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AYAHUASCA IN SUDAMERICA

Ayahuasca: la bevanda sciamanica che si dice possa guarire alcune malattie dello spirito. Parliamone dunque con chi si è messa in marcia, facendo un lungo ed impegnativo viaggio alla ricerca di sé.

Voglio cominciare dai ringraziamenti, che in genere concludono un’intervista. Angelika, giovane viaggiatrice svedese dallo spirito forte, ha deciso di dirci qualcosa riguardo il suo viaggio in Colombia alla ricerca di uno sciamano per provare l’esperienza dell’Ayahuasca.

Un viaggio di un mese, nella foresta, vivendo con lo sciamano, assecondando i suoi insegnamenti, in una capanna dove doveva procurarsi da sola di che vivere.

Non ha deciso di documentare il tutto e metterlo in mostra come va spesso di moda, ci ha concesso invece qualche parola sull’essenza dell’esperienza più che sui dettagli. Un dire niente che a suo modo dice molto.

 

Angelika, cominciamo dall’inizio. Cosa ti ha spinto a metterti in cammino verso questa esperienza?

Ho sempre viaggiato molto, sono una ragazza indipendente ed emancipata. Nei miei viaggi ho conosciuto molti veri viaggiatori, gente curiosa, la cui vita è strutturata su esperienze uniche ed originali.

Non è stato difficile incontrare persone che aveva fatto una simile esperienza in Sudamerica e la cosa mi ha attratto fin da subito. Sentivo qualcosa in me che aveva bisogno di dipanarsi, che non poteva svilupparsi tramite le comuni esperienza della consueta vita sociale. C’era in me una stanza sigillata che avevo bisogno di aprire.

La vita in Svezia aveva cominciato ad avere un che di deprimente ed anche viaggiare era diventato vuoto e meccanico. Qualcosa in me chiamava ad una svolta e molti di quelli che hanno sperimentato l’Ayahusca la descrivono proprio in questo modo. Non volevo però mettermi nella mani di uno sciamano europeo improvvisato e dedito al guadagno.

Il viaggio è parte della preparazione all’esperienza. L’inconscio lo si deve guadagnare, non si può semplicemente comprarlo

 

Come hai pianificato il tutto?

Spendendo molto tempo tra i racconti di altri viaggiatori come me, facendo bene attenzione a scremarli da tutto il soggettivo che una tale esperienza può stimolare. Ognuno si muoveva per bisogni diversi e gestiva il post esperienza in modi differenti. Molti hanno approfittato dell’energia del cambiamento, altri hanno sperperato tutto in fretta.

Online poi si trovano molte informazioni sui villaggi nei quali recarsi e molti ostelli facilitano il viaggio. Ormai non si tratta più di un viaggio estremo come lo fu per i primi pionieri. Ho viaggiato zaino in spalla, volevo essere sola con me stessa. Il Sudamerica facilita una scelta simile.

 

Perché proprio la Colombia?

Sì in effetti anche Brasile, Perù e altre nazioni offrono la possibilità di una tale esperienza. La Colombia è anche più complessa da penetrare e gli sciamani più difficili da trovare. Eppure mi sono fidata del mio istinto e dell’impressione lasciatami dai ragazzi che erano passati di qui. Inoltre la Colombia è un paradiso tropicale ideale per gli amanti della frutta, forse molto più delle aree amazzoniche di Perù e Brasile.

 

Durante il tuo interessante viaggio, quante persone con motivazioni simili alle tue hai incontrato?

Molte persone, molti viaggiatori dello spirito. Una simile esperienza non può avere uno scopo ricreativo, non si fa per sballarsi ad un party. Chi si mette in strada per fare un rito con l’ayahusca in genere vuole curare la propria anima. Il viaggio è duro, la preparazione al rituale intensa e chi non resiste o non si dimostra pronto viene cacciato via dallo sciamano. Molte sono le persone in cerca, glielo leggi negli occhi.

Eppure ognuno è diverso, rappresenta un bisogno unico. In un certo senso ti ci riconosci, paradossalmente, nonostante la distanza creata dall’unicità.

 

Se possibile, dicci qualcosa riguardo all’esperienza dell’Ayahuasca…

Non avrebbe senso. Quando si sfocia in una esperienza totalmente soggettiva, essa ha valore esclusivamente per chi la sperimenta. È come un abito completamente fabbricato su misura. Può stare solo a me. Quello che posso sottolineare è l’importanza della preparazione.

Nel migliore dei casi ci vogliono settimane. Bisogna arrivarci umili, senza alcuna presunzione, nudi. Allora forse oltre che intensa l’esperienza può essere anche utile.

 

Com’è cambiata la tua vita?

Conosco una parte di me che fino ad adesso era stata nell’ombra, esercitando la sua influenza a mia insaputa o comunque senza il mio controllo. Sono molto più compassionevole e al contempo critica verso la società che mi circonda. Adesso capisco il potere della sua influenza e decido se accettarlo o meno. So che non sono il mio corpo, né la mia mente, né la somma delle esperienze di questa vita. Siamo qualcosa che va ben oltre.

 

Quale sarà il tuo prossimo passo dopo una tale esperienza?

Non sento il bisogno di ripetere una simile esperienza. È come un’iniziazione: non ci si inizia due volte all’età adulta. Sento di essere molto più capace di stare sola col mio vuoto. Non ho bisogni compulsivi quando si fa sentire. Dopo una tale tabula rasa sento che posso iniziare a costruire in modo solido.

 

Leggi anche Ayahuasca, le proprietà della bevanda allucinogena >>

 

Foto: martinak / 123RF Archivio Fotografico

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