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EQUILIBRIO E POSTURA

Durante le lezioni del Metodo Feldenkrais le persone fanno esperienza diretta di come un movimento può diventare facile ed organizzato, individuando quali sforzi si fanno inconsapevolmente, perché ormai sono diventati delle abitudini. Azioni che sembravano impossibili diventano semplici.

È comune incontrare persone che si lamentano della propria postura e vorrebbero avere un portamento differente. La postura è vista come una configurazione corporea statica, è un classico che le madri dicano “Stai dritto!” ai figli. Questo imperativo ha qualcosa di rigido, fisso, ed anche imporsi spalle dritte e pancia in dentro è una forzatura. Inoltre i media spesso alimentano questa convinzione, ed i modelli proposti non ci fanno sentire mai all’altezza, mai troppo magri, mai troppo atletici, mai abbastanza soddisfatti di ciò che siamo.

È molto triste ricondurre la perfezione alla staticità del corpo. Il respiro diventa inevitabilmente corto e si fa affannoso, con tutte le sue conseguenze: dall’ansia ad un facile affaticamento. Anche la mente ne risente, si diventa più rigidi e meno propensi ad affrontare con flessibilità tutti i cambiamenti, che la vita inevitabilmente ci pone innanzi. Si usano spesso parole come “devo”, “si deve”, “bisogna”, “sforzarsi”.

Il concetto di equilibrio, così, rientra in questa dimensione di staticità, purtroppo molto comune.

Un esempio: se adesso dal vostro computer con sistema operativo Windows ( non so per gli altri ) aprite un foglio word e digitate “staticità”, e poi, con il cursore sulla parola, cliccate sul tasto destro del mause, e andate su “sinonimi”, tra i vari, apparirà anche “equilibrio”!

L’equilibrio in realtà è “il continuo bilanciamento delle forze gravitarie e antigravitarie in gioco nel movimento" [1], è un concetto dinamico in cui sono coinvolte numerosissime funzioni del nostro organismo:  la vista, l’udito, il sistema labirintico dell’orecchio, che sono gli indicatori dell’allineamento verticale del capo, gli organi di senso propriocettivi nelle fibre muscolari, le terminazioni nervose esterocettive e interocettive. Sono imprtanti anche altre componenti, come la forza di gravità. l’immagine di sé, l’orientamento nello spazio.

La stazione eretta immobile non esiste, si verificano costanti micro oscillazioni, che permettono al corpo di adattarsi all’ambiente circostante e le continue fasi di micro-contrazioni e micro-rilassamenti della muscolatura permettono l’ossigenazione e la circolazione del sangue e dei fluidi presenti nel nostro organismo.

Nel Metodo Feldenkrais® la postura è pensata come una configurazione dinamica, tanto che Mosche Feldenkrais coniò un nuovo termine “attura”, per indicare una posizione neutra dalla quale si parte e alla quale si torna dopo aver compito un movimento, senza che ci siano “ri-aggiustamenti” preliminari, per alzarsi da un divano in cui si è sprofondati, bisognerà prima compiere tutta una serie di atti per potersi mettere in piedi. Si vuole quindi dare rilevanza al fatto che un movimento è funzionale quando ci permette compiere qualsiasi azione con il minor sforzo.

La buona postura è quella posizione che permette di compiere qualsiasi movimento nelle diverse posizioni e direzioni, senza un’organizzazione preliminare di sé nello spazio.

La nostra postura non è una disgrazia che ci è capitata, né una fortuna incondizionata che c’è stata donata. Il nostro modo di muoversi è il prodotto di ciò che abbiamo appreso nella vita, di come abbiamo re-agito ed inter-agito nell’ambiente che ci ha circondati sin dalla nostra nascita. Le nostre abitudini ci caratterizzano, belle o brutte, sono quello che siamo, sono il modo migliore che abbiamo potuto trovare per stare al mondo. La nostra postura dunque fa parte integrante di ciò che siamo e delle nostre abitudini, sebbene alle volte ci rendiamo conto quanto sia faticosa e che lascia spazio ad una modalità di movimento che produce dolore.

La postura migliora, quando si offre al proprio corpo la possibilità di sperimentare nuove alternative, e nuovi modi di muoversi.

Se sappiamo fare qualcosa in un unico modo, non abbiamo la possibilità di scelta: o si fa o non la si fa. Questo non ci lascia libertà. Moshe Feldenkrais diceva che così siamo come le macchine, che sono programmate a dare una sola risposta ad un input.

Se invece abbiamo più opzioni, possiamo scegliere, e ciò è veramente liberatorio. L’attività umana si sviluppa in tutta la sua potenzialità.

Nelle lezioni del Metodo Feldenkrais si apprende che un gesto o azioni quotidiane, come girarsi, alzare un braccio per prendere un oggetto da uno scaffale alto, allungarsi in avanti o piegarsi, possono essere compiute in un’infinità di modi diversi, e quale è l’alternativa migliore e più funzionale.

Ciò che è importante è come utilizziamo il nostro corpo, è rendersi primariamente conto con che qualità lo muoviamo, dove c’è sforzo e per quale ragione continuiamo con un’organizzazione che sentiamo inefficace.

Gli allievi durante le lezioni familiarizzano ad esempio con la coordinazione del movimento e degli occhi, con la propulsione della spinta del piede a terra, si impara a modulare la forza muscolare, il proprio scheletro viene percepito come un sostegno e ci si sente più allineati, con le spalle aperte e senza tensioni muscolari.

 

Scopri anche chi è e cosa fa il posturologo

 

[1] Ambrosio F.,  Il Metodo Feldenkrais, p.73, Xenia Edizioni,  Milano 2004

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