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SIMBOLOGIA DEL DIO SHIVA

Conosciuto come il dio della distruzione, Shiva, ha in realtà numerosissimi attributi positivi e a modo suo preserva l'universo. Non e solo un guerriero o un asceta, è anche un affettuoso uomo di casa. E molte altre cose.

Facilmente riconoscibile anche tra i non addetti ai lavori e di importanza assoluta nella cosmologia hindu, il dio Shiva è uno dei tre elementi essenziali della Trimurti e colonna portante della corrente shivaita, il ramo dell’induismo che considera Shiva l’essere supremo.

Le sue origini sono estremamente antiche e prima di chiamarsi Shiva, appariva nella sua forma rigvedica sotto il nome di Rudra, un dio estremamente potente e tempestoso che veniva chiamato Shiva (propizio) quando riusciva a controllare la sua furia.

Ma tracce di Shiva esistono anche in Siberia, sotto il circolo polare artico, dove in qualche forma pare venisse venerata prima dell’era glaciale.

 

Shiva e la Trimurti

Lo Shiva come noi lo conosciamo oggi trova la sua definizione classica nei Purana e nei Tantra dove assume il ruolo di distruttore nella Trimurti che include Brahma (il creatore) e Vishnu (il preservatore).

Quella che chiamiamo distruzione è più un riassorbimento delle forme, che così facendo oscillano tra i due aspetti della realtà: quello in cui le forme sono esplicite e quello in cui sono implicite, permettendo così un progressivo rinnovamento e una costante evoluzione. In questo senso Shiva e Brahma sono due aspetti di un’identica soglia, che può essere attraversata in due diverse direzioni.

 

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Shiva e la consorte Shakti

Nei Tantra vediamo Shiva non solo associato agli altri due elementi della Trimurti ma accompagnato a Shakti, a creare una coppia divina, grazie a lei infatti, egli accetta di essere non solo non solo un asceta, ma anche un marito esemplare. In questa coppia chiamata Shivashakti, Shiva rappresenta l’aspetto masculino dell’Assoluto, ovvero la coscienza inattiva dietro alle cose manifeste.

Shakti, l’energia creativa, dà forma a ciò che Shiva concepisce e infatti, Shiva è l’unico in grado di fermarla quando questa perde il controllo mutandosi in una forma distruttiva come Kali o Tara.

 

I simboli del dio Shiva

Ma come possiamo riconoscere il dio Shiva tra tutte le altre divinità? Generalmente si presenta in due aspetti: Yogishwara e Nataraja. Nel primo è il Signore dello yoga, e siede meditando, nel secondo è il Signore dell’immortalità e danza sulla schiena della morte.

Ma c’è un’altra forma che rappresenta Shiva in modo molto più sintetico: il lingam, la roccia di forma fallica (talvolta un monte) che rappresenta in forma primitiva il principio maschile della coppia yoni-lingam.

Generalmente viene rappresentato con la pelle blu ma in realtà sarebbe un grigio dovuto dalle ceneri, simbolo dell’impermanenza delle forme. Ha il terzo occhio aperto, nei Veda infatti ci si riferisce a lui come a “colui dai tre occhi”. Molto spesso cavalca un toro, Nandi.

E’ facilmente distinguibile per la luna crescente tra i capelli, come una corona dell’immortalità. Porta con sé dei rosari (rudraksha) a ricordare la sua indole ascetica. Specialmente quando danza ha con sé un tamburello, damaru, coi quali detta i ritmi di creazione e distruzione.

Viene definito “dalla gola blu”, a causa di una leggenda che lo vede bere tutto il veleno del mondo, emerso dall’oceano per distruggere l’universo. Il motivo per cui ha un serpente attorno al collo è proprio al fine di stringere la gola e non permettere al veleno di raggiungere lo stomaco.

Il tridente, trishula, è forse il simbolo più famoso ed identificativo di Shiva: rappresenta la signoria sulle tre forme del tempo e sui tre aspetti della Trimurti, incoronandone come signore supremo. Dai suoi capelli ha origine la dea Ganga e il fiume che la incarna, il sacro Gange.

Frequentemente siede su una pelle di tigre, a rappresentarlo come uno yogi meditante al di sopra dell’animalità. Sulla fronte porta il tripunda, tre line orizzontali a significare il segreto dei tre fuochi vedici.

 

Gli avatar di Shiva

Nello shivaismo, Shiva è adorato come Signore Assoluto, e secondo questa teologia egli avrebbe talvota assunto forma umana in una serie di avatar meno famosi di quelli di Vishnu. Ne elencheremo solo alcuni.

Nandi: il toro, veicolo di Shiva, sarebbe Shiva stesso.

Veerabhadra: è la forma assunta da Shiva durante un episodio mitologico in cui perse il controllo di se stesso vedendo la dea Sati sacrificarsi nel fuoco. In questo aspetto battagliero riuscì a ferire anche numerose divinità positive.

Bhairava: ci fu un momento nel quale Brahma e Vishnu lottavano per la supremazia. Quando Brahma riuscì a prevalere, Shiva si incarnò come Bhairava e gli tagliò la testa per non compromettere l’ordine dell’universo e mantenere l’equilibrio.

Sharabha: si tratta di una forma particolarmente mostruosa, due corpi di leone congiunti in una testa di avvoltoio, con la quale Shiva riesce a calmare Vishnu nella sua forma di implacabile distruttore.

Ashwattama: figlio del mitico guerriero Drona, Ashwattama è a sua volta un guerriero che prende parte alla grande battaglia del Mahabharata. Sarebbe un’incarnazione di Shiva.

Durvasa: fu un antico saggio, con una conoscenza fuori dal comune per la sua epoca e grazie alla quale mantenne l’ordine in un mondo sull’orlo del collasso. Nonostante una conoscenza sconfinata, aveva un temperamento irascibile.

Hanuman: forse la più famosa delle forme di Shiva. Si tratta del dio scimmia al totale servizio di Rama e quindi devote di Vishnu.

 

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