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LA MEDICINA AI TEMPI DEL WEB

Medicina 3.0, e-Health, cybercondria, monitorare a distanza l'andamento della salute. La medicina sta cambiando. Con Maria Giovanna Ruberto, autrice del testo "La medicina ai tempi del web", scopriamo in che modo

Come muoverci nella giungla di informazioni che troviamo in rete. In che modo sta cambiando il rapporto tra paziente e medico, quanto la tecnologia influisce sulla medicina e viceversa. Abbiamo fatto qualche domanda a Maria Giovanna Ruberto, autrice del testo "La medicina ai tempi del web" e siamo entrati in un mondo molto interessante, quello della medicina 3.0.

 

La medicina sta cambiando. Il paziente e il medico collaborano verso un unico obiettivo, che è la ricerca della cura migliore. Sente che questo cambiamento tocca anche l'approccio del medico?

Certo, anche se di fronte ad un paziente più consapevole alcuni si sentono ancora in qualche modo “diminuiti” rispetto alla propria competenza. Non dobbiamo dimenticare che in Italia è ancora molto presente un modello paternalistico di relazione medico-paziente, il paziente racconta ed il medico interpreta e dà la cura.

Non è solo un modo di fare del medico, molte persone preferiscono delegare la cura della propria salute. E nel nostro paese il contenzioso legale connesso alla sanità è elevatissimo, a dimostrazione del fatto che la relazione medico-paziente sta cambiando, ma la consapevolezza di questo è ancora poco diffusa.

 

Quanti medici davvero, invece di concentrarsi sul solo disturbo, ampliano la visione al benessere generale del sistema-corpo umano, con il fine di cercare nel corpo del paziente dove risiede la salute per poi avviare da lì il processo di guarigione?

In realtà l’interezza della formazione data dalle nostre università tende a favorire la superspecializzazione, perchè la tecnologia è prevalente rispetto all’atto medico in sé. Non è facile peraltro trovare quelli che una volta erano chiamati “maestri”, che ti insegnavano a guardare il paziente come una persona e non come un sintomo. Insegno in fasi diverse del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e noto ad esempio che gli studenti un po’ “peggiorano” nel passaggio dai primi anni di studio a quelli dell’esperienza clinica. Partono insomma esprimendo attenzione di fronte al tema della relazione con il paziente, poi sono come sopraffatti dalla mole di informazioni che devono apprendere e perdono un po’ di vista l’insieme.

Nel mondo anglosassone è iniziato presso le grandi università un percorso inverso, con un'accentuazione dell’aspetto umanistico della medicina - penso alla nascita ed al consolidarsi della medicina narrativa – quindi possiamo sperare che prima o poi anche nel nostro paese si ritorni a pensare all’interezza della persona.

 

Il paziente ora è soggetto attivo che cerca, si informa, chiede, esplora e partecipa nelle decisioni. A fronte di una maggiore consapevolezza assistiamo però anche all'esplodere di terapie on line, guarugioni tramite Skype. Distinguere i "cialtroni" in questo contesto diventa più complesso?

La rete è un luogo sterminato e congesto di notizie vere e false. Non è facile distinguere neppure per gli addetti ai lavori. Ad es. alcuni studi svolti presso università e medici negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Germania, dimostrano che è prevalente l’dea che se una notizia compare su un sito è certamente verificata. Se questo equivoco è così diffuso in chi ha una conoscenza della medicina si può solo immaginare quanto sia ancora più diffusa tra gli altri. Proprio la Gran Bretagna ha iniziato da tempo un percorso di “certificazione” dei siti che forniscono informazione sanitaria, ma non è facile.

Un ulteriore aspetto è dato poi dai cosiddetti siti sponsorizzati, che hanno un lato commerciale non sempre evidente. Insomma c’è molta confusione, ma sono certa che siamo semplicemente in presenza di un periodo di adattamento alle nuove tecnologie. In fondo la vicenda del veleno di scorpione cubano che cura il tumore non è molto diverso dal vecchio siero di capra degli anni ’70, ail fenomeno non era all’epoca planetario, ma il semplice passaparola aveva irretito centinaia di persone.

 

Ai primi sintomi di un disturbo, si ricorre a un clic. La rete diventa una vera e propria giungla di informazioni. Oltre ad affidarsi al proprio buonsenso, l'utente dove può cercare strumenti che gli permettano di acquisire un criterio di selezione, in modo da formare un apropria "bussola interiore"?

Il buon senso non basta, stiamo parlando di salute. Esistono criteri per una ricerca utile e corretta. Ad esempio è utile consultare i siti istituzionali, quelli delle società scientifiche, che ormai hanno tutte portali dedicati.

