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LA CERIMONIA DEL TÈ GIAPPONESE

La tipica cerimonia del tè giapponese si chiama Cha-No-Yu, che significa “acqua calda per il tè”, si tratta di un rito semplice, dalla gestualità profonda e misteriosa, curata in ogni minimo dettaglio: scopriamola insieme!

La cerimonia del tè giapponese

Il tè è arrivato in Giappone dalla Cina nell’VIII secolo, ma il vero maestro della cerimonia del tè giapponese è stato Sen no Rikyū, nato nel 1522 nella prefettura di Ōsaka, che ha elevato il tè e il rito ad esso collegato a vera e propria forma d’arte. Armonia, rispetto, purezza e tranquillità: sono i quattro principi su cui, secondo il Maestro, si fondava, e si fonda ancora oggi, la cerimonia del tè.

Il rituale della cerimonia del tè giapponese ha luogo nella famosa stanza del tè, la cha shitsu, che può trovarsi all’interno di un'abitazione o essere in una zona separata dalla casa o anche in un padiglione realizzato appositamente per l’occasione. La stanza del tè è stata pensata e creata dai maestri Zen, come luogo di contemplazione e meditazione, un ambiente semplice, lineare, essenziale e pulito in cui gli unici elementi architettonici sono il legno e la paglia.

La purezza e la raffinatezza rappresentano gli elementi guida del rituale della cerimonia del tè giapponese. L’essenzialità e l’assenza, il vuoto e il contenitore, piuttosto che il contenuto, sono aspetti fondamentali e rappresentativi, che esercitano un’azione benefica sul pensiero e sul cuore, liberando mente e spirito dalle ansie quotidiane e dalla materialità della vita terrena. Oltre alla stanza del tè, esiste un piccolo locale di servizio dove avviene la preparazione del tè e un portico dove vengono fatti attendere gli ospiti, accanto al giardino. Parti anche queste facenti parte dell’insieme del rituale.
Uno degli elementi più curiosi della stanza è il tokonoma, una piccola nicchia dove vengono posti una composizione di fiori molto semplice, detta chabana (fiori per il tè), e dove vengono appesi dei rotoli di carta scritti a mano. Il posto a sedere vicino al tokonoma è il più importante durante la cerimonia e ed è riservato al capofamiglia, oppure all’ospite. 


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La cerimonia del tè giapponese ha inizio all’insegna della sobrietà. Chi prepara il tè indossa abiti dai colori tenui, ai piedi porta i tipici sandali giapponesi, i tabi, tiene un ventaglio in mano e i fazzoletti di carta bianchi ripiegati nel risvolto del vestito. Anche il giardino è parte essenziale della cerimonia del tè giapponese, tanto curato da farlo sembrare un capolavoro naturale, privo com’è di artifici o strabordanze, consta di un semplice ruscello, lanterne, muschio, piante e fiori locali lasciate crescere in modo spontaneo. Una volta che l’ospite varca la soglia del giardino e si inchina per entrare dalla bassa porticina che conduce alla stanza del tè, è già immerso in una nuova dimensione

La cerimonia del tè giapponese ha inizio con il posizionamento dei vari utensili e con la preparazione del tè verde Mat-Cha nella tazza. Ogni partecipante, seduto sul tatami, comincia a consumare un piccolo dolce. Solo successivamente gli viene posta dinnanzi la chawan, la tazza di tè. L’invitato prende la tazza tra le mani e la fa ruotare per esporre lo shōmen, ovvero la parte più bella di essa, verso il padrone di casa, esprimendo il suo gradimento. Poi pulisce il bordo della tazza e la ripone. La tazza viene ripresa dal capofamiglia e portata via. La cerimonia procede così con gli altri ospiti, finché, una volta che tutti hanno bevuto,  il primo ospite pronuncia la frase di rito secondo la quale viene chiesto il permesso di esaminare gli utensili: il contenitore del tè e il cucchiaino di bambù. Il permesso viene accordato e anche gli altri ospiti possono osservare gli attrezzi. Per ultima viene osservata la tazza e si chiedono informazioni sul maestro che l'ha creata, l'epoca e lo stile, intonando un haiku o breve poesia in onore di essa, quasi come a darle un nome. La cerimonia si conclude con il capofamiglia che si inchina profondamente, così insieme a lui fanno gli ospiti, e richiude la porta scorrevole.

 

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Immagine| Cperis

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