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DONNE E(RGO) SPIRITUALI?

Spiritualità. Come prenderla, ri-prendersela anche solo facendo il vuoto e provare a sentire, capire come una certa tensione mistica ha abitato donne illustri del passato. Riempiendole, rendendole veicoli preziosissimi di un amore alto che le ha accomunate tutte

Laura Bosio sembra aver avuto a disposizione del tempo, una stanza tutta per sé e una tela da tessere. I fili potremmo dire che sono state tutte le anime delle donne animate da animi rari, e scusate la ripetizione di parola ma in "D'amore e di ragione. Donne e spiritualità" di animus ce n'è parecchio, insieme a una certa autenticità e capacità stilistica di spiegare e legare.

Sarebbe stato più facile scrivere un libriccino lineare; qualsiasi autrice avrebbe potuto incesellare una carrellata banalotta di figure di donne più o meno mistiche. La Bosio invece le ha fatte parlare, una ad una, quasi a restituire loro voce nuova e fresca. Quasi per necessità, in questa perdita di senso che alcuni circoscrivono nei limiti della parola "crisi".
 
Abbiamo pensato di realizzare questa intervista perché forse, se andiamo con l'udito del cuore, la sensibilità del lettore che fa il vuoto dentro per accogliere, se ci rivolgiamo alle donne che furono veicolate da spiritualità profonda tutt'uno con visioni e azioni... ecco, forse, diciamo forse, capiremo come prendercela, riprendercela o conoscerla di nuovo, questa dote che unisce al tutto, questa tensione dell'anima.

 

La spiritualità, ci spiega, trascende termini che usiamo con una certa facilità: affetto, simpatia. Li ingloba e li supera? In altri termini, chi vive la spiritualità quotidianamente ha già vissuto e fatto esperienza di queste altre forme del sentire?

Sì, credo sia così. La spiritualità, e in particolare nelle mistiche e nei mistici di ogni religione, non è sentimentalismo: la psicologia e la morale si dissolvono, per fare il vuoto e godere la pienezza. Una pienezza impossibile. Il termine che accomuna le donne che si parlano in questo libro direi che è amore, in tutti gli aspetti che lo rappresentano: affetto, simpatia, ma anche devozione, carità, eros. Accostando i testi, i più diversi tra loro, mi ha colpito la convergenza del sentire amoroso: l’incontro fra l’esperienza estatica dell’amore terrestre e l’esperienza fisica dell’amore soprannaturale.

Quando parlano d’amore, due donne distanti come Maria Maddalena de’ Pazzi, la monaca visionaria del Cinquecento, e Sibilla Aleramo, la scrittrice femminista del primo Novecento, si servono quasi delle stesse parole. Ne ho tratto un presentimento, di cui la cultura contemporanea cerca di darsi ragione, e cioè la matrice unica, oscura e impenetrabile, della nostra percezione esistenziale.

 

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Spiritualità è anche annientare l'orgoglio, quel gaddiano lurido pronome di prima persona singolare. Ma ora tutto è intorno al sé, direi parafrasando uno slogan pubblicitario: bacheche personalizzate, album fotografici on line, tariffe su misura dell'individuo,  messaggi intimi subito virtuali. Non ritiene che in ciò risieda una delle cause della nostra lontananza dalla dimensione spirituale?

Spiritualità è un termine molto ampio. Qui è intesa come spazio, respiro interiore, che sono le condizioni necessarie per il rapporto con se stessi e con gli altri. In questo spazio l’io si apre, i muri dove si trincera e si gonfia crollano. E finalmente le parole dette, le parole scambiate, acquistano un suono più chiaro: rimangono, riverberano, e le ricadute non sono soltanto personali, ma sociali e politiche, niente affatto intimistiche.

 

Autoeducarsi al sentire interiore. Avvicinarsi a vivere con quel "cuore fermo" che per Maria Zambrano è condizione per sentire il movimento interiore, nonostante i temporanei disorientamenti,  gli influssi esterni. Cosa suggerirebbe a giovani donne che vorrebbero procedere all'ascolto?

Già, l’importanza dell’autoeducazione

Difficile rispondere, ma prendo a prestito parole di Rābi’a, vissuta nell’Iraq dell’VIII secolo in totale povertà, dispensatrice di sapienza ai grandi del suo tempo, considerata “la madre del sufismo”, la linea mistica più illuminata dell’Islam. “Rendi il tuo cuore vigile” si legge nei Detti. “Se sarà vigile, vedrai con gli occhi del cuore il cammino, e ti sarà facile raggiungere la dimora”.

