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LA SCIENZA DEI TRIGGER POINT

I trigger point sono conosciuti dalla medicina da oltre 150 anni ma in pochi sanno valutare la loro importanza nelle terapie contro il dolore

Dalla Redazione di Scienza e Conoscenza

 

Benché gran parte della comunità medica abbia resistenze ad accettare quelle che vengono ritenute nozioni nuove e indimostrate sul dolore, i trigger point non sono in realtà una novità o un’idea originale dei nostri tempi.

Travell e Simons, studiando estesamente la letteratura medica, hanno scoperto che la nodosità dei trigger point era stata già descritta circa centocinquant’anni fa.

La loro capacità di provocare dolori in aree distanti era stata riconosciuta nel 1938. Janet Travell ha usato per la prima volta l’espressione "punto trigger" nel 1942 (1999, p. 15).

Viene immediato ipotizzare che l’antico sistema cinese del tocco terapeutico, oggi sopravvissuto nelle forme della digitopressione e di altri trattamenti olistici, era probabilmente un primo tentativo di spiegare e curare quelli che oggi chiamiamo punti trigger.

È verosimile che la gente usi i punti trigger da migliaia di anni, ogni volta che viene ripetuto il semplice gesto di massaggiarsi a vicenda il collo e le spalle.

Il massaggio antidolorifico applicato sui “nodi” muscolari è una pratica formale, negli USA, da quasi cento anni. La gente ha sempre conosciuto “i nodi”.  Il punto è che non si è mai accorta dei loro molteplici rapporti con il dolore.

 

Cosa sono e dove si trovano i trigger point

I punti trigger sono assai comuni. Travell e Simons li chiamano, senza paura di esagerare, “il flagello del genere umano” (1999, p. 14). Nessuna persona è esente dai punti trigger, nemmeno i bambini e i neonati (1999, p. 21).

I trigger point possono formarsi in una qualsiasi delle duecento coppie di muscoli del corpo, fatto che fornisce loro più di un’opportunità per fare danni (1999, p. 13). I punti trigger possono durare tutta la vita e addirittura sopravvivere nel tessuto muscolare dopo la morte: sono infatti percepibili nel rigor mortis (1999, p. 68).

Il dolore provocato dalla stimolazione dei punti trigger può essere la principale causa di disabilità e perdita di tempo negli uffici o in qualsiasi altro luogo lavorativo, nello sport professionistico o amatoriale, a casa o più in generale ovunque si tenda a esagerare in qualche attività.

Travell e Simons, citano studi, ipotizzano come i punti trigger siano una componente del 93% dei casi di dolore riscontrati nelle cliniche e l’unica causa di essi nell’85 % delle volte (Travell e Simons 1999, p. 12; Gerwin, 1995, p. 121; Fishbain et al. 1986, pp. 181-197).

Una caratteristica sottovalutata dei punti trigger è che possono esistere a tempo indeterminato, in uno stato latente nel quale non generano attivamente dolore. Travell e Simons ritengono che gli effetti a lungo termine dei punti trigger latenti possano essere più importanti dello stesso dolore causato da quelli attivi. Essi affermano che i punti trigger latenti tendono ad accumularsi durante la vita e sembrano la principale causa della rigidità alle giunture e delle limitazioni di movimento nella vecchiaia.

Inoltre, la costante tensione muscolare imposta dai punti trigger latenti tende a stressare eccessivamente i punti di inserzione dei muscoli anche nei più giovani, fatto che può causare un danno irreversibile alle giunture e può essere una delle cause della osteoartrite. Forse ignori se hai punti trigger latenti, ma sono molto facili da individuare. Quando vengono premuti, sono acutamente dolorosi.

Per approfondire l’argomento: Il manuale della Terapia dei Trigger Point – Clair Davies, Amber Davies

 

Immagine | Wikipedia

 

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