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INSEGNARE UN'ARTE MARZIALE

Insegnare è continuare a chiedere a se stessi, domandarsi. Trasmettere la pratica del tai chi chuan è trasmettere una forma di amore, dal momento che implica la trasmissione in sé. Amore come difesa, equilibrio, ascolto. Tecniche, indubbiamente sì. Ma non solo. Riflessioni di un'aspirante insegnante

Quando si pongono le radici per creare qualcosa, inevitabilmente riponi delle aspettative che su quella cosa gravano. Quando hai studiato con quel maestro, che ti ha portato lungo il percorso e le forme, di quel maestro sarai l’evoluzione o l’involuzione con aggiunta di tuo piglio. Sembrano ragionamenti logici, così poco taoisti.  O meglio, sono logici, per questo li sento così poco taoisti.

Dovrebbe invece valere l'alternanza e il succedersi di maestri, fermo restando quello che nel cuore fa scoccare la scintilla, che si incontra nel momento in cui non solo il corpo è pronto, a mio avviso.

 

Il denaro e l'insegnamento dell'arte marziale

È necessario rifuggire dall’ansia del guadagnarci, con l’arte marziale, come spesso accade con le cose pure, ma sapendo bene quanto vale quel che viene trasmesso e che ci è stato trasmesso. 

Se si mira al guadagno o si struttura un sistema di gesti che costringono l’allievo a moduli, anni, graduatorie, mensilità, le lezioni diventeranno un travaglio senza sorriso né leggerezza, poi tutti a casa ad abbuffarsi perché si crede di aver speso sudore e calorie. 

Il guadagno è commisurato al tempo e alla dedizione. Ma su questo punto ancora vorrò riflettere. 

Di certo occorre guardare chi ci sta di fronte. Guardarlo bene e per niente. Tenerlo su un piedistallo e sottoterra, esattamente come un maestro fa con se stesso. E del respiro dare all'allievo la bellezza del sentirselo dentro, non in un meccanico in/out.

 

Arti marziali tra uomini e donne: il ruolo importante del maestro per superare il disagio

 

 

Forme di razzismo marziale 

Nell’arte marziale, nelle scuole, intendo, se hai studiato con più maestri già ti guardano storto. Insomma, quel movimento diventa sporco e tu un agglomerato di erroretti.  Provo sulla mia pelle quanto difficile sia tenere una forma senza inquinarla, con cose tue o derivate, specie da altri stili. 

Ma qui il discorso è più ampio. C'è da capire quanto la classificazione degli stili faccia comodo al mercato, alla  logica di mercato, settoriale, dove l'idea del compartimento stagno pretende di assicurare professionalità, mentre si dimentica che le due cose non vanno di pari passo, anzi: spesso un'assenza di confronto genera un ristagno nella formazione.

Ultimamente, ad esempio, ho scoperto che il tai chi senza chi kung è come.. .non so è difficile trovare l'esempio. Forse questo: il tai chi senza chi kung è come fare l'amore senza magia, è come un corpo che richiede vitamina C (il corpo non la produce da solo) ma non mangia gli alimenti che la contengono, è come scrivere un libro senza intenzione, immagini mentali, amore. Il corpo mi ha detto questa verità e voglio studiare il chi kung in un modo approfondito, sto mettendo da parte il denaro per questo, l'intenzione è ferma. Non potrei fare altrimenti.  

Quando un allievo ti domanda perché quel gesto è così, vuol dire che potrebbe anche chiederti: “Perché non così?” e, in quel caso (a meno che il silenzio non serva a bloccare il flusso razionale), il maestro dovrebbe poter sapere, conoscere. Su quale organo si sta agendo, quali energie si stanno muovendo. 

Efficacia marziale è tanto provare le applicazioni, cercare un fisico pronto, sviscerare una base taoista forte, il che la dice lunga su quanto marziale sia l’arte per te e quanto effettivamente sapresti misurarti in un momento in cui questo è richiesto.

Altrimenti... Dove sarebbe la tua agilità, la tua mente lucida, il tuo vuoto pieno?

Dov’è il tuo gesto che da delicato può farsi letale?

Dove la tua ironia, la tua risata che rovescia?

E, soprattutto, come potresti trasmettere ai tuoi allievi ciò che tu stesso non hai coltivato? 

 

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Immagine | Baduanjin qigong

 

 

 

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