Aggiungo due versi di Else Lasker-Schüler, berlinese, ebrea, morta a Gerusalemme nel 1945, autrice di opere messe al rogo dai nazisti: “Vogliamo conciliarci la notte / se ci abbracciamo non moriamo”.

 

I titoli che ha dato ai suoi capitoli sono bellissimi (Metafore del cuore e del castello,  Il tempio senza pareti, etc.) e traghettano il lettore dentro alle parole, lasciando un vortice di non detto che viene voglia di esplorare. Potremmo tornare alla ricerca spirituale passando per una zona di non detto, non palesato, non manifesto a ogni costo?

Credo di sì. Il non detto risuona nello spazio di cui parlavamo prima: quello dove è possibile venirsi incontro e dove le parole si trovano insieme.

Tre personaggi femminili che definirebbe vicini alla spiritualità al giorno d'oggi.

Mi vengono in mente le tre donne a cui è stato assegnato il premio Nobel per la pace nel 2011: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Karman.

Ellen Johnson Sirleaf, liberiana, incarcerata e poi costretta all’esilio dal suo paese, è stata il primo presidente africano donna eletto democraticamente.

Leymah Gbowee ha cercato di superare le linee di divisione etniche e religiose per porre fine alla guerra in Liberia e garantire la partecipazione delle donne alle elezioni.

Nelle circostanze più difficili, sia prima sia durante la primavera araba, Tawakkul Karman ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta per i diritti delle donne e per la democrazia e la pace nello Yemen. Occorre grande forza spirituale per battaglie come queste.

 

Lo spirituale va di pari passo con l'ironico, come spiega in Umorismo e umiltà. Se lo humor contraddistingue ogni ricerca spirituale autentica, chi si prende troppo sul serio resta a un livello base, materiale, vicino alla paura che immobilizza gli intenti e lontano dal nostro tempio interiore che non ha confini?

È disorientante sapere che Kafka rideva dei suoi personaggi con gli amici: un sadismo che rivela, più di tante pagine, la sua intima solidarietà con le loro disgrazie. Anche Cechov si stupiva che a teatro il pubblico piangesse davanti alla rassegnazione dei suoi protagonisti: “Perché piangono?” diceva seccato. “Qui c’è da ridere”.

Il comico, l’umorismo, più che l’ironia, sono sconcerto, scompiglio, capovolgimento dei luoghi comuni e delle abitudini acquisite, rottura dell’ordine. Per molti spiritualità e umorismo non vanno insieme, ma a me sembra che sia vero il contrario. Umorismo e umiltà, verso la quale tendono gli esseri spirituali, hanno una curiosa vicinanza, non solo di grafia e di suono. Entrambe le parole rimandano a un elemento acquoso e fertile, l’umorismo a umor, l’umidità, e l’umiltà a humus, la terra.

Sembra quasi che lo humour sia il nome laico dell’umiltà. Il loro effetto è lo stesso: rovesciando la prospettiva, tutti e due impediscono di prendersi troppo sul serio.

 

Dicono che dietro a ogni grande uomo ci sia una grande donna. Nella sua ricerca le è capitato di imbattersi in donne spirituali con grandi uomini per sostegno silenzioso?

Certo che sì. Per esempio, Edith Stein, filosofa e monaca carmelitana uccisa nei lager in quanto ebrea, era allieva di Edmund Husserl. Christina Rossetti era poeta come il fratello pittore Dante Gabriel e figlia di un italiano avventuroso e aperto, lontano dalle ipocrisie vittoriane. Nelly Sachs, premiata nel 1966 con il Nobel per la letteratura, era amica del grande poeta Paul Celan, con cui ebbe una corrispondenza epistolare durata sedici anni. Chiara d’Assisi condivise la strada con Francesco. E gli esempi sarebbero ancora tanti.

 

Ci sveli una curiosità: tra le donne che presenta, ce ne è una che segretamente sente più vicina o che le arriva più forte dentro?

C’è Emily Dickinson, con questi suoi versi che hanno un riso dolce e un po’ impertinente:  “Sempre sia lodato l’albero / la cui mela, malconcia per l’inverno, / allettò a colazione ieri mattina / due Gabrieli dal cielo. / Nel libro della natura si firmarono / ‘Pettirosso Padre e Figlio’ / ma gli angeli hanno questo modo modesto / di evitare la notorietà”.

 

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