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IL CIBO CHE FA BENE AL CUORE

Quali sono i cibi che fanno bene al cuore e quali invece sono da evitare o comunque da ridurre nella dieta

Ricorro ancora una volta ad un grande assioma enunciato dalla Medicina Ayurvedica, secondo cui ‘ogni uomo è ciò che mangia’.

Per ottenere un quadro più veritiero e completo della situazione, aggiungerò una parolina: “Ogni uomo è anche ciò che mangia”, mi sembra più corretto!

Che l’alimentazione sia cibo per il corpo e per la mente è ormai assodato. Secondo la medicina ayurvedica - e tutte quelle discipline comportamentali che nascono dalla medicina cinese - il cibo modificherebbe anche il nostro carattere, inducendoci ad essere più/meno Yin o più/meno Yang a secondo dell’energia contenuta nel cibo da noi prescelto.

È altrettanto vero sostenere che ‘la prima prevenzione la si fa a tavola’ e questo vale per tutte le patologie, non solo per quelle collegate al cuore.

La chiave per potersi addentrare agilmente nel mondo della prevenzione, o della cura di sé nel caso in cui la patologia si sia già manifestata, è sempre e comunque quella della CONSAPEVOLEZZA.

Dieta non significa necessariamente proibizione e sacrificio, ma consapevolezza e scelta giusta rispetto a ciò che si introduce quotidianamente dentro di se anche attraverso l’alimentazione.

Dall’alimentazione noi ricaviamo l’energia indispensabile al funzionamento dell’organismo (corpo e mente) nonché alla rigenerazione delle nostre cellule.

I nutrienti fondamentali da introdurre quotidianamente nella dieta sono i seguenti:

- proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali, fibre, acqua.

 

Limitare i grassi animali

Una delle regole fondamentali, al fine di prevenire o attenuare i sintomi di una malattia cardiovascolare, è quella di limitare i grassi di derivazione animale.

Sappiamo che i grassi saturi producono un innalzamento della colesterolemia e della pressione arteriosa, e viceversa.

È consigliabile, dunque, preferire i grassi insaturi a quelli saturi, per esempio gli oli vegetali.

L’introduzione di notevoli quantità di carboidrati, specie se sotto forma di zucchero raffinato, contribuisce allo sviluppo dell’obesità (quindi, della sedentarietà, della pigrizia, con conseguenze gravi sull’apparato cardiovascolare).

Pertanto, sono da preferirsi i carboidrati sotto forma di amido, piuttosto che di zuccheri. In tal senso, la dieta mediterranea offre una varietà ‘golosa’ di prodotti sani.

 

Mangiare pesce

Il consumo abituale di pesce (almeno tre volte alla settimana) ha un effetto protettivo sul rischio cardiovascolare.

Infatti, è un alimento ricco di un particolare grasso insaturo, OMEGA 3, che ostacola lo sviluppo dell’aterosclerosi, in quanto mantiene basso il livello di colesterolo e trigliceridi, e impedisce l’aggregazione delle piastrine attorno alle placche di colesterolo, in modo che queste non ostruiscano il passaggio di sangue nei vasi.

Molti studi hanno dimostrato come le popolazioni che si nutrono prevalentemente di pesce - per esempio, gli eschimesi – non conoscano le malattie cardiovascolari.

Particolarmente salutare è il pesce azzurro, ricchissimo di omega 3: lo sgombro, l’alice, la sardina, l’aringa, il tonno, il pescespada, sono ricchi di proteine ma, rispetto alle carni bovine, hanno il grande vantaggio di contenere i grassi insaturi, utili al nostro benessere.

 

Evitare latte e derivati

I formaggi e i latticini vanno limitati, in quanto molto ricchi di colesterolo.

Sono da preferirsi i formaggi freschi, come ricotta, mozzarella, stracchino, fiocchi di latte, poveri di sale.

Rispetto al latte e al formaggio, lo yogurt, si presenta più digeribile, i lipidi non sono stati alterati dalla lavorazione, e l’elevata acidità favorisce lo sviluppo della flora intestinale acidofila che ostacola i fenomeni putrefattivi. 

 

Consumare i cereali

I cereali che sono alla base della dieta mediterranea (frumento, mais, riso, segale, miglio, orzo, avena, farro), soprattutto se integrali, non hanno controindicazioni in campo cardiovascolare.