Ma in rete si trova di tutto, dai blog di persone che si scambiano informazioni e suggerimenti a partire dalla condivisione di sintomi apparentemente uguali, a siti di professionisti che cercano clienti. Se dovessi dire che cosa è davvero utile sul web punterei piuttosto ai gruppi di aiuto tra pazienti, perchè permettono di condividere il peso della malattia. Per il resto è meglio parlare di persona con un medico.

 

Quando si parla di Medicina 3.0 a cosa ci si riferisce esattamente? La parola e-Health fa riferimento al medesimo concetto?

Il termine e-Health si riferisce intanto al web 2.0, che è quello ancora più diffuso o alla telemedicina. Quindi alle reti sociali ed istituzionali, all’interazione tra soggetti che favorisce lo scambio di infomazioni e l’individuazione di possibili soluzioni.

Il web 3.0 è un presente/futuro, esistono già network operativi tra istituzioni sanitarie e laboratori di ricerca che incrociano i dati e li rendono contemporaneamente accessibili a tutti.

Così come si utilizzano gli strumenti che per molti sono di puro intrattenimento – penso alla galassia iPhone,iPad – ed alcune applicazioni per seguire ad esempio i pazienti nel percorso terapeutico. Si può inviare alle persone un messaggio via Twitter per ricordare di assumere i farmaci, per programmare un controllo, o usare terminali portatili  particolari per monitorare a distanza l’andamento della salute. Il web 3.0 dovrebbe  aiutarci a fare un ulteriore passo avanti, costruendo in modo interattivo la conoscenza attraverso la  condivisione di informazioni, per accelerare i tempi, evitare i doppioni, risparmiare risorse ed amplificare I risultati per la somma, che non è mai aritmetica, delle intelligenze e delle competenze coivolte.

 

Cos'è la cybercondria?

La paura di ammalarsi è a volte così forte da farci sentire male anche se non è vero. E’ un tema antico, basta pensare al “Malato immaginario” di Molière. Ma oggi c’è uno strumento in più ad incrementare le nostre paure, il cyberspazio. Nella rivisitazione linguistiche che il web sta determinando anche l’ipocondria diventa allora cybercondria.

Ho un po’ di tosse, digito “tosse” su un motore di ricerca e compaiono decine di malattie. Leggendo i sintomi mi sembra di averle tutte, sono caduto in preda alla cybercondria. D’altra parte mi ricordo che ai tempi dell’università, al 4° anno, quando ho iniziato il secondo triennio clinico, nel mio gruppo a turno ci siamo convinti tutti di essere malati di una delle patologie che dovevamo studiare. Il problema sta nel fatto che tra amici ci si prende in giro e ci si tranquillizza a vicenda, davanti da un computer siamo soli e le nostre paure possono rovinarci la vita. Soprattutto se poi ci curiamo da soli con farmaci magari acquistati sul web!

 

Mondo della sanità e web. Come possono migliorarsi a vicenda? 

Il mondo della sanità ed il web non possono che collaborare, fenomeno peraltro già in atto. Il web rende la circolazione delle informazioni più veloce ed universale; dieci anni fa leggevi di una nuova terapia o di novità diagnostiche sulle riviste specializzate cartacee, che impiegavano mesi a diffondere i report.

Oggi tutto compare in rete in tempo reale e questo permette un accesso anche in realtà geograficamente svantaggiate alla conoscenza medica. Si possono trasmettere esami, immagini diagnostiche, via internet, facilitando consulti sui casi difficili o semplicemente garantendo supporto a strutture non altamente specializzate.

Alcuni ospedali ormai utilizzano cartelle elettroniche che permettono di inserire i dati del paziente in tempo reale, con un aggiornamento costante e senza necessità di trascrizione dei dati, evitando quindi o riducendo la possibilità di commettere errori. E così via. Potrei fare davvero un elenco sterminato di collaborazioni già in atto, perchè la medicina oggi è imprenscindibile dal web.

 

Siamo tutti potenziali pazienti. Quale consiglio darebbe a chi usa internet come strumento per avere maggiori informazioni sul corpo e sulla mente, sulla salute in generale?

Usate internet in modo intelligente, critico. Createvi una lista personale di siti istituzionali da consultare, cercate in rete le associazioni dei malati, leggete i blog dei pazienti e delle loro famiglie. Scoprirete che esiste un mondo ricco di umanità, di valori, di solidarietà.
E questo è infinitamente più importante rispetto alla ricerca di una sommatoria di informazioni.

Immagine | Geek Calendar

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