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VITAMINA D, LA VITAMINA DEL SOLE

Vediamo quanto è importante la vitamina D e l'esposizione al sole per adulti e bambini

di Dott.ssa Fiamma Ferraro, redazione Scienza e Conoscenza.it


Innanzitutto bisogna distinguere la vitamina D prodotta a seguito dellʼesposizione al sole da quella somministrata con integratori. Non è in genere necessario, per chi sia sano, preoccuparsi di evitare la vitamina D prodotta con lʼesposizione ai raggi solari in quantità ragionevole e normale (e non necessariamente in base al principio del “tanto più tanto meglio”).

È peraltro interessante notare come la natura abbia fornito gli animali (dotati di pellicce, di piume, scaglie o simili, e viventi spesso in caverne, buche sotterranee, foreste, o nel mare, dove la luce arriva in scarsa quantità) di una protezione efficace contro troppi raggi solari.

Anche lʼuomo, pur in quantità minore degli animali, è dotato di meccanismi di protezione: il bambino prima di nascere è completamente al riparo dalla luce e dopo la nascita, in particolare coloro che vivono in zone molto esposte al sole, hanno una pelle più scura, che lascia penetrare in minore quantità i raggi solari, e quando ci si espone a lungo al sole si forma subito un arrossamento e poi unʼabbronzatura che protegge contro ulteriori penetrazioni troppo intense.

Inoltre ogni centimetro di pelle non può produrre, quando esposto al sole, più di una certa quantità di vitamina D.

Anche per quanto riguarda la vitamina D normalmente contenuta in alcuni cibi (in particolare nei pesci grassi), bisognerebbe mangiarne una quantità molto grande per assumere un eccesso di questa sostanza (e le dimensioni del nostro appetito e del nostro stomaco ci proteggono da questo esubero).

Mentre esistono meccanismi protettivi naturali diretti a impedire unʼeccessiva penetrazione di raggi solari, meccanismi che impediscono quindi un surplus di vitamina D causato da un eccesso di esposizione, o dallʼassunzione di cibi ricchi di questa vitamina, non esiste invece un meccanismo protettivo contro un esubero di vitamina D provocato da unʼassunzione sovrabbondante di integratori contenenti appunto vitamina D.

Quando si assumono integratori alimentari con vitamina D si mettono pertanto fuori gioco i meccanismi di protezione naturali (abbronzatura e arrossamenti da una parte e stomaco pieno dallʼaltra) che ne impediscono un eccessivo accumulo.

Normalmente la luce del sole dovrebbe essere più che sufficiente per fornire allʼorganismo tutta la vitamina D di cui questo ha bisogno, e solo in casi particolari di persone che vivono senza uscire quasi mai di casa o in climi molto bui potrebbe essere necessario assumere cibi ricchi di vitamina D (non è un caso che gli eschimesi, che vivono in zone buie e fredde, abbiano a disposizione in abbondanza del fegato di merluzzo e altri pesci, ricchi in vitamina D, mentre chi vive in zone tropicali, oltre a essere protetto da alberi, foreste e vegetazione lussurreggiante contro un eccesso di sole, ha a disposizione, con la frutta e altra flora tropicale, alimenti in cui praticamente non vi è vitamina D).

Tuttavia, normalmente non occorre una particolare cautela nelle persone che stanno bene, diretta a evitare il sole o gli alimenti naturali ricchi in vitamina D. Dovrebbe invece essere evitata lʼassuzione indiscriminata di integratori contenenti vitamina D: questa sostanza, come si fa appunto con gli ormoni, dovrebbe essere assunta solo in caso di effettiva carenza, constatata con precise analisi, in cui venga misurato non solo il tasso di 25-D ma anche quello di 1,25-D.

In particolare in relazione ai bambini vi sarebbe da preoccuparsi quanto alla frequenza con cui i genitori (convinti da una intensa propaganda sulla “vitamina del sole”, ormai aggiunta a latte, yogurt e in quasi tutti gli integratori multivitaminici, e da articoli di medicina popolare riguardanti la “carenza endemica” di vitamina D), spesso somministrano dosi in molti casi eccessive di questa sostanza di natura ormonale, che potrebbe provocare importanti effetti negativi sul loro sistema immunitario.

Spesso anzi, la vitamina in questione, viene somministrata in dosaggi abbastanza elevati alle madri durante la gravidanza, in quanto si è accertato che il latte materno contiene in genere – non solo nei Paesi nordici - poca vitamina D (25 IU al litro o meno).

Partendo dal presupposto (peraltro non ancora abbastanza provato) che il motivo consista nel fatto che le madri non si espongano abbastanza al sole durante la gravidanza, viene di conseguenza loro raccomandato di assumere integratori di vitamina D durante lo stato interessante, e siccome lʼAssociazione Americana di Pediatria ne raccomanda lʼassunzione di 400 IU al giorno ai bambini alimentati con il latte materno*, questa vitamina è in genere aggiunta nel latte artificiale per raggiungere tale dosaggio.

LʼAssociazione ritiene quindi di dover migliorare quanto voluto dalla natura, senza che vi siano ancora prove sufficienti che il basso contenuto di vitamina D, comunemente riscontrato nel latte materno anche in Paesi caldi, sia effettivamente anormale e causato da mancanza di sole.

 

I sintomi, le cause e i rimedi contro la carenza di vitamina D

 

Articolo tratto da La nuova Guida alla Salute - Ebook di Fiamma Ferraro per gentile concessione della rivista Scienzaeconoscenza.it

 

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