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LA TERAPIA VERBALE

Raccontare la malattia può essere utile per decodificarne l'origine. Questa la terapia verbale, in poche parole...

 

Terapia verbale

Oggi, le terapie sono pensate come protocolli elaborati e lunghi, che vedono come protagonisti i farmaci. Ippocrate includeva, tra i rimedi terapeutici a disposizione del medico, anche la parola.

La terapia verbale considera la medicina e la figura del medico come “veicoli” tra il soggetto e il stato di salute. La malattia è dunque espressione di un vissuto emozionale. Servendosi di strumenti come l'analogia, i simboli archetipici e la grafologia, la terapia verbale consente al terapista di poter tradurre al paziente quello che il suo inconscio desidera comunicare.

La descrizione della malattia da parte del paziente è fondamentale. Proprio il “pazientese”, la lingua usata per descrivere sintomi, con il corredo personale di aggettivi ed espressioni in libertà, guida il terapista verso la risoluzione di un problema.

 

L'importanza della parola

La terapia verbale si presenta come una sorta di omeopatia linguistica, non scientificamente dimostrata, fortemente legata alla personalità di una dottoressa sarda, Gabriella Mereu, autrice di pubblicazioni, DVD e seminari sull'argomento.

Le visite della Mereu sono brevi. Pochi minuti di dialogo con il soggetto sono sufficienti per individuare il "dispiacere", il blocco emotivo che ha generato la malattia. È importante sottolineare che, al termine del colloquio, non vengono prescritti rimedi omeopatici, bensì viene offerta una “storia”. Poiché la malattia è generata da un'informazione sbagliata, si rende necessario restituire al soggetto la stessa informazione, però in maniera corretta e terapeutica.

Con le parole della Mereu: “Io, in maniera analoga, restituisco la verità negata che è diventata malattia, espressa in maniera divertente, così non fa più male. Divertente equivale a dire diluita e dinamizzata. La verità detta in questa maniera è un male che non fa più male e dà energia, come dà energia il divertimento oltre che la libertà di dire la verità. Do contemporaneamente un'informazione, proprio come il rimedio omeopatico”.

Parole dunque al soggetto. Il medico è in silenzio, per una volta. Tra i termini più comunemente utilizzati dai soggetti per descrivere ciò che provano ci sono “palla”, “accavallare”, “schiacciare”, “costrizione” e “ prurito”. Questi vengono solitamente collegati alla sfera sessuale, alla sfera affettiva e a quella delle relazioni subordinate. 

 

Tutti i libri di Gabriella Mereu 

 

Immagine | Psyke-and-co

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