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INTERVISTA A YOGI PRANIDHANA - PARTE SECONDA

Di seguito la seconda e ultima parte dell'intervista a Yogi Pranidhana. Ci parla dello Yoga e della sua esperienza diretta con questa disciplina, che non è solo le posizioni del corpo (asana), ma anche e soprattutto la conoscenza di Sé. Buona lettura!

Dopo la prima parte dell'intervista a Yogi Pranidhana pubblichiamo la seconda parte. Illuminante ed efficace, a prescindere dal fatto che lo yoga sia o meno la vostra pratica.

Nel corso degli anni il Suo modo di porsi nei confronti dei Suoi allievi/studenti e di insegnare Yoga è cambiato? Chi o cosa l'ha spinta a questo cambiamento?

All'inizio, il rapporto con gli allievi era molto impostato. Parlavo molto poco durante le lezioni favorendo un assorbimento della mente verso l'interno. Assolutamente ferreo, non lasciavo molto spazio alle chiacchiere o alle distrazioni eccessive prima dell'inizio delle lezioni.

Gli allievi dovevano praticare il silenzio e porsi sul proprio tappetino in posizione del loto, in attesa dell'inizio della lezione. Non ero un buon insegnante, perché mi ponevo al di sopra dei miei studenti, un po’ distante. Questo atteggiamento non mi permetteva di insegnare loro ciò che desideravo trasmettergli. Durante gli anni, invece, ho osservato una lenta trasformazione nel modo di insegnare, che mi ha portato a concedere, ad esempio, un po’ più di libertà e svago prima delle lezioni.

Insomma, mentre prima erano i miei allievi che venivano nel mio mondo, (silenzio, metodo, essenzialità), ora sono io che vado nel loro, nelle loro esigenze, nei loro modi di fare, abitudini comprese.  Questo mi ha permesso di essere loro più vicino e, col tempo, di insegnare loro in modo spontaneo  quella disciplina che un tempo invece pretendevo imparassero subito.

Sul modo di insegnare Yoga ho sperimentato diverse fasi, le stesse che hanno accompagnato la mia vita, la mia pratica personale, il mio Yoga.

Ho compreso che agli occidentali bisognava far capire prima di tutto che lo Yoga non è ginnastica (fisica o mentale), e che bisognava far penetrare nella cultura occidentale, molto razionale, logica, concreta, la sublime leggerezza mistica e spirituale del mondo orientale.

Fin dalla più giovane età, più o meno verso i quattordici anni, avevo l'impressione di non far parte di nessuna cultura, nazione, stato o cittadinanza particolare. Ho sempre visto il mondo, le cose, la natura e gli altri come parte di una naturale composizione. Un mosaico naturale. Non saprei come spiegarlo in altro modo.

Nei primi anni di insegnamento usavo posizioni molto statiche, ferme, perché volevo che la mente dei miei allievi si fermasse a guardare la propria interiorità. Privilegiando questo aspetto più interiore dello Yoga, osservavo che le posizioni che facevo fare a i miei studenti prevedevano per gran parte del tempo il silenzio e gli occhi chiusi. 

In seguito ho ripreso anche la parte più fisica e di movimento dello Yoga, in cui la concentrazione sul corpo viene sviluppata fortemente radicandosi nel momento presente.

La posizione (asana), mi serve per portare l'allievo da un mondo di distrazione e caos, ad un mondo di profonda calma interiore. Quando la mente è più ferma, serena e purificata, allora posso introdurre gli allievi verso egli aspetti più elevati dello Yoga, affinché possano apprenderne le antiche Verità. Negli ultimi cinque o sei anni mi sono poi ritrovato a vivere anche l'aspetto più divertente, leggero e gioioso dello Yoga. Ho notato che questo è il riflesso della mia vita attuale, che ha preso una strada più serena, stabile e appagata grazie alla continua pratica dello Yoga.

Ad esempio mi piace molto stuzzicare i miei allievi prima delle lezioni con piccole battute che ci portano subito in un clima fresco e sorridente per introdurci alla pratica. Insomma, ho attraversato negli anni l'aspetto più austero, introspettivo, fermo e disciplinato della pratica per arrivare ora a divertirmi spassionatamente con i miei allievi, pur mantenendo la serietà necessaria per indagare le profondità dell'Anima. Si potrebbe dire che ho seguito il percorso in senso inverso, da dentro a fuori, anziché da fuori a dentro. Sono partito privilegiando la meditazione ed ora mi ritrovo a vivere la meditazione anche attraverso le asana, il corpo, le posizioni, il gioco, la fluidità, il dinamismo e le infinite espressioni di un mudra in movimento, ovvero l’insieme completo del nostro corpo-mente-spirito.

Diciamo pure che in questo momento durante le lezioni, mi diverto molto più di prima...speriamo sia lo stesso anche per  i miei studenti, altrimenti dovranno cercarsi un nuovo Insegnante...Un'altra cosa che ho scoperto nel corso degli anni è il fatto che si può incontrare l'Essenza dello Yoga anche ridendo...

Lei mi chiedeva anche chi o cosa  ha permesso questo cambiamento, questa trasformazione nel mio modo di essere e di insegnare oggi? Mi creda, non saprei risponderle... La Sadhana, lo Yoga, l'età, Dio? Trovi lei una causa, a me vanno bene tutte.

Conosce già i suoi futuri studenti, li riconosce al primo incontro?

