Articolo

Purana, alla scoperta delle fiabe vediche

I Purana sono senza dubbio meno conosciuti dei Veda e delle Upanishad, perché si crede, spesso con troppa supponenza, che la Verità si addica più alla metafisica che alle fiabe. Scopriamo assieme che non è così...

Purana, alla scoperta delle fiabe vediche

Quella che nella tradizione indiana viene chiamata Sanatana Dharma, ovvero legge eterna, viene reinterpretata in ogni era umana a seconda dello stato di coscienza dell’umanità, in una sorta di continua ed ininterrotta manifestazione creativa della stessa medesima verità di fondo.

Non esistono libri sacri e formule infallibilli, esiste una verità di volta in volta riespressa da diverse prospettive e per diversi contesti. In questo senso i Purana hanno un posto speciale nella tradizione sapienziale indiana  e nello yoga, perché tracciano una tappa nella manifestazione evolutiva della legge eterna.

All’inizio c’erano i Veda, considerati l’autorità massima espressa in un linguaggio altamente simbolico e intuitivo, quasi misterico ed archetipo; seguiti in seguito dalle Upanishad, ovvero la rifomulazione metafisica e filosofica delle verità vediche, quindi più basati sulla riflessione che sull’intuizione. 

i Purana rappresentano la medesima verità di fondo sotto un’altra veste, molto più emotiva, favolistica, con vette devozionali inarrivate.

E’ infatti in epoca puranica e grazie ai racconti delle vicende di alcune divinità e personaggi speciali che si sviluppa e concretizza la corrente bhakti, ovvero la ricerca del divino focalizzata sulla devozione.

Infatti dopo le epoche vediche e vedantiche più concentrate sulla conoscenza, grazie ai Purana la legge eterna trova asilo nel cuore.

 

Cosa troviamo nei Purana

La poesia dei Purana non è così mistica e criptica come quella dei Veda, né speculativa quanto quella upanishadica; si tratta di una poesia dolce ed epica, che sviluppa molte storie e leggende classiche ridando forma a dei e personaggi.

Le divinità qui sono meno simboliche ed astratte, ed assumono caratteri psicologici con una costante interazione con tutti i livelli della vita umana.

Il creatore vedico Brahmanaspati diviene Brahma, signore dell’esistenza; Vishnu, signore della coscienza, diviene qui noto a tutti per le sue incarnazioni presso gli umani, prima tra tutti quella di Krishna, che sarà il fulcro insostituibile dello yoga devozionale; infine il vedico Rudra, tempestosto ed inarrestabile signore del potere, assume definitivamente la forma di Shiva.

Da qui nascono le diverse tendenze shivaiste e vishnuite nella tradizione induista. A differenza del misticismo archetipico e della speculazione filosofica, la verità espressa nei Purana è molto più accessibile alle masse, ai bambini ed ai cuori semplici.

Beninteso, anche all’interno dei Purana troviamo sublimi e complessi edifici metafisici e simboli eterni estremamente intuitivi.

 

Leggi anche Upanishad e la filosofia indiana >>

 

Le storie più note dei Purana

Le storie più conosciute e rappresentative dei Purana, che vale la pena ricordare, sono 36 (almeno quelli riconosciuti tra quelli arrivati a noi).

Tra le più conosciute, senza dubbio quella che narra le vicende di un giovane Krishna ambientate a Vrindavan, precisamente nel Bhagavata Purana, che saranno la base della corrente devozionale rappresentata da Radha e dalle altre pastorelle perdutamente innamorate di Krishna (il Divino) e che culturalmente rappresenta un forte strappo dall’antica attitudine meramente meditatica di ascesi e distacco nel tentavivo di approcciare l’assoluto.

Con questo testo, l’Assoluto impersonale assume un nome da cantare ed un corpo da abbracciare: diviene personale. Tuttavia il primo seme di bhakti, ovvero di devozione, lo troviamo nella stupenda storia di Prahlada, figlio del re dei demoni, e assoluto maestro di devozione nei confronti di Hari (Vishnu), acerrimo nemico di suo padre.

In questa storia, Vishnu assume la forma dell’avatar Narasimha, mezzo uomo e mezzo leone. Proprio la formulazione dei dieci avatar (Dashavatara) ben definita per simboleggiare l’evoluzione nella manifestazione, la troviamo nei Purana.

Qui sono descritte le 10 successive incarnazioni o discese di Vishnu tra gli umani, nei momenti critici della storia, per aiutare l’evoluzione a procedere. Proprio il principio evolutivo, spesso ripudiato in altre religioni, esce fuori fortissimo nella descrizione dei 10 avatar.

Il primo, Matsya, è un pesce, e vivendo nell’acqua rappresenta una coscienza ancora subcosciente; il secondo, Kurma, è la tartaruga, perno dell’universo e creatura che può vivere sia in acqua che fuori; il terzo è il cinghiale Varaha, un mammifero, cometamente terrestre e ricco di energia sessuale, quindi submentale.

Proseguendo, il quarto è Narasimha, mezzo leone e mezzo uomo, a rappresentare un principio di mentalizzazione degli istinti animali; il quinto è Vamana il nano, senza attributi animali ma non ancora del tutto sviluppato; il sesto è Parashurama, uomo completo ma veemente; il settimo è Rama, l’uomo etico che controlla se stesso; l’ottavo è Krishna l’uomo spirituale oltre l’etica; il nono è Buddha, l’uomo slanciato oltre tutti i contrari; infine il decimo è Kalki, l’inarrestabile rinnovatore di un ciclo concluso.


Leggi anche Il canto vedico, i benefici >>