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INTOLLERANZE ALIMENTARI: «ALLERGIE NON ALLERGICHE»

Comuni disturbi di origine gastrointestinale - nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, meteorismo - possono avere un'eziologia sicuramente da ricercare in eventuali Intolleranze alimentari. La statistica clinica ne riporta un gran numero di casi che, fino a pochi anni fa, venivano riuniti sotto la diagnosi di allergia alimentare o, in mancanza di riscontri di natura biochimica, in sindrome psicosomatica. Malgrado talune manifestazioni organiche (eritemi cutanei, affaticamento muscolare, emicrania) palesassero da tempo un interessamento gastrointestinale o, quantomeno, alimentare, solo nel 1991 l'allergologo Allen P. Kaplan descrisse con esattezza la differenza che intercorre tra allergie ed intolleranze alimentari, indicando quest'ultime come allergie non allergiche, sottolineando l'aspetto patologico di interesse immunologico

Inutile, ora, soffermarci sulla triste diatriba che esiste, in materia di Intolleranze alimentari, fra gli operatori del settore, più o meno vicini alla visione olistica della Medicina, che non riconoscono in toto tale fenomeno, in quanto non supportato da sufficienti prove di carattere scientifico, nonostante la letteratura clinica abbia riservato un piuttosto ampio capitolo a riguardo.

È, tuttavia, necessario tener presente che si tratta di un fenomeno in largo sviluppo (circa il 40% della popolazione soffre di intolleranze alimentari o lo sospetta) e, per quel che riguarda la fisiologia, diverso da quello delle allergie.

 

Le allergie rappresentano il risultato di una risposta immunologica anomala che si verifica dopo che l'organismo sia venuto a contatto con una o più sostanze apparentemente innocue, ingerite od inalate. Si tratta, dunque, di una reazione immuno-mediata, costituita da meccanismi di ipersensibilità immediata. Tale reazione è dovuta alla produzione, da parte dei globuli bianchi, di anticorpi (gamma-globuline ed Immunoglobuline) che, legandosi all'antigene, lo inattivano.

Nel caso delle allergie alimentari, le Immunoglobuline coinvolte sono le IgE: queste vengono sintetizzate a seguito della prima ingestione poi, in caso di seconda assunzione, reagiscono in maniera diretta con l'alimento producendo istamina. Il manifestarsi di un'allergia è, quindi, dovuto ad un'anormale capacità di produrre IgE specifiche in presenza di naturali antigeni introdotti in maniera fisiologica.

La sintomatologia legata alle allergie è molto variabile e può interessare diversi organi ed apparati: si va da un interessamento della mucosa orale - con orticaria, gonfiore o edema -  alla regione oculare -  con sintomi di congiuntivite, lacrimazione ed edemi palpebrali - ed ancora all'apparato respiratorio - con episodi di asma bronchiale. Il quadro clinico di maggiore importanza è rappresentato dall'anafilassi sistemica manifestata da disturbi gatrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, prurito, orticaria) con successivo interessamento delle vie respiratorie (edema della glottide e laringospasmo); il culmine è il collasso cardiocircolatorio, o shock anafilattico.

 

Non del tutto differente è il tipo di reazione legata ad un'Intolleranza alimentare. Sicuramente si tratta di una reazione non IgE-mediata della quale non è possibile dimostrare una patogenesi immunologica. Numerosi studi clinici hanno, tuttavia, evidenziato un interessamento del sistema anticorpo-antigene a carico delle IgA. A differenza delle allergie, le Intolleranze alimentari sono dose-dipendente e con eziologia legata ad un aumentato passaggio di macromolecole antigeniche per alterazione della mucosa intestinale, conseguenza di fenomeni di disbiosi con presenza di candidosi nella mucosa del medesimo viscere e, relativo accumulo tossinico a carico di uno o più organi emuntori. In presenza di tale situazione è, quindi, compromesso il sistema immunitario intestinale. Un'ulteriore differenza è rappresentata dalla mancata immediatezza della reazione conseguente all'ingerimento dell'antigene e da una scomparsa dei sintomi nel momento in cui esso viene eliminato.

