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UNA VECCHIA COMPAGNA

La canapa sativa ha accompagnato per secoli la storia umana, dall'epoca dei Sumeri all'antica Cina, agli anni Quaranta del secolo scorso. Qui se ne propone un breve excursus.

 

Articolo pubblicato su "Il giornale d'Italia" del 9.04.2003, col titolo "Ricordando la canapa"

 

Un campo di canapa è un mare verde che ondeggia nel vento. Gli steli alti e stretti, l’uno vicino all’altro, formano un muro verde; le cime rigogliose dalle foglie lanceolate, puntate verso l’alto, sembrano quasi indicare una via, od una meta. Un campo di canapa raccoglie in sé millenni di storia: ogni parte di esso racconta qualcosa del cammino dell’uomo.

 

Nella Cina del 1000 avanti Cristo, in un trattato medico, la canapa, chiamata  "Ta-Ma", grande pianta, veniva raffigurata con un ideogramma composto da un uomo adulto (Ta) sopra una pianta da fibra (Ma), ad indicare la forte relazione simbiotica già allora esistente tra cannabis ed esseri umani.

 

Le parole, le mappe delle vie mercantili o delle stelle, sono state raccolte e tramandate da sempre su pergamene di canapa; risale all'ottavo secolo a. C. un  antichissimo manufatto, un pezzetto di tessuto di canapa scoperto in Mesopotamia; furono stampate su carta di canapa la prima Bibbia e la costituzione degli Stati Uniti d’America. E le navi che percorrevano le invisibili vie del mare, diffondendo su tutte le terre conosciute l’ingegno e la crudeltà, la scienza e la barbarie, lo spirito e gli incubi della mente umana, erano anch’esse spinte da vele di canapa. Le vele e i cordami, muscoli e nervi dei velieri, erano costituiti dalla tenace e generosa fibra di quelle piante, come anche le carte navali su cui arditi capitani tracciarono nuove rotte e nuovi destini per tutta l’umanità.

 

Il seme di canapa ha da sempre nutrito il corpo dell’uomo, grazie alla presenza nel suo cuore di preziosissimi elementi, aminoacidi essenziali, acidi grassi polinsaturi, che nell’olio da esso estratto si presentano nella forma più assimilabile per il nostro organismo e in percentuali insolitamente alte in natura. Nei riti iniziatici, nel culto dei morti, nelle cerimonie religiose, la canapa ha accompagnato l’uomo nel corso dei secoli.

 

Nel vecchio continente, ricco di contraddizioni e di cultura, la canapa si utilizza da sempre. L’elenco delle cose che si possono ottenere da questa pianta generosa è lungo: la tecnologia moderna ci permette di ottenere tessuti di canapa fini come il cotone e migliori dello stesso lino, ci regala carta di cellulosa di canapa ecologica per un’infinità di usi, ci dona pannelli isolanti e materiali edili atossici, durevoli, a basso impatto ambientale.

 

In Francia le coltivazioni oggigiorno sono soprattutto finalizzate all’uso cartaceo. La Germania si è concentrata sulla lavorazione della fibra grezza a scopi industriali. L’Italia, fino alla seconda guerra mondiale, produceva seme e fibra tessile; poi ci furono quarant'anni di proibizionismo, ed ora un faticoso tentativo di far fronte al tempo perduto (dal punto di vista di sviluppo tecnologico), inventando nuovi utilizzi.

 

Da quando nel 1998 si è tornati a coltivarla anche in Italia, sono nati progetti e sogni legati al recupero di questa antica tradizione nazionale. Vale la pena di citare VERDESATIVA (www.verdesativa.com), che si è specializzata nella lavorazione dell’olio e nel suo utilizzo a fini cosmetici. L’olio di canapa, odoroso, di colore verde scuro, ricco di clorofilla e preziosi elementi, denso e leggero assieme, viene usato da VERDESATIVA in una linea di cosmesi naturale tutta dedicata alla canapa. Le sue proprietà a livello di uso cosmetico sono molteplici: è un olio antiossidante (ricco di vitamina E, che contribuisce a prevenire la formazione di radicali liberi), nutriente (contiene tutti gli aminoacidi essenziali, oltre ai preziosi Omega-3 ed Omega-6), lenitivo e riequilibrante. Il successo di quest’olio in cosmesi è sicuro, perché sempre più i consumatori scelgono consapevolmente prodotti di cosmesi naturale, dove invece delle sostanze sintetiche sono utilizzati i preziosi oli naturali.

 

                                                                                                                              Alessio Musti

 

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