Sì. Ci sono dei chiari segni distintivi che fanno di uno studente uno studente, e questi sono umiltà e desiderio della Verità. Oggi, pochi possiedono tali virtù. In molti si possono considerare dei praticanti, degli allievi,  ma non degli studenti.

Lo studente, considera il Guru la guida che lo accompagnerà lungo il sentiero della vita Yoga ed è disposto ad applicarsi con il corpo, la mente e il cuore per mettere in pratica le sue istruzioni. E' determinato e sa cogliere l'essenza e il valore dello Yoga. Il praticante invece considera l'Insegnante come un istruttore da cui apprendere le tecniche e le posizioni Yoga nel modo che egli ritiene più adatto alle sue caratteristiche e attitudini. Il praticante è molto più disinvolto, può scegliere di volta in volta di seguire o non seguire. 

 

Se i suoi studenti stanno per fare un'azione che causerà loro problemi, o qualche difficoltà è in arrivo per loro, lei dà loro qualche forma di avviso o consiglio?

Dipende! A volte è necessario scontrarsi con il risultato delle proprie azioni affinché si impari bene la lezione. Altre volte, invece, do un avviso appena accennato, così da verificare lo stadio di attenzione e presenza mentale dello studente. Altre volte ancora, quando so che lo studente è in un periodo di distrazione, l'avviso è volutamente palese, chiaro e senza equivoci. 

 

Qual è il suo mezzo usuale di contatto con Dio?

Il silenzio e l'azione.

 

Ha facoltà di conoscere il passato o il futuro?

Non mi occupo di certe cose, per me esiste solo il presente.


Qual è stata la sua più bella esperienza, in cui ha sperimentato il Divino?

Esattamente questa! Il momento in cui le sto parlando. Ora!

Questa, il presente, è l'esperienza più bella per sperimentare il Divino, non ne vedrei un'altra.

La gente, aspettandosi sempre manifestazioni metafisiche o esoteriche, esclude il Divino dalla propria vita ordinaria.. E' nella normalità delle proprie azioni che si può sperimentare il Divino. Non ci si può aspettare di sentirlo solo durante la meditazione! Umiltà, rispetto, comprensione e amore sono la chiave per aprire la porta all'esperienza...

 

Esistono dei "segni" che si dovrebbe saper cogliere per indirizzare le proprie azioni? Come si riconoscono?

Lei è troppo alla ricerca di segni. In questo modo le sfugge la realtà delle sue azioni. Ascolti un po’ di più la sua Coscienza, così non avrà più bisogno di segni! Se non riesce a farlo, allora vada in cerca di un saggio che la guidi a tale scoperta...Ma prima di ciò, deve diventare uno studente, quindi essere seria.

 

Cosa suggerirebbe ai suoi allievi di rispondere a tutti gli amici e parenti che sono insospettiti dalla loro attrazione per lo Yoga? Qual è la definizione "politically correct" di Yoga? Qual è invece l'autentica definizione di Yoga, secondo la sua esperienza diretta?

Molto semplice! Inutile spiegare a parole, siate voi l'esempio del vostro Yoga. Date voi l'esempio per primi. Siate gentili e sorridenti. Padroneggiate la mente e portate ottimismo. Gli altri si uniranno a voi solo quando vedranno in voi il cambiamento, non prima.

Non sperate che qualcuno capisca ciò che non pratica, è molto difficile. Per quanto riguarda la definizione autentica di Yoga...rispondo che una  "Vita Gioiosa" è la mia definizione di Yoga!

 

Avrebbe una tecnica da suggerirmi per  imparare a meditare?

Si. Certamente! Vada alla ricerca di un Guru, di un Maestro, sieda vicino a Lui e vedrà che la Meditazione avverrà spontaneamente. Questa è la Grazia del Guru. Di quale altra tecnica avrebbe bisogno? Mi creda, è la cosa più semplice in assoluto. Più difficile è trovare una tale Anima, ma se ha sete della Verità, sarà Lui a trovarla..

 

Come faccio a capire se ho trovato il Maestro giusto?

Semplice. Se in sua presenza, la mente non ha più dubbi e si calma, vuol dire che quello è l’uomo giusto per lei…

 

Può essere che il Guru non sia più in vita. Stare a meditare nella stanza o nel tempio dove  Lui a meditato per molti anni, può dare gli stessi effetti?

Certamente!

 

Anche se la presenza fisica non c’è, rimane la sua energia. Questa è sufficiente per elevare la mente verso il Divino. La relazione Guru-discepolo, va ben oltre la comune comprensione del mondo. E’ una questione di connessione. Quando c’è, stia tranquilla che se ne accorgerà.

 

Yoga letteralmente significa “unione”, ma per Yogi Pranidhana cos'è lo Yoga e cosa significa “unione”? 

In realtà, se anche lei ci pensa bene, non c'è nessuno che si debba unire a qualcosa. Ci pensi la prego, rifletta un momento. Cosa mai c'è da unire, e a chi? Il fatto è che noi uomini abbiamo dimenticato chi siamo, e  dimenticandolo abbiamo bisogno di uno strumento come lo Yoga che ci aiuti a ricordare. Dobbiamo riunire la mente all'Anima o meglio, dobbiamo portare la mente a guardarsi allo specchio: lì troverebbe solo il Sé, l' Anima infinita ed Eterna.

Si guardi anche lei allo specchio e mi dica cosa vede… Non vede che là, dietro i suoi occhi c'è la Luce? Lo vede quel potere che permette ai suoi occhi di vedere? Questo per me è lo Yoga. Risvegliarsi, Amare, Aiutare.

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