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ERBE E PIANTE OFFICINALI

ERBE E PIANTE OFFICINALI

Santoreggia, quando e come utilizzarla

A cura di Maria Rita Insolera, Naturopata

 

La santoreggia è una pianta officinale molto comune nel nostro paese e trova diversi utilizzi terapeutici. Grazie alle sue proprietà antisettiche e antispasmodiche, è utile contro afflizioni renali, polmonari e infezioni intestinali. Scopriamola meglio.

>  Proprietà della santoreggia

>  Modalità d'uso

>  Controindicazioni della santoreggia

>  Descrizione della pianta

>  L'habitat della santoreggia

>  Cenni storici

Santoreggia

 

Proprietà della santoreggia

Come pianta officinale la santoreggia è dotata di molte proprietà quali: antisettica, antispasmodica, carminativa, espettorante, stimolante, stomachica.

L'olio essenziale di santoreggia ha proprietà antivirali e antibatteriche grazie alla presenza di eugenolo, carvacrolo, timolo e viene quindi consigliato in casi di raffreddori ed influenza. La santoreggia contiene una discreta quantità di sali minerali e precisamente calcio, sodio, fosforo, potassio, ferro, zinco, rame, manganese, magnesio e selenio. Altre sostanze sono costituite da fibre alimentari, ceneri, proteine e grassi. L'acqua è contenuta nella percentuale del 9%.

Nella santoreggia troviamo alcuni composti chimici appartenenti alla famiglia dei terpeni come il borneolo, il nerolo, il geraniolo. Altre sostanze contenute nella santoreggia sono la vitamina C, limonene, cimene, canfene e mircene. Queste sostanze hanno proprietà aromatiche intense e vengono spesso utilizzate in profumeria. Questi composti chimici sono attivi anche contro afflizioni renali, polmonari e le infezioni intestinali.

 

Modalità d’uso

La santoreggia è ottima come condimento per la sua proprietà carminativa in quanto facilita l’assimilazione di alimenti contenenti fecole; inoltre, grazie al suo potere antibiotico, fa tollerare all’intestino più delicato le carni frollate.

Della santoreggia si utilizzano le foglie raccolte poco prima della fioritura e le infiorescenze raccolte in piena fioritura. I migliori risultati curativi di questa pianta si ottengono conservandola in mazzetti da sminuzzare sulle vivande, al momento dell’uso. Sia le foglie che i fiori possono essere essiccati in luoghi asciutti, ben ventilati e bui. L’infuso di santoreggia aiuta la digestione, riduce i dolori gastrici nervosi, la fermentazione intestinale. È utilizzato anche in caso di meteorismo, vomito, asma e bronchiti. L’infuso di santoreggia si prepara usando uno o due cucchiai di erba bollita in 250 ml di acqua. Il tè deve essere consumato in un giorno, una tazza prima di ogni pasto principale.

Per pelli grasse un infuso di 20g di erba bollita in 500 ml di acqua deve essere preparato ed usato in piccole quantità applicati sulla pelle per 15-20 minuti. In cosmetica si può impiegare la santoreggia per preparare un impacco di foglie sminuzzate che esercita un'azione astringente e antisettica utile per le pelli impure, oppure in aggiunta nell'acqua del bagno, toglie la stanchezza, tonifica, purifica e deodora il corpo e usata nel pediluvio toglie il gonfiore delle caviglie.

Il suo infuso frizionato sui capelli, fortifica il bulbo pilifero e tiene lontano i pidocchi. Le foglie fresche sminuzzate e applicate sulle punture di insetti calmano il dolore. Piccole bustine di tessuto contenenti santoreggia riscaldata a vapore può curare con successo i dolori dentali, infiammazioni e crampi. Lo sciroppo è un buon rimedio contro la tosse. L'olio essenziale di santoreggia è molto utilizzato in campo cosmetico per la creazione di profumi e creme, mentre nelle bevande alcoliche per aromatizzare i liquori, in particolar modo il vermouth.

 

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Crampi

 

Controindicazioni della santoreggia

L'olio essenziale di santoreggia è molto forte per cui va utilizzato facendo molta attenzione e preferibilmente sotto controllo medico.

 

Descrizione della pianta

Esistono due specie di santoreggia: la Satureja montana e la Satureja hortensis, entrambe appartenenti alla famiglia delle Labiatae. La differenza tra le due piante consiste nel fatto che la Satureja hortensis è essenzialmente erbacea, più piccola e di colore verde meno intenso rispetto alla Satureja montana.

Entrambe le santoreggia sono comunque molto utilizzate per le loro proprietà terapeutiche e aromatiche che sono pressoché uguali. La Santoreggia montana, pianta pluriennale cespugliosa, ha un aroma intenso con sentori di limone. La Santoreggia hortensis, pianta annuale, ha un aroma più delicato, simile a quello dell’origano. Sono provviste di radice fittonante e fusto ascendente o eretto alto fino a 40 cm, poco ramificato. Le foglie sono opposte, lanceolate, strette, lucide e bordate da una leggera peluria. I fiori sono bianco-rosati, piccoli, raccolti in spighe all'ascella delle foglie. Fiorisce da luglio a settembre. Il frutto è un tetrachenio di colore nero. 

 

Habitat della santoreggia

La santoreggia cresce e si riproduce spontaneamente, prediligendo le posizioni soleggiate delle regioni mediterranee fino a 1500 metri di altitudine. È facile da reperire e trovare in zone incolte, anche se viene comunemente coltivata grazie alle sue proprietà e il largo uso in gastronomia. 

 

Cenni storici

La santoreggia, ha nome latino Satureja, il suo nome deriva dal greco sàtyros (satiro) a causa delle proprietà afrodisiache attribuite dagli antichi greci. È anche nota come “erba del satiro” (metà uomo, metà capra con l’insaziabile appetito sessuale).

Secondo la tradizione, i satiri vivevano in prati di santoreggia, ciò implica che era l’erba che li appassionava e trasmetteva loro un appetito sessuale insaziabile.

Durante il regno di Cesare, si ritiene che i Romani abbiano introdotto la santoreggia in Inghilterra, dove divenne rapidamente popolare sia come medicina, che come pianta culinaria. 

 

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Immagine | Wikimedia

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