 

Le cause dell'insorgenza di intolleranze alimentari sono varie:

  • Condizioni genetiche (il figlio di due persone con intolleranze alimentari avrà il 40-60% di possibilità di contrarre anch'esso un'intolleranza alimentare);
  • Sostituzione, durante la prima infanzia, del latte materno con altro latte di origine animale o vegetale;
  • Svezzamento precoce;
  • Disturbi della digestione e dell'assorbimento di carboidrati, proteine e lipidi;
  • Ingestione di alimenti ricchi di ammine vasoattive, come tiramina ed istamina (formaggi fermentati o stagionati, salmone, aringhe, sardine, tonno, acciughe, sgombro, insaccati, fegato di maiale, pomodori, spinaci, bevande fermentate) o liberatori di istamina (pomodori, fragole, crostacei e frutti di mare, albume d'uovo, cioccolato, alcuni tipi di pesce ed alimenti in scatola);
  • Deficit enzimatici (deficit di lattasi nell'intolleranza al lattosio);
  • Presenza di sostanze tossiche naturali (aflatossine nei cereali) o aggiunte (coloranti ed additivi);
  • Effetto farmacologico indesiderato (causato dall'ingerimento di sostanze nervine);
  • Ipersensibilità a farmaci ed alimenti;
  • Azione fermentante su alcuni substrati ad opera della flora batterica del colon (vino ed alcolici); 
  • Stress persistente e sensibilità cerebrale.

Nonostante l'eziopatogenesi differente, esiste una correlazione fra Intolleranze alimentari ed allergie. In primo luogo, un sovraccarico alimentare può, dopo lunghi periodi in cui si è sviluppata un'intolleranza, evolversi in allergia; in secondo luogo, le Intolleranze alimentari possono essere fenomeni predittivi dello sviluppo di allergie ad inalanti. (Calkhoven et al. 1991; Kemeny et al. 1991; Hidvegi et al. 2002).

Sia in caso di allergia che di intolleranza alimentare, si verifica una reazione avversa al cibo. Tali reazioni sono classificate in maniera differente da vari autori. L'Accademia Europea di Allergologia ed Immunologia Clinica classifica le reazioni avverse al cibo in: tossiche (che non dipendono dall'individuo ma dalla dose) e non tossiche (che dipendono dalla suscettibilità individuale e si divisono in Intolleranze ed Allergie).

 

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Le metodologie diagnostiche in uso per determinare la presenza di un'Intolleranza alimentare sono varie e ciascuna di esse sfrutta differenti parametri di valutazione.

  • CITOTEST: si effettua mediante prelievo di un campione di sangue che viene messo a confronto con una serie di sostanze alimentari; al microscopio viene, dunque, valutato il livello di rigonfiamento dei granulociti e classificato secondo quattro livelli di allergia (lieve rigonfiamento, discreto rigonfiamento, notevole rigonfiamento e rottura). Numerosi pareri critici sono stati espressi sul citotest a causa della mancanza di prove scientifiche che ne supportino la validità. Esiste, per altro, un grande dilemma legato al tipo di sostanze utilizzate per la diagnosi: la reazione può essere valutata correttamente solo usando sostanze idrosolubili (caffè zucchero sale ecc.), mentre l'uso di sostanze solide (frumento, formaggio, mais ecc.) o oleose, determina una reazione di rigonfiamento dei globuli bianchi del tutto indipendente dalla presenza di allergia.
  • ALITEST: segue gli stessi principi di svolgimento e parametri di valutazione del citotest.
  • ALCATEST (Antigen Leucocytar Cells Test): successivamente ad un prelievo di sangue venoso vengono messi a confronto due campioni: uno posto a contatto con gli estratti alimentari, l'altro non esposto a tale contatto ed utilizzato come campione di controllo. I campioni vengono, quindi, analizzati per identificare alcuni parametri fondamentali - numero di granulociti e neutrofili, dimensioni cellulari e curve di distribuzione dimensionale - ed i grafici di tali dati confrontati per sovrapposizione. Un adeguato software, dunque, identificherà le reazioni con ciascun alimento classificandole in quattro categorie: alimenti non reattivi, alimenti con reazione moderata, alimenti con reazione grave ed alimenti con reazione estrema.
  • TEST KINESIOLOGICO: il fondatore della kinesiologia applicata è stato il Chiropratico George Joseph Goodheart Jr. che sperimentò il test muscolare, messo, poi, a punto dal Dr. Kendall. Il test muscolare, che consente di valutare la risposta del sistema nervoso della persona a fronte di differenti fattori di tipo strutturale, biochimico, emozionale ed energetico, è considerato il codice per comunicare al corpo, senza la mediazione della mente. Il paziente viene messo a contatto con estratti degli alimenti (attraverso contatto diretto con fiale che lo contengono o somministrazione sublinguale) e successivamente se ne valuta il tono muscolare: cali di forza od indebolimento muscolare suggeriscono la presenza di un'Intolleranza alimentare.
  • DRIA TEST: rappresenta una variante del test Kinesiologico, nel quale la forza muscolare è rilevata da un computer mediante sensori collegati al paziente.
  • VEGA TEST: test di bio-risonanza dove il paziente entra in contatto con delle fiale test attraverso un macchinario che ne identifica un eventuale intolleranza o sovraccarico.
  • E.A.V. (Elettro-agopuntura secondo Voll): test di bio-risonanza che effettua misurazioni elettrofisiche in specifici punti di Agopuntura dislocati su mani e piedi. Le frequenze degli alimenti sono già memorizzate nel software. Secondo le teorie della fisio-bio-cibernetica, se si lascia passare attraverso un meridiano di Agopuntura una determinata corrente a bassissima tensione, questa deve entrare ed uscire invariata: il rilevamento di un indice di caduta suggerisce  la presenza di un «ostacolo» lungo il decorso del meridiano, quindi, un probabile difetto bio-energetico a carico dell'organo interessato. A questo punto, dunque, prendendo in considerazione quanto detto dal Prof. Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, il quale sostiene che ogni evento fisico precede sempre un evento chimico, non risulta impensabile sostenere che una suddetta caduta di energia suggerisca una prossima insorgenza di disturbi organici a carico dello stesso organo, magari ancora non evidenziati da relativi esami biochimici.

