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LE ARTI COME TERAPIA

Una breve introduzione sulle arti come terapia, primo articolo introduttivo. Una semplice introduzione alle arti come strumento di conoscenza di sè e un approfondimento sull'origine della parola terapia, termine che spesso utilizzato in modo riduttivo. Seguiranno approfondimenti sulle specifiche artiterapie.

L’arte ha sempre avuto, nella storia dell’uomo, un grandissimo valore per elaborare una lettura della realtà, per comunicare emozioni e sentimenti, per invocare forze propiziatorie, capaci di fare ottenere, per esempio, una buona battuta di caccia, per inneggiare e celebrare la “grandezza” di un dio, di un popolo, di una persona.

Il significato etimologico del termine “arte” deriva dalla radice indoeuropea "are" o "re" (adattare, aggiustare); dal latino "ars, artis" (modo di fare o di essere), potremmo quindi subito sottolineare che l'arte aggiusta il modo di essere!

Parlare di arte, direbbe Origene, "... è come affidarsi con un piccolo legno ad un oceano dai tanti misteri".

Sin dalle origini nelle culture d'Oriente ed Occidente i miti, gli archetipi della letteratura e delle arti figurative, sono stati consacrati come sapere, vita, arte; l'arte, da queste culture, è stata considerata come impegno, disciplina, ricerca, esercizio ininterrotto.

La creazione artistica è a analogica, unisce, è di per sé armonizzante, a differenza del pensiero logico-duale. L'arte cura, si prende in primo luogo cura dell'essere umano, è la risposta alle istanze di sistemare, abbellire, educare, divertire la persona nell'intero arco della vita; prendersi cura di queste istanze è un processo pedagogico - artistico ed insieme preventivo.

Pittura, scultura, musica, poesia, teatro, danza e oggi le nuove forme artistiche fanno parte dell'arte. 

Curt Sachs, etnomusicologo tedesco scrive (1): "La danza è la madre di tutte le arti. Musica e poesia si determinano nel tempo, le arti figurative e l'architettura nello spazio: la danza vive ugualmente nel tempo e nello spazio."

Vorrei ora portarvi a riflettere su cosa significhi ben-essere attraverso le arti, quali la musica e la danza, il teatro, la parola, toccando trasversalmente le arti come terapia,  per andare a concretizzare davvero lo stare bene nell’ arte della vita quotidiana, ovvero riprendendo il  significato etimologico di arte che abbiamo letto poco fa.

L’arte in sé crea ben-essere, crea emozioni in chi la guarda, l’apprezza; per chi produce l’arte è uno strumento di comunicazione di sé stesso/a con il mondo; se  l’espressione artistica è il culmine della dimensione creativa, dell’artista, per l’uomo, la donna, che vivono tutti i giorni tra lavoro, casa, famiglia, studio, la creatività diviene la capacità di generare cose nuove, l’abilità di porre domande che riguardano l’essere umano in senso vitale, la capacità di costruirsi una vita spinta dal proprio mondo interiore, cercando di comunicare e di manifestare chiaramente la propria personalità (come fa l’artista con la sua opera d’arte, ma per l’uomo comune nella quotidianità).

Se è vero tutto questo e lo sentiamo dentro di noi, se produciamo arte e se fruiamo di arte, possiamo mettere le basi per definire ora le arti come terapia, in quanto l’arte con altre finalità diviene terapia; terapia dal greco θεραπεία (therapeia): cura, guarigione.

La terapia è per noi oggi il trattamento di malattie, è un metodo usato per la loro guarigione e per alienarne i sintomi, allo scopo di riportare uno stato patologico a uno stato di salute, o per rendere sopportabile la manifestazione di sintomi disagevoli. Questo si legge nei manuali! Concretamente, il significato di terapia, dipende quindi dalle definizioni di salute e di patologia e dagli strumenti diagnostici a disposizione per distinguerle tra di loro.

Quando si parla di salute possiamo affermare la definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): la salute è uno "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia" e viene considerata un diritto.

Le artiterapie non interessano solo il mondo rappresentativo (il disegno, la scultura, ecc.), ma anche tutte quelle attività che portano ad uno scambio, comunicativo, di “relazione interpersonale” attraverso un medium artistico. Nella logica dunque delle “arti-terapie” il fulcro dell’esperienza è quello di creare un “momento di incontro” nel quale “raccontare il proprio quotidiano”.

La risorsa utilizzata è il processo creativo (2) in sé: il processo creativo si avvale di simboli e metafore, coinvolgendo il soggetto in attività che implicano un impegno sensoriale e cinestesico e si propone come un mezzo per identificare ed esprimere le proprie emozioni, e per comprendere e risolvere certe difficoltà. La possibilità di utilizzare il processo creativo per una persona con diverse problematiche  significa avere l’opportunità di recuperare la creatività del quotidiano:  la capacità di generare cose nuove, l’abilità di porre domande che riguardano l’essere umano in senso vitale, la capacità di costruirsi una vita spinta dal proprio mondo interiore, cercando di comunicare e di manifestare chiaramente la propria personalità.