Sono alimenti ricchi di amido capaci di assicurare l’apporto di calorie necessarie alle richieste del nostro organismo. In più, hanno il grande pregio di accontentare il palato e lo stomaco. Maggiore attenzione va prestata ai condimenti che potranno variare a piacere tenendo conto delle regole di base.

 

Frutta e verdura in abbondanza

Frutta e verdura possono essere consumati a volontà, senza particolari restrizioni. Ovviamente, vale sempre la regola dettata dal buon senso.

Sia per la frutta che per la verdura, è sana abitudine consumarne in grande varietà, preferendo quella stagionale. Gli ortaggi hanno un duplice ruolo nella razione alimentare: assicurano un’alternanza di sapori e di colori, ad un alto contenuto di vitamine e sali minerali; inoltre danno un senso di sazietà senza incidere sull’apporto calorico. Nel caso della frutta, è possibile ricavarne gustosi succhi e frullati, senza alterarne le peculiarità benefiche.

Il consumo della frutta è da preferirsi fuori pasto, come merenda o snack smorza fame. A colazione fornisce la giusta quantità di vitamine, oligoelementi e acqua, indispensabili per affrontare al meglio la giornata. Sarebbe buona cosa evitare di consumarla dopo i pasti, poiché rallenta il processo digestivo. Ma non si tratta di una regola da doversi necessariamente seguire. Ogni persona ha le sue particolari esigenze e caratteristiche di cui dover tenere sempre conto.

Per quanto riguarda la cottura della verdura che, comunque è sempre da preferire fresca e cruda, la sbollentatura rapida non disperde in acqua grande quantità di sali minerali e mucillagini.

Un pratico stratagemma, può essere quello dal far bollire la pasta o il riso nell’acqua precedentemente utilizzata per le verdure.

 

Introdurre i legumi al posto della carne

I legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, fave) sono consigliati in sostituzione della carne, grazie alla loro ricchezza in proteine vegetali e allo scarso contenuto di grassi.

Un piatto combinato di cereali (pasta o riso) e la giusta quantità di legumi può rappresentare la scelta migliore per chi, non disponendo di molto tempo per il pranzo, non vuole rinunciare al piacere del cibo.

Una delle caratteristiche tipiche dei legumi è proprio quella di ‘riempirÈ la pancia, e quindi di assicurare in tempi piuttosto rapidi una piacevole sensazione di sazietà.

 

Vino in modiche quantità

Svariate sono state le scuole dietetiche di pensiero per quanto concerne il consumo del vino a pasto.

Abusare delle sostanze alcoliche può risultare molto rischioso per chi soffre di patologie cardiovascolari, non a caso una delle prime regole per prevenirle è appunto quella di limitarne il consumo.

Gli ultimi studi hanno dimostrato come vino e bevande alcoliche, ovviamente se in quantità limitata, possono ridurre il rischio di infarto e ictus.

Queste qualità provengono da una sostanza chimica, il resveratrolo, presente anche nella frutta, negli ortaggi e nel tè, che ha il potere di rendere più fluido il sangue e aumentare il colesterolo Hdl, inibendo la formazione di eventuali trombi.

Ma, attenzione: un eccesso di alcool aumenta la pressione e può danneggiare irrimediabilmente cuore e fegato.

Pertanto, è consigliabile bere non più di tre bicchieri di vino al giorno per gli uomini, e due per le donne, tenendo conto però, al fine di una dieta dimagrante, dell’aggiuntivo apporto calorico introdotto con questa bibita.

 

Sale quanto basta

Anche sul sale è stato detto e scritto tantissimo, forse troppo, arrivando a confondere le idee di chiunque si interessasse di dietetica, sfiorando talvolta posizioni estreme e paradossali.

Sicuramente è importante limitarne il consumo in considerazione del fatto che l’alimentazione moderna ne contiene già di per sé dosaggi elevati. Basti pensare al sale ‘nascosto’ nei cibi già pronti: dadi, pane, formaggi, cibi in scatola, sott’olio.  

Per quanto riguarda il consumo del sale, è doveroso fare una distinzione tra le varie patologie cardiache. Nel caso di ipertensione, per esempio, sarà indispensabile ridurre ai minimi termini il consumo del sale, a differenza della patologia opposta, l’ipotensione, nella quale potrà essere assunto in dosi leggermente maggiori.

Ma, in linea di massima, tutte le patologie correlate al cuore prevedono un utilizzo moderato del tanto famigerato cloruro di sodio.

