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AYAHUASCA: ESPERIENZE E SCIAMANESIMO IN PERÙ

Sulle tracce degli antichi sciamani amazzonici, moderni psiconauti riscoprono continuamente i poteri dell'ayahuasca, un potente enteogeno che puo' metterci davanti la nostra vera natura.

Ayahuasca è una parola di origine quechua che attrae e spaventa molte persone fin dall’inizio della sua storia.

E’ il nome di una bevanda psichedelica o enteogena tipica del bacino amazzonico, usata per rituali sciamanici e religiosi, che i missionari cristiani gia’ nel 1500 identificarono come sostanza diabolica.

Ancora oggi questo doppio approccio permane della psiche divisa della società moderna.

Se da una parte il lato moralistico e giustizialista delle nostre società moderne ha iscritto l’ayahuasca nel novero degli stupefacenti (in Italia è illegale) appiccicandogli la terribile etichetta “droga”, come si fa con l’eroina e la cocaina, dall’altra, molte persone, giovani e meno giovani, affrontano un percorso di conoscenza e di studio: si informano sulla composizione chimica della pianta, valutano le interazioni con l’organismo e la psiche umana, e condividono numerose esperienze fatte di persona da altri pionieri, spesso andati direttamente in loco per toccare con mano e capire quanto sia profonda la tana del bianconiglio.

 

Chimica e composizione dell'Ayahuasca

Analizziamo prima l’ayahuasca dal punto di vista botanico e chimico. Col nome ayahuasca (letteralmente “liana degli spiriti”) si intende una bevanda ottenuta mischiando e bollendo piu’ specie vegetali in una composizione variabile a seconda della zona amazzonica e dello sciamano.

Generalmente vi troviamo la chacruna (Psychotria virdis), ovvero la pianta che contiene la molecola dal potere enteogeno, assieme alla Banisteriopsis caapi, che ha funzione di MAOI, ovvero impedisce all’organismo di digerire gli alcaloidi enetogei e quindi di annullarne l’efficacia.

L’alcaloide enteogeno in questione è la dimetiltriptamina o DMT, una triptamina che l’essere umano, come quasi tutti gli esseri viventi produce, e che è stata definita molecola dello spirito.

E’ un analogo della serotonina e della melatonina, capace di indurre ciò che chiamiamo comunemente "allucinazioni" ma che in realtà sono molto di più: delle esperienze che non hanno solo un carattere visuale, addirittua non limitate a includere tutti i sensi, ma a interpenetrarli in modo sinergico, aprirne di nuovi, e a dare il tutto carattere rivelatorio grazie ad una caratteristica parte dell’esperienza chiamata “ego death”, ovvero morte dell’ego.

 

In viaggio per conoscere l'Ayahuasca

Studi attendibili alla mano notiamo comunque che la scoperta e l’uso dell’ayahuasca non sono così antichi come quelli di altri entoegeni, come possono essere i funghi psilocibinici o i cactus mescalinici.

Allora perché molte persone intraprendono lunghi ed impegnativi viaggi, soprattutto nella parte peruviana della foresta amazzonica per fare l’esperienza dell’ayahuasca?

In fondo è noto anche alla ricerca scientifica il potere che sostanze come la psilocibina dei funghi, la mescalina dei cactus e l’ibogaina dell’iboga, hanno per contrastare due mali molto comuni nella nostra società e nella nostra epoca: la depressione e le dipendenze.

Depressione post-traumatica o congenita, dipendenze da sostanze, shopping compulsivo, dipendenza dal sesso, da farmaci o dai social network, indubbiamente siamo traboccanti di mal di vivere per via di una vita spesso insensata e sbilanciata.

La nostra società ci presenta modelli inverosimili di perfezione, nasconde i morti, i malati, i vecchi, cosicché la nostra psiche impreparata non è  in grado di gestire la naturale consapevolezza, resa dunque incosciente, che la morte, la malattia e la vecchiaia, toccheranno anche a noi, esseri transitori ed imperfetti.

 

Il potere degli enteogeni

L’esperienza degli enteogeni è diversa da quella delle altre categorie di droghe.

Le altre droghe mentono, fanno sentire una forza che non corrisponde a quella reale, infondono una sicurezza inverosimile e fanno sentire amati quando in realtà si è semplicemente isolati e disconnessi dal mondo o rilassati ma in realtà sotto pressione e pieni di dolore.

Gli enteogeni sbattono in faccia una dura verità che amiamo tenere nascosta: moriremo, lo stiamo già facendo, a poco a poco, invecchiando.

E questo è bene perché si tratta di una condizione di continua rinascita, di condivisione e riflusso di un’energia universale e illimitata che ci ha dato una forma temporanea, come un’onda nell’oceano.

Il nostro male deriva dal non assecondare questo fluire, dal non percepirci in tutti gli esseri, incarnati e disincarnati, passati, presenti e futuri.

Una volta raggiunto questo stato, nessuna morte o degradazione può davvero intaccare il nostro spirito e smetteremo di provocarci le malattie dalle quali fuggiamo.

 

L'importanza dello sciamano

Ma perché l’Ayahuasca e non altre sostanze in fondo simili? Probabilmente per il rituale tradizionale e la presenza dello sciamano.

Non tutti gli sciamani sono attendibili, ma la presenza di un vero sciamano è fonte di guida e protezione durante queste esperienze, tanto curative quanto terribili da affrontare.

Lo sciamano, per chi crede nel principio della reincarnazione, è morto già molte volte e sa come "tornare".

Infatti uno dei rischi è questo: sebbene il vero scopo sia tornare diversi e maturati da una tale esperienza, talvolta lo sprofondare negli abissi può aprire la porta a psicosi latenti che possono acuire i sintomi del disagio.

Queste psicosi però, va detto, potenzialmente potrebbero diventare effettive con qualsiasi altro trauma: la morte di un parente stretto o un incidente, per esempio. In fondo anche questo rischio fa parte della transitorietà della nostra condizione e dovrebbe essere accettato.

 

Foto martinak / 123RF Archivio Fotografico

 

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