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SOLLIMA E LA TERAPIA IN MUSICA

Giovanni Sollima può essere un dottore, che invece dello stetoscopio appeso al collo, fa vibrare un violoncello con un archetto tra le mani! La musica che ne fuoriesce ci avvolge, le sue note ci trasportano altrove e ci fanno vivere emozioni intense, basta cedere e ascoltarci!

Chi è Giovanni Sollima?

La musica come terapia e Sollima. Scopriamo prima di tutto chi è il musicista in questione.

Giovanni Sollima nasce a Palermo, in Sicilia, da una famiglia di musicisti. Musicista, compositore, genio poliedrico, la sua formazione è da subito intensa e variegata. Studia violoncello e composizione. Parallelamente all’attività violoncellistica la sua curiosità lo spinge a viaggiare e ad esplorare nuove frontiere nel campo della musica e della composizione, attraverso contaminazioni fra generi diversi, avvalendosi anche dell'utilizzo di strumenti orientali, elettrici e di sua invenzione. Questo lo porta a sperimentare con i suoni, a renderli vibrazioni magiche, armonie in grado di stupire, lasciare senza fiato l’ascoltatore, in preda a sensazioni indescrivibili ma tangibili e fisiche, in poche parole terapeutiche. Il suo rapporto con la musica è già terapia.

 

Giovanni Sollima ama suonare fra la natura, tra i boschi e le montagne, legno, terra e aria, ma non disdegna concerti in città, come un tempo ha fatto in piazza del Duomo, a Milano, per esempio, dove i palazzi danzavano tutt’intorno, al ritmo delle sue note travolgenti. Le sue melodie sono in grado di lasciar volare i pensieri e la mente molto lontano, renderli leggeri, volteggianti, cedevoli sopra e a dispetto dei corpi pesanti. Sogno ad occhi aperti; Terra Aria; Noi eravamo alberi, per citare alcuni dei suoi brani.

 

Cosa c’entra la musica e la salute?

Un artista del genere è in grado di smuovere le particelle e di farci vibrare. Ma con Sollima la musica è anche terapia. Cosa si intende propriamente per terapia attraverso la musica? Come può un violoncello avere il potere di farci stare bene? Se si pensa che nel nostro corpo esistono 180 milioni di nervi, costituiti a loro volta da fasci di fibre, formate da neuroni. E che i neuroni sono cellule che hanno il compito di trasportare gli impulsi nervosi.

Appare chiaro come questi impulsi ci possano tanto influenzare. Ma da dove hanno origine? Come accade per le corde di un violoncello, così anche queste diramazioni nervose vibrano quando vengono pizzicate. Si tratta infatti di filamenti sottilissimi e sensibili che ricevono e registrano innumerevoli esperienze sensoriali, rendendoci consapevoli, o almeno così dovrebbe essere, di ciò che è dolore e di ciò che è piacere.

 

Non è raro pertanto leggere di persone che, ascoltando Sollima e il suo violoncello, percepiscono una strana sensazione, come di un particolare nodo allo stomaco. Dall’antica civiltà egizia, ai Greci, alle civiltà orientali fino a B.B. King la musica è da sempre stata considerata una fonte di trasmissione importante: l’artista siciliano sembra proprio volersi fare portavoce di questo tipo di comunicazione. Associata a benessere, potere arcano e guaritore, talvolta magia, la musica ha sempre avuto un ruolo decisivo. Nella Bibbia addirittura si narra di come David avesse guarito il re Saul dalla depressione grazie alle dolci note dell’arpa.

 

La musica ci può far bene, è provato!

Sì, è anche scientificamente provato che la musica ristabilisce i ritmi organici fondamentali: cardiorespiratorio, digestione, rilassamento muscolare, tra gli altri. Ascoltare musica non solo è terapia, ma è anche uno stimolo per entrambi gli emisferi cerebrali, destro e sinistro. A partire dagli anni ’50 la musicoterapia, la terapia che si avvale delle note per far guarire i pazienti, si è via via sempre più sviluppata, facendo capolino tra le corsie di ospedali e case di cura. Si è visto che la musica porta moltissimi benefici e i diversi tipi di melodie ristabiliscono certi punti deboli.

 

La musica ha quindi una grande capacità di influenzare l’essere umano: per questo è importante adottare un “ascolto cosciente” dei brani. Un ascolto di questo tipo ci consente di percepire le vibrazioni interne, di lasciare correre i pensieri e avvertire magari dove vanno a posarsi o lasciarli fluttuare ancora; di stupirci, conoscerci, farci piangere o divertire, inseguendo le note e il nostro respiro che gioca con esse. La musica è emozione, liberare le emozioni, essere cedevoli, lasciarsi trasportare altrove: quale migliore autoterapia!

Immagine | Uthyr

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