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DOLORE AL FEGATO: SINTOMI, CAUSE E RIMEDI

Dolori che avvertiamo nella porzione superiore destra dell'addome sono spesso legati a disfunzioni digestive complesse che coinvolgono la colecisti, ma è molto più comune indicarle come "mal di fegato". L'apparato epato-biliare in realtà svolge funzioni estremamente articolate e i disturbi possono dipendere da cause diverse

"Male al fegato" è spesso un modo di dire per indicare forme dolorose che coinvolgono la parte superiore destra dell’addome.

Nella maggior parte dei casi infatti l’origine del disturbo non è da ricondursi propriamente all’organo fegato, ma a condizioni attinenti l’apparato epato-biliare in senso più vasto:

> colecisti, processi infiammatori come le epatiti, pesantezza digestiva, steatosi epatica (fegato grasso), ma anche

> sindrome del colon irritabile, gastriti, duodeniti, ulcere del piloro, intossicazioni alimentari e da inalazione.

Inoltre nella medicina tradizionale cinese il Fegato e il suo viscere associato, la Vescicola Biliare, appartengono al movimento Legno, segnato da particolari aspetti caratteriali, come l’irrequietezza, la rabbia e se ci pensiamo bene anche nel nostri detti popolari si parla di “farsi venire il fegato grosso dalla rabbia”, quindi esiste anche una componente psicosomatica che incide sulla salute di questo importantissimo organo.

 

I sintomi e le cause del dolore al Fegato

Ma quali sono i sintomi legati ad un disequilibrio dell’apparato epato-biliare? Esistono varie sintomatologie, in base alla natura del disturbo.

Generalmente si avvertono delle fitte nella parte superiore destra dell’addome, che si irradiano anche alla schiena a livello dorsale.

Nello Shiatsu per esempio il fegato se affaticato e in surmenage viene trattato in sedazione lungo la colonna vertebrale nella parte destra altezza scapolare. La percezione dolorosa è da attribuire alla distensione della parte che riveste il fegato e che è denominata Capsula di Glisson.

Questo genere di dolore è spesso dato da problematiche legate alla steatosi del fegato, a intossicazioni alimentari che si estendono anche allo stomaco e all’intestino, con spasmi addominali, gonfiori, sensazione di non aver digerito, flatulenza, e dissenteria.

In altri casi i dolori al fegato si presentano come vere e proprie coliche, con dolori acuti terribili, che originano dalla parte destra, si irradiano alla schiena fino all’altezza dei reni e che letteralmente “piegano in due” chi ne è affetto. Questi sono tipici dei calcoli biliari, che quando si muovono all’interno della colecisti creano diversi disturbi, alcuni insopportabili.

È sempre bene approfondire con uno specialista lo stato dell’arte, poiché formazioni calcolose che possono insinuarsi e danneggiare i dotti biliari causano travasi di bile, con il rischio di compromettere seriamente la salute.

In caso di epatiti acute, quindi di improvvise infiammazioni dell’apparato epatico la capsula glissoniana subisce contrazioni che possono produrre dolore percepibile; sia in questi casi sia in casi di blocchi dei dotti biliari possono manifestarsi sintomatologie direttamente conseguenti come ittero, vomito, inappetenza, stanchezza.

Esistono poi forme dolorose di natura psicosomatica, dovute a stress cronici, vere e proprie forme di “logorio della vita quotidiana” come recitava un famoso spot pubblicitario degli anni 80: rabbie covate e inesplose, irrequietezza, agitazione, o anche semplice vivacità che non possono essere espresse spesso si manifestano sul fegato, con forme dolorose, o forme allergiche e vanno ad intossicare il sistema epato-biliare.

Le stesse allergie di natura prettamente primaverile, stagione in cui il fegato e la vescicola biliare sono alla loro massima espressione energetica, vengono curate con terapie che agiscono su questo importante apparato.

 

La rabbia e il fegato nella Medicina tradizionale cinese

 

I rimedi naturali per i dolori al fegato

In primis l’alimentazione: no a fritture, no a cibi ricchi di grassi, no agli alcolici, al caffè e al tè. Bere molta acqua naturale. Il fegato è un organo emuntore, come i reni e come tale necessita di caldo. Quindi tenerlo sempre protetto da sbalzi termici, da colpi d’aria e da bevande fredde di frigorifero.

Prediligere sempre acqua a temperatura ambiente o bevande calde, detossinanti e drenanti, che favoriscano la fisiologia dell’organo.

Vediamo alcuni rimedi erboristici che parlano al fegato e alla vescicola biliare.

 

Carciofo

  • Il carciofo è ricco di acidi fenolici e di cinarina. Svolge un’importante azione protettiva contro i radicali liberi nocivi e stimolano la rigenerazione delle cellule epatiche. L’azione della cinarina è anche colagoga e coleretica, stimola cioè la produzione di bile e il suo passaggio dalla colecisti all’intestino, disintossica il fegato, riduce il colesterolo e i trigliceridi.
  • Controindicazioni: Va da sé che il carciofo è invece sconsigliato a coloro che hanno subito l’asportazione della colecisti.
  • Modo d'uso: possiamo assumerlo sotto forma di tisana o di estratto idroalcolico in sinergia con altri rimedi.

 

Tarassaco

  • Il tarassaco è depurativo ed antinfiammatorio. Ricco di steroli, triterpeni e principi amari disintossica il fegato liberandolo dai cataboliti della digestione, come zuccheri, trigliceridi, colesterolo, lenisce le infiammazioni e stimola la diuresi.
  • Controindicazioni: è sconsigliato a chi soffre di pressione bassa, a chi è affetto da calcolosi biliare e da ulcera, perché i principi amari possono irritare la mucosa gastrica e sollecitare il movimento della colecisti.
  • Modo d'uso: possiamo utilizzare il tarassaco sia in tisana sia in estratto idroalcolico per un effetto fisologico.

 

Cardo mariano

  • il cardo mariano: è una pianta femminile, ricca di fitoestrogeni come la silibilina che regola il benessere ormonale della donna. L’alto contenuto di silimarina svolge un effetto protettivo sul fegato, contro danni provocati dall’abuso di alcol, da sostanze tossiche e ne rigenera le cellule, con effetti antinfiammatori. Il cardo mariano svolge un’attività colagoga, stimola quindi lo svuotamento della cistifellea dalla bile indirizzandola al duodeno.
  • Controindicazioni: è sconsigliato ai soggetti affetti da ipertensione a causa della tiramina che contiene.
  • Modo d'uso: i preparati erboristici possono contenere tutta la pianta o solo i semi di cardo mariano: in entrambe i casi si possono utilizzare in tisaniere, lasciando in infusione un cucchiaino di preparato per dieci minuti. La tintura madre può essere diluita in acqua, nella misura di 30 gocce per un bicchiere.

 

Miscela per il fegato

Possiamo miscelare questi 3 rimedi insieme per un’azione sinergica:

  • In tisana in parti uguali, ne assumiamo 2 g di miscela per 150 ml di acqua in decozione 2 volte al giorno
  • In estratto idroalcolico: 15 gocce di ogni tintura (45 gocce) in un bicchiere d’acqua da assumere 3 volte al giorno

 

Fegato ingrossato, cause e dieta

 

Per approfondire:

> Fegato curato con la fitoterapia

> Fegato, i rimedi naturali omeopatici

 

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