Maslow (3) dice che: “ La creatività dell’uomo che si autorealizza (4) sembra piuttosto essere vicina alla “creatività ingenuae” universale dei bambini non viziati. Sembra essere più che altro una caratteristica fondamentale della natura umana, presente in tutti, cioè una potenzialità data alla nascita a tutti gli esseri umani. Ma la maggioranza degli uomini la perdono man mano che si inseriscono nella cultura” (Maslow 1954, p. 278).

La creatività è una funzione dell’Io, che non consiste esclusivamente nella produzione di oggetti. L’io può essere creativo in molti modi e può vivere la sua creatività in qualsiasi momento della vita.

Vygotskij (5) dice che la creatività sussiste dovunque “(…) c’è un uomo che immagina, combina, modifica e realizza qualcosa di nuovo, anche se questo qualcosa di nuovo possa apparire un granello minuscolo in confronto alla creazione dei geni”.

Questo nuovo prodotto non necessariamente deve essere un oggetto concreto, è anche un modo di essere in relazione, di portare fuori quello che c’è dentro, portare la propria interiorità.

Ecco allora che all’interno di una rapporto relazionale creativo, di un processo qual è quello che si instaura attraverso il dialogo con l'arte terapia la persona può andare a recuperare la sua creatività e con essa la fiducia in se stesso, recuperando così una immagine di sé positiva.  All’interno di un percorso di terapia, spesso lungo e difficile, uno spazio di sostegno, di accoglienza del corpo e della creatività , ritengo siano indispensabili e ben integrabili con altri strumenti in una dimensione di presa in carico globale (intesa nella visione della persona che si muove tra le autonomie della vita quotidiana, il tempo libero, la dimensione cognitiva ed affettiva, ma anche creativa,). Le Artiterapie portano il bambino, l’adulto, l’anziano a recuperare uno spazio di espressione di sé attraverso il movimento, la musica, il segno grafico, la manipolazione, la parola... a ripercorrere creativamente, intellettualmente e spiritualmente la vita, le esperienze. Alla persona che chiede aiuto è possibile portare questo discorso, non nell’arco di un giorno, ma nel tempo, ribaltando così la sua prospettiva: la persona con problemi ha rimosso la sua dimensione più autentica, la sua creatività.

Il terapeuta, il conduttore, diviene nell’ambito delle artiterpaie, un “oggetto transizionale”, un mediatore che “educa”, dove educare sta per e-ducere, cioè portar fuori e, nella pratica terapeutica e riabilitativa è un portar fuori dal “buio” verso una maggiore conoscenza e consapevolezza,un dialogo "pre-verbale”, indispensabile per creare una “tensione” che è attesa e che si traduce in “desiderio”: l’espressione artistica non come osservazione, ma come  “scambio”, cioè un “dialogo” fatto di suoni, movimenti, immagini.

Le Arti-Terapie hanno in sé la dimensione profonda dei legami tra arti e linguaggio pre-verbale, che permettono al soggetto la scoperta di un mondo intimo, spesso sconosciuto, addormentato, non ancora sviluppato. In questo “territorio” si trovano i tesori più grandi dell’essere umano che riempiono il quotidiano ed i sogni, dando senso alla creatività ed alla dimensione immaginaria. In questo ordine di idee le Arti-Terapie si leggono come un “percorso tracciato nel linguaggio pre- verbale” per raggiungere il benessere personale, ma anche quell’equilibrio tra corpo, mente ed affetti che è espressione di “salute”. È in questo modo che il soggetto arriva ad apprezzare il senso di sé, a valorizzare il proprio corpo che funziona in ogni sua parte, che lo riempie di conoscenza e di affetti, ad immaginare le sue “esperienze interessanti, nuove ed insperate”.

“L’arte ha valore per la sua capacità di perfezionare la mente e la sensibilità, più che per i suoi prodotti finali” (Fred Gettings, 1966)

In un testo di qualche anno fa "Le artiterapie in Italia", edito da Gutemberg nel 1995, tra le artiterapie si riconoscono: arte - musica - danza – teatro

[1] Curt Sachs, Storia della danza, Net, Milano, 2006 (ed. or. Eine Weltgeschichte des Tanzes, D. Reimer A.G., Berlin, 1933)

[2] Jung ha parlato di arte come un mezzo per contattare e esprimere le immagini appartenenti all’inconscio, portando l’attenzione sul processo creativo, che consiste, a suo parere, nell’attivare le immagini archetipe inconsce, rielaborarle e tramutarle in un prodotto finito. L’artista è dunque colui che traduce le immagini archetipe che derivano dal profondo inconscio nel linguaggio del presente, rendendole così comprensibili a tutti. A partire dalla sua teoria degli archetipi e dal concetto di inconscio collettivo, Jung attribuisce, dunque, all’arte un valore sociale.

[3] Abraham Harold Maslow immigrato americano di orgine russa  (1908-1970)  un esponente di spicco della cosiddetta "psicologia umanistica

[4] L’autorealizzazione è la realizzazione delle proprie potenzialità; obiettivo della persona.

[5] Lev Semyonovich Vygotskij (1896-1934) si laureò in legge all’università di Mosca e fece molte letture in letteratura, linguistica, psicologia, arte, scienze sociali e filosofia. Fu docente universitario di psicologia in una città di provincia nella Russia Occidentale.

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