Dal momento che il paziente cardiopatico (specie se in condizioni gravi) è sottoposto quotidianamente a restrizioni, privarlo anche del sapore del cibo rappresenterebbe per lui un ulteriore frustrazione.

Ecco che, insaporire i piatti con erbe e spezie a scelta può rappresentare un giusto compromesso tra salute e piacere.

D’altronde, chi ricerca smodatamente il sale attraverso il cibo,  evidentemente non lo riesce a trovare nella vita di tutti i giorni. Si tratta, dunque, di un processo compensativo al quale la persona ricorre per recuperare, seppur illusoriamente, quell’indispensabile ‘sale della vita’ che gli manca.

 

Leggi anche Cuore: dieta e corretta alimentazione >>

 

Favorire una buona digestione

IN SINTESI, qualunque sia la malattia, o il sintomo, che ha colpito il cuore, il fine del trattamento dietetico è sempre quello di RIDURRE AL MASSIMO IL LAVORO DEL CUORE, pur fornendo all’organismo le sostanze nutritive di cui necessita.

In generale, le caratteristiche di fondo su cui puntare l’attenzione nella scelta degli alimenti adatti per il cardiopatico, sono il loro contenuto in sodio e la loro DIGERIBILITÀ.

La digestione non è un lavoro da poco! Durante il processo digestivo una notevole quantità di sangue affluisce al tubo digerente, tanto maggiore quanto più ricca è stata l’assunzione degli alimenti, e quanto più lenta e laboriosa è la digestione. Ogni spostamento della massa sanguigna e, in genere, ogni aggravio della circolazione pesano sul cuore. Perciò più si mangia, più il cuore è costretto a lavorare.

I pasti, quindi, devono essere poco abbondanti e come riferimento pratico si può far fede al principio secondo cui ci si dovrebbe alzare da tavola ancora con un leggero languorino, e non con una sensazione di pesantezza.

È preferibile frazionare la razione giornaliera in cinque pasti, in modo che lo stomaco, e quindi il cuore, siano sottoposti ad un lavoro discreto, senza sovraccarichi improvvisi. E sarebbe sana abitudine, affidare la digestione ad una passeggiata all’aperto, anche di pochi minuti, subito dopo aver mangiato.

Altra regolina di cui dover tenere conto: i cibi troppo voluminosi sono più faticosi da digerire, motivo per cui sarebbe buona cosa evitarli, specie alla sera.

Lo stomaco rigonfio costituisce, infatti, un ostacolo meccanico che limita i movimenti del diaframma, il muscolo preposto alla respirazione.

Come ultima regolina, ma non di certo per ordine di importanza, includo quella del COLORE.

Del sapore abbiamo già parlato, sarebbe interessante poter dedicare spazio anche al tatto, all’udito, ma rischierei di dilungarmi ad oltranza.

Ci basti considerare che ogni cibo, non solo ha un suo particolare sapore, un profumo, una consistenza che può essere manipolata, ma anche un suo particolare suono. È così terapeutico ‘sbranarÈ una mela e restare ad ascoltarne quel suo,”crack” specie quando si è arrabbiati con qualcuno che vorremmo fosse proprio quella mela!

È assodato che l’occhio, anche in campo alimentare, voglia la sua parte!

Mangiare cibi monocromi, a cui corrisponde solitamente poco ‘sapore vitalÈ indebolisce le difese immunitarie, al pari del respirare aria inquinata, o di dover sopportare suoni sgradevoli.

I nostri organi di senso ci permettono, costantemente, per lo più senza che ce ne rendiamo conto, di far entrare il mondo dentro di noi.

Non soltanto attraverso la bocca, il cibo, entra a far parte della nostra vita; non potendo mangiare con le mani – come, per esempio, fanno gli indiani – gli occhi ci consentono di ‘goderÈ di quella visione e di appropriarsene  sensorialmente. attraverso questa prima comunicazione non verbale, il nostro corpo si prepara ad accettare quella materia, in parte sconosciuta.

Arredare il proprio piatto come fosse la stanza dei giochi, con verdura colorata, ben tagliata e disposta con amore, significa cominciare a prendersi cura di se, senza delegare ad altri la propria salute.

Perdersi nel colore intenso dei lamponi, delle fragole o delle ciliegie (guarda caso i colori del sangue!), inebriarsi del profumo di un mandarino, di una fetta di melone, dell’arancia significa far entrare dentro di se quella magnificenza energetica di cui istintivamente ci fidiamo.

 

Scopri i 10 migliori alimenti per il cuore

 

 

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