Dall'esito del test, qualunque esso sia, si evince che, nella stragrande maggioranza dei casi, il sovraccarico è causato dagli alimenti che si assumono abitualmente. Questo perché tali alimenti provocano uno stato di momentaneo malessere, non così evidente da causare un rifiuto, ma tale da giustificare un rilascio di endorfine, le quali, a loro volta, creano uno stato di apparente benessere, pertanto l'organismo richiede tale cibo per produrre queste molecole analgesiche.

Gli alimenti risultati positivi al test, che sono, quindi, causa di intolleranza, vanno momentaneamente sospesi dall'alimentazione (per un periodo variabile a seconda dell'intensità del sovraccarico, ma, in ogni modo, non superiore ad uno o due mesi) e poi reintegrati con una dieta a rotazione. In questo modo, l'organismo subirà una desensibilizzazione a tali alimenti. Questo metodo si riallaccia al concetto di terapia omeopatica. La sospensione di tali alimenti può, talvolta, provocare disturbi come cefalea, stanchezza, nausea o vomito. Questo status, che può protrarsi per 2 o 3 giorni, è causato proprio dal mancato rilascio di endorfine.

Uno studio austriaco, pubblicato nel 2007 su International Journal of Obesity, ha messo il luce un importante interessamento del fenomeno delle intolleranze alimentari sulle cause di obesità, malattia cronica associata ad un'infiammazione di basso grado e ad una crescente presenza di macrofagi nel tessuto adiposo (ATM). Le intolleranze alimentari sono responsabili dell'insorgenza di questi processi infiammatori che, a loro volta, inducono ad insulino resistenza per interferenza degli ATM con gli adipociti. Eliminando gli alimenti causa di tale intolleranza, si ottiene una riduzione dell'infiammazione, il ché permette, oltre al conseguente dimagrimento, un miglioramento dei disturbi totali ad essa correlati. Modulando l'infiammazione, quindi, si interviene anche sul metabolismo. In questo modo, il paziente dimagrirà non per riduzione della quantità di cibo assunto, ma per ottimizzazione del proprio metabolismo.

Le Intolleranze alimentari possono essere causa, come visto prima, di disturbi gastrointestinali e metabolici (diabete, dismetabolismi, iper/ipotiroidismo, sovrappeso, obesità, cellulite, colon irritabile, meteorismo, costipazione, diarrea) o non strettamente legati all'apparato digerente (allergie, asma, rinite; cefalee, emicranie, nevralgie; micosi, candidosi; disturbi del ciclo mestruale, perdite vaginali; aritmie cardiache, palpitazioni, ipertensione; disturbi del comportamento, depressione, insonnia, crisi di panico; artrite reumatoide, artrite; acne, eczema, orticaria, psoriasi; condizioni genetiche). Fattori aggravanti possono essere: terapie farmacologiche (cortisone, antibiotici, antinfiammatori); interventi chirurgici; inquinamento ambientale; frode alimentare; OGM. Ciò che è importante sottolineare, è che la relazione fra patologia ed intolleranza è probabilistica, nel senso che la patologia può dipendere dall'intolleranza, ma non dipende necessariamente da essa.

(tratto da: Tesi per Master in Fitoterapia ed Erboristeria “Approccio olistico alle Intolleranze alimentari” – candidato Giuseppe Annunziata)

Immagine | Wikipedia

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