni nervose, sono distribuite nell’organismo secondo uno schema funzionale. Nelle aree dove una ferita può arrecare danni letali, come all’inguine e al collo, i nervi sensori sono in superficie. Non è lo stesso per le estremità (mani e piedi) che ne accolgono relativamente poche; la materia grigia interna al cervello è protetta dal cranio e manca di nervi che trasmettono il dolore, mentre le arterie che trasportano il sangue al cervello ne sono ricche.  

Il dolore di solito viene classificato secondo questa distinzione tripartita: 

  • Dolore puntorio, si avverte subito dopo l’ustione o la lacerazione che avviene su un punto specifico;
  • Dolore bruciante, più sordo, si estende nel tempo e si diffonde in una zona ampia;
  • Dolore profondo, nasce dalle terminazioni nervose degli organi interni piuttosto che dalla pelle.

 

La maestria del dolore 

Edward e Ruth Brecher nella pubblicazione “Il perché del dolore fisico”, selezionato dal Reader’s digest del lontano 1972 dal titolo “Le meraviglie del nostro corpo e come mantenerlo sano”, a fine pezzo, parlano del dolore in questi termini: 

“E perché i dolori fisici, come ciò che vediamo e udiamo, possono anche fornirci utili avvertimenti, è saggio sopportarli con serenità.”

Trovo che in questa frase si concentri una verità profonda, che illumina anche sul senso della vita. La modalità con cui si tratta il dolore o la malattia oggi è ben lontana da questa intuizione. Il dolore è maestro. Può dirci qualcosa di importante, ma occorre starlo a sentire. A volte lo dice a voce più alta, ovvero l’intensità aumenta, se trascuriamo, rimandiamo, evitiamo.

Non vale solo per le ustioni e le ferite. In alcuni casi il corpo avverte: “Fermati, lo sai che così non chiudi cerchi e non concludi nulla.” Quando ci si ostina a frequentare chi ci porta verso luoghi che conosciamo, luoghi in cui subentra la pigrizia verso noi stessi e viene meno l’utilità dell’amicizia o nel caso di amori che si nutrono di egoismi. Vi sarà capitato di avere la sensazione: “Non andare di nuovo a trovare quella persona”, ma l’abitudine, la voglia di riempire il tempo o simili faccende vi hanno portato a cedere. Per poi sentire uno strano malessere, che non avete immediatamente collegato al non ascolto autoinflitto. Una leggera febbre, una nausea inspiegabile, un mal di testa feroce o un mal di schiena improvviso.  

La potenza con cui il corpo sa rivelarci ciò che va bene per noi è un fattore che conta tanto, tantissimo e che possiamo valutare e corroborare in qualsiasi momento. 

 

 

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