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STANCHEZZA DA SCHERMO: SALVAGUARDIAMOCI DALLA TECNOLOGIA

Palpebra che traballa, dita sempre frementi, nuca rigida, schiena affaticata, gambe senza energia. La tecnologia è al nostro servizio, non può diventare il padrone. Come fare ordine tra lo strumento che usiamo e il nostro corpo

Articolo da leggere (stando al computer consapevolmente)

Se già la vita quotidiana è lontana da spazi verdi, il corpo riconosce a fatica l'ambiente e deve adattarsi a una serie di parametri che sono diventati abitudine, ma che di fatto non appartengono a quanto ci abita. Pensate per un attimo all'idea di camminare non solo con le scarpe che chiudono possibilità alle dita, ma su una superficie che è sempre liscia, come quella dell'asfalto. La capacità adattativa del movimento è poco stimolata e ci si impigrisce, si predono posture errate. Ci si sente meno vivi. 

Avete mai provato a mettervi davanti al computer quando il corpo richiederebbe altro? Per esempio, nelle primissime ore del mattino. Non si sta parlando solo di una forzatura posturale, quanto anche di un sovraccarico di stimoli che arrivano tutti di colpo. Si apre una finestra, via subito un altro pop up, e di nuovo un'altra voce che ci chiama altrove, come le sirene di Ulisse. 

 

A tu per tu con la stanchezza da schermo

La chiamano stanchezza da schermo ed è ironico che ve ne stia parlando attraverso un articolo che, se verrà letto, sarà letto dal web. Allora provo a renderlo un minimo costruttivo. Siate con me.

Primo, non si va avanti nella lettura se prima non raddrizziamo la schiena e non tiriamo una bella inspirazione con tutta la possibilità della nostra cassa toracica. Poi buttate fuori. Non guardate lo schermo mentre espirate. Buttate fuori anche con un suono. Se serve, anche dalla bocca. 

Bene, andiamo avanti con qualche dato utile che riguarda la relazione tra stanchezza da schermo e ritmo sonno-veglia.

 

Stanchezza tecnologica e ritmo sonno-veglia

La stanchezza da schermo non è che porti a non dormire (in alcuni casi è vera anche questa possibilità), ma l'effetto reale va direttamente a riversarsi sulla qualità del sonno. Secondo i dati del Centro del Sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano circa il 30% degli italiani soffre di insonnia. Non allarmiamoci (ché altrimenti il diaframma ne risente). Anzi, tiriamo un altro bel respiro per ricordarci che siamo vivi e scusate se è poco. Vediamo le conseguenze di un sonno la cui qualità è bassa: 

  • Cattiva memoria; 
  • Difficoltà di comunicazione; 
  • Mal di testa; 
  • Aumento di peso.

Pare che, se nel 2003 gli italiani dormivano una media di 8 ore per notte, ora la stima si sia abbassata a poco meno di 7. Per chi di voi si sente chiamato in causa, potrebbe essere una buona idea, piuttosto che non allarmarsi ulteriormente, introdursi nel mondo dei fiori di Bach per l'insonnia, consigliati da un bravo erborista. Anche avvicinarsi al mondo della meditazione è una buona via per ritrovare il sonno con la giusta qualità, che non è detto sia la medesima per tutti; ricordiamo infatti che la quantità di ore dormite è un parametro molto personale; allo stesso modo, la qualità dipende da fattori per alcuni rilevanti, per altri trascurabili (la presenza di una persona vicino nella notte, la tipologia di materasso, l'ambiente circostante, considerati rumori e suoni di sottofondo, etc.).

300.000 sarebbero gli italiani fra i 40-50 anni e gli adolescenti che accusano i sintomi della stanchezza cronica

Questi dati sono allarmanti per chi si mette in strada quando il sole è già tramontato: il tasso di mortalità sulle strade è salito negli ultimi anni a causa dei colpi di sonno dei guidatori. 

Se volete approfondire il tema, vi consigliamo un testo "Tired but wired", scritto dalla Dr.ssa londinese Nerina Ramlakahan. 

Stasera, dopo cena, rinunciate a Facebook. Se il tempo ve lo consente, andate a fare una passeggiata. E se avete uno smartphone, lasciatelo a casa